Mamtaz ha perso sua madre e il marito nei sempre più frequenti uragani. Credits: Ami Vitale/Oxfam

Bangladesh, minacciato dalle inondazioni

Ridurre le emissioni di gas serra del trasporto marittimo e aumentare gli aiuti ai paesi in via di sviluppo per affrontare i cambiamenti climatici, favorendo una crescita delle loro economie.
E’ quanto propongono Oxfam e WWF, “Out of the Bunker – Time for a fair deal on shipping emission” (Fuori dal bunker – è tempo per un accordo equo per le emissioni del trasporto marittimo). La misura economica prevede l’applicazione di un prezzo del carbonio di 25 dollari per tonnellata di “bunker”, termine che designa il carburante utilizzato per le navi. Si potrebbero riaccogliere in questo modo 25 miliardi di dollari entro il 2020, da destinare ai paesi poveri.


Le sfide della conferenza di Durban.
Il 3% delle emissioni globali, si legge nel rapporto, è prodotto dal trasporto marittimo internazionale. Una quantità notevole, se si pensa che una nave in un anno è in grado di produrre molte più emissioni rispetto a piccoli stati peninsulari.
La tassa sulle emissioni di carbonio e di gas serra del trasporto marittimo internazionale ha un doppio fine: ridurre le emissioni globali e trovare nuove forme di finanziamento per aiutare i paesi in via di sviluppo a fronteggiare i cambiamenti climatici.
Due sfide che saranno messe sul tavolo delle trattative a Durban, in Sudafrica, nel summit dell’ONU previsto per la fine dell’anno.


Come verrà utilizzato il finanziamento
I fondi verranno utilizzati per sostenere i paesi in via di sviluppo, a compensazione delle spese di importazione che con l’aumento del prezzo del carbonio potrebbero levitare, e per fornire 10 miliardi all’anno al Fondo Verde per il Clima (GCF) creato lo scorso anno a Cancun, nell’ultima conferenza Onu sul clima dell’Onu. Il prezzo maggiorato del carbonio è uno degli strumenti che dovrebbero permettere di superare l’empasse dei negoziati sul clima, che dura da ormai un decennio.


Risarcimenti per i paesi in via di sviluppo
Con la nuova misura i costi del commercio globale aumenterebbero dello 0,2%: una maggiorazione di circa 2 euro ogni 1000. Un aggravio difficile da sostenere per i paesi del Sud del mondo, che riceverebbero per questo dei risarcimenti. Il Sudafrica, ad esempio, a fronte di un aumento previsto dello 0,14%, avrebbe diritto a quasi 200 milioni di dollari all’anno. Il Bangladesh, con un aumento dei costi di importazione di circa lo 0,19%, riceverebbe una cifra che si aggira intorno ai 40 milioni di dollari annui. Per questi paesi, quindi, il saldo tra entrate ed uscite, sarebbe nettamente positivo.


Il ruolo chiave dell’Unione Europea.
In questa partita l’Unione Europea riveste un ruolo centrale. In passato, per raggiungere un accordo  sulle emissioni del trasporto aereo, l’Ue era stata costretta ad agire unilateralmente in mancanza di un’intesa a livello internazionale. Le chance per un accordo equo e globale, stavolta, sono maggiori: “Proponiamo un accordo che non colpisca ingiustamente i paesi in via di sviluppo e raccolga miliardi di euro in contanti per azioni per il clima nei paesi poveri. E’ tempo per il trasporto marittimo di diventare parte della soluzione del cambiamento climatico, non una grossa parte del problema”, spiega Elisa Bacciotti, portavoce di Oxfam.  
Mariagrazia Midulla, responsabile Clima e Energia del WWF Italia, sottolinea il contributo che possono dare l’Unione Europea e la presidenza sudafricana del vertice di Durban: “La conferenza sul clima di Durban offre l’occasione ideale per un accordo globale sul trasporto marittimo, un meccanismo per affrontare le emissioni del settore e allo stesso tempo fornire finanziamenti per lo sviluppo dei paesi poveri”. Come dire che Durban è vicino e l’accordo è un modo per non arrivare impreparati all’incontro. “Il progetto dettagliato del Global Climate Fund sarà deciso a Durban,” conclude la Midulla, “ma se non saranno identificate le fonti di finanziamento avremo una banca senza soldi”.