Una dimostrante durante le proteste a Sarajevo

Una dimostrante durante le proteste a Sarajevo

Venerdi 7 febbraio, in solidarietà  con lo sciopero degli operai a Tuzla che nei giorni precedenti è stato duramente contrastato dalla polizia, si organizzano proteste in varie città della Bosnia Erzegovina. Le notizie che arrivano dalla piazza sono concitate: i manifestanti, davanti ai palazzi dei governi locali, i cantoni, tirano pietre e uova. Sono entrati nei palazzi. Alcuni edifici bruciano. La notizia fa il giro del mondo, “scontri in Bosnia”. Ma rispetto a 20 anni fa e’ tutta un’altra storia.


Dopo 7 giorni dalle violenze di piazza, 4 premier e 3 governi cantonali si sono dimessi. Ma le proteste continuano, pacifiche. Nonostante la disinformazione operata da quei media che criminalizzano le proteste e i partititi politici, di nuovo uniti, che soffiano le paure nazionaliste, o usano le proteste per la propria propaganda.

I cittadini della Bosnia Erzegovina non vogliono nuove elezioni, o non solo.  Vogliono un governo che risponda ai loro bisogni. E le richieste per i governi sono formulate attraverso i plenum. Spazi di democrazia diretta, dove i cittadini propongono, discutono e votano le proposte di cambiamento che verranno presentate ai governi locali. A Sarajevo ci sono voluti due giorni per trovare uno spazio adeguato per accogliere i piu’ di 1000 cittadini e cittadine che volevano partecipare.

Ci sono persone di ogni fascia di eta’ e ceto sociale, giovani, disoccupati, operai, pensionati. Chi prende la parola ha 2/3 minuti per presentare la sua proposta, ne sono arrivate oltre 200 che verranno discusse anche l’indomani.

In tutti i  plenum si chiede la revisione del processo di privatizzazione, che ha impoverito il paese di molte delle sue risorse, ma anche la fine dei privilegi della classe politica, in un  paese la cui disoccupazione e’ al 47% e le pensioni e gli stipendi, c’e’ il caso che ne arrivi uno ogni tre mesi, non sono sufficienti per arrivare a fine mese. Si chiede inoltre di scagionare dall’accusa di terrorismo e tentato colpo di stato gli arrestati del 7 febbraio. E soprattutto, si chiede di costituire  governi degli esperti, senza quei partiti che per 20 anni hanno governato il paese tenendolo diviso, e che anzi ne hanno ostacolato il progresso economico e sociale.

Dove portera’ questo processo non e’ ancora chiaro. Ad oggi, ogni scenario e’ aperto, la vecchia politica potrebbe aver la meglio e sedare il movimento di protesta, o i plenum popolari riusciranno a far ascoltare la loro voce. Ma di sicuro, dopo anni di stupore degli analisti e della comunita’ internazionale rispetto alla passivita’ con cui i cittadini della Bosnia Erzegovina hanno subito la malapolitica del paese, la notizie deflagrante e’ che oggi i cittadini e le cittadine non hanno piu’ voglia di stare a guardare ma anzi chiedono di partecipare e di far sentire la loro voce.