Ero Straniero: proposte per l’inclusione sociale e lavorativa dei cittadini stranieri

16 Aprile 2019

La proposta di legge di iniziativa popolare

Serve una visione strategica per gestire il fenomeno migratorioIl 27 ottobre 2017 è stata depositata alla Camera dei deputati, con oltre 90.000 firme, la proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari, frutto del lavoro e dell’esperienza di tante realtà, anche molto diverse tra loro, che operano in questo campo, a tutti i livelli, all’interno della campagna #EroStraniero.

Gli ambiti fondamentali nella gestione delle migrazioni sono due:

  • la programmazione di canali di ingresso per lavoro,
  • l’inserimento attivo nella società della popolazione straniera residente nel nostro Paese.

Al dovere prioritario di accogliere le persone bisognose di protezione, va affiancato l’obiettivo, altrettanto necessario, di promuovere processi di inclusione sociale nei territori dei cittadini stranieri presenti in Italia.

I lavoratori stranieri garantiscono crescita economica e sostenibilità del sistema previdenziale in Italia

5 milioni di cittadini stranieri regolarmente residenti rappresentano l’8,3% del totale della popolazione e producono il 9% del Pil italiano. L’impatto fiscale e contributivo dei lavoratori stranieri è sempre più necessario per la sostenibilità del nostro sistema di welfare, a fronte dell’invecchiamento sempre maggiore della popolazione italiana.

Gli ingressi per lavoro oggi sono inutilizzati

L’ingresso in Italia per motivi di lavoro avviene nell’ambito delle quote di ingresso stabilite annualmente, i  cosiddetti ‘decreti-flussi’, che regolano il numero di lavoratori stranieri ammessi, in base al paese di provenienza e al settore di impiego. I canali d’ingresso attuali sono inutilizzati e criteri rigidi impediscono a chi è in Italia, di emergere dal nero e a chi vuole emigrare, di farlo legalmente.

Servono canali diversificati di ingresso per lavoro e strumenti per facilitare l’incontro con i datori di lavoro italiani.

Chi sono gli irregolari e perché sono in aumento?

Irregolari sono diventati quei cittadini stranieri entrati regolarmente anni fa, i quali hanno perso il lavoro per la crisi economica e, non avendo più il reddito previsto per il rinnovo del permesso di soggiorno, sono rimasti senza documenti: spesso hanno una famiglia da mantenere e lavorano in nero, sfruttati e costretti a condizioni di vita e di lavoro inaccettabili. Il caporalato ne è forse l’esempio più tragico, ma certamente non l’unico.

E irregolari sono diventate le persone arrivate da poco in Italia a cui non è stata riconosciuta una protezione.

Prevedere la possibilità di regolarizzare la propria posizione a fronte della disponibilità di un lavoro, e quindi di un titolo di soggiorno, permetterebbe a decine di migliaia di persone di emergere dall’illegalità e vivere dignitosamente, con un apporto positivo per l’intera collettività.

Cosa chiediamo

Vogliamo introdurre due nuovi canali di ingresso:

    1. Attraverso attività di intermediazione svolta da una serie di soggetti istituzionali autorizzati (centri per l’impiego, camere di commercio, etc) finalizzata a promuovere incontro tra domanda ed offerta di lavoro per cittadini stranieri. (12 mesi di permesso, colloquio che si svolge in Italia).
    2. Attraverso la reintroduzione del sistema dello sponsor (a chiamata diretta) ovvero della prestazione di garanzia per l’accesso al lavoro.

Per tali canali si prevede il rilascio di un permesso di soggiorno per ricerca lavoro.

Vogliamo promuovere la regolarizzazione e l’inclusione sociale e lavorativa:

    1. Per le persone presenti a qualunque titolo che riescano a dimostrare l’effettivo radicamento nel territorio e integrazione nel paese.
    2. Possibilità di convertire permesso di soggiorno per Richiesta asilo.

Per tali persone sarà previsto il rilascio di un permesso di soggiorno per comprovata integrazione (2 anni, rinnovabile).

L’idea è quindi superare da una parte il sistema del “decreto flussi” che ha dimostrato di non funzionare e dall’altra recuperare persone che già invece hanno contribuito allo sviluppo del nostro sistema economico, regolarizzarli, facendoli uscire da situazioni di sfruttamento e vulnerabilità nei confronti o della malavita/crimine organizzato o di datori di lavoro che si approfittano del loro stato di bisogno.

Approfondimenti

Dossier “Proposte ragionevoli per l’inclusione sociale e lavorativa dei cittadini stranieri”