Territori Occupati Palestinesi: crisi senza fine

8 Marzo 2021

Un lavoratore ricicla barre d'acciaio rinforzate da un edificio che è stato bombardato

Oltre mezzo secolo di occupazione israeliana, più di 13 anni di blocco terrestre, navale e aereo, tre guerre in meno di sei anni. A  Gaza la popolazione vive in uno stato di emergenza cronica, esacerbata dalla pandemia

Nei Territori Occupati Palestinesi si contano ad oggi quasi 200 mila casi confermati di coronavirus e oltre 2 mila vittime, con le strutture sanitarie che fanno sempre più fatica a rispondere ai bisogni della popolazione e i vaccini anti-Covid che restano un miraggio. La pandemia è arrivata in un territorio isolato e già in grave crisi economica dove anche solo approvvigionarsi di acqua e di elettricità è estremamente difficile. A fine 2020 le persone che dipendevano dagli aiuti umanitari per sopravvivere erano quasi 2 milioni e mezzo tra cui oltre 1 milione di bambini.

Nonostante l’emergenza sanitaria, dall’inizio del 2021 le autorità israeliane hanno demolito e sequestrato almeno 197 abitazioni, scuole e altre strutture nelle comunità palestinesi della Cisgiordania, lasciando senza casa 280 persone, di cui 150 bambini, il 200% in più rispetto allo stesso periodo nel 2020. Nel corso del 2020, ben 847 proprietà palestinesi in Cisgiordania, (compresa Gerusalemme est), sono state demolite o sequestrate, lasciando 996 palestinesi senza casa, tra cui 518 bambini.

Secondo le stime della Banca Mondiale, nel 2020 l’economia palestinese ha subito una contrazione dell’8% rispetto al 2019, con un aumento del numero di famiglie in povertà a Gaza (dal 53 al 64%) e in Cisgiordania (dal 14 al 30%).

Anche le restrizioni di movimento imposte alla popolazione dalle autorità israeliane rimangono in vigore nonostante la pandemia, impedendo l’accesso alle cure mediche: circa 300.000 palestinesi che vivono nell’area C della Cisgiordania (territori palestinesi sotto il diretto controllo civile e militare israeliano) ogni giorno affrontano un’infinità di ostacoli per accedere all’assistenza sanitaria di base. Più di un terzo della popolazione dell’area dipende dalle cliniche mobili per i servizi sanitari essenziali.

A pagare il prezzo più alto di un’emergenza di cui non si intravede la fine sono ancora una volta gli oltre 1,8 milioni di abitanti della Striscia, che non hanno accesso a fonti d’acqua sicure, e spesso sono costretti a pagare costi altissimi per taniche di acqua da fornitori privati. Senza contare l’effetto del lockdown sul livello di disoccupazione arrivato al 49% nel corso del 2020.

Soprattutto le donne restano senza un’occupazione, perché impiegate in lavori informali e sottopagati nel settore agricolo a perché escluse da molte attività professionali. Dallo scoppio della pandemia, inoltre, sono aumentati gli episodi di violenza domestica e sfruttamento su donne e bambine, così come l’abbandono scolastico e i matrimoni precoci.

La risposta di Oxfam

Nei Territori Occupati Palestinesi, Oxfam è al lavoro per prevenire la diffusione del Coronavirus, al fianco di circa 750 mila persone, garantendo acqua, servizi igienici sicuri ed elettricità da fonti rinnovabili. Ha rafforzato la propria risposta per far fronte all’emergenza, soccorrendo oltre 135 mila persone, attraverso la distribuzione di kit igienico-sanitari, dispositivi di protezione, e la riabilitazione di fonti d’acqua pulita per le comunità più vulnerabili di Gaza.

Grazie alla campagna Dona acqua, salva una vita, Oxfam interverrà per rafforzare la tutela dei diritti essenziali di centinaia di donne che sono ad oggi escluse dalla vita economico- lavorativa. Sostenendo le organizzazioni locali che si occupano di promuovere e lavorare sull’uguaglianza di genere a Gaza, Gerusalemme est e nell’Area C della Cisgiordania, dove l’estrema povertà e l’assenza di opportunità contribuiscono ad aumentare gli episodi di violenza di genere.