Campo profughi - HaitiA tre anni dal devastante terremoto che sconvolse Haiti, centinaia di migliaia di persone vivono ancora sotto tende e teloni. Il Paese e gli haitiani continuano a vivere in una condizione di vulnerabilità cronica.

Grazie alla determinazione del popolo haitiano e del suo governo, grazie alla generosità di donatori pubblici e privati in tutto il mondo, sono stati fatti progressi tangibili – commenta Andrew Pugh, direttore di Oxfam Haiti – Ma le principali sfide rimangono aperte: la ricostruzione, il recupero da uno stato di generale abbandono, il rafforzamento di una governance piuttosto debole non trovano ancora soluzioni durature. E’ come fare sempre tre passi avanti e due indietro”. (Per saperne di più clicca qui)

Circa 358.000 persone vivono ancora in 500 campi profughi intorno a Port-au-Prince e nelle aree circostanti. Qui l’accesso ai servizi igienici, all’assistenza sanitaria e all’istruzione è molto limitato e le persone che ci vivono sono esposte a ogni eventuale contraccolpo futuro.

“Nella fase più critica, subito dopo il terremoto, c’erano 1,5 milioni di persone costrette a vivere in 1.500 campi profughi intorno alla capitale, una situazione che è andata sempre migliorando negli ultimi 3 anni. Anche il processo di ricostruzione è andato avanti con migliaia di case ricostruite, quasi tutte le macerie rimosse e il ripristino di strade e illuminazione pubblica” dice Francesco Torrigiani, Responsabile America Latina di Oxfam Italia.

A questo proposito il governo si è particolarmente impegnato nell’ultimo anno con un piano di rientro di 53.000 persone nelle case mediante prestiti, agevolazioni per l’affitto, investimenti per migliorare i servizi essenziali. C’è inoltre un piano di rilancio del settore abitativo, anche se la terra per costruire nuove case è insufficiente e gli investimenti per i servizi essenziali ancora inadeguati.

“Quello che continua a mancare è un piano generale, realistico e a lungo termine di nuovo insediamento guidato e deciso dagli haitiani per gli haitiani. Il ruolo della comunità internazionale è importante, ma deve essere di supporto e non sostitutivo” ha ancora dichiarato Pugh.

Gli uragani Isaac e Sandy del 2012 hanno colpito un paese che vive una condizione di vulnerabilità cronica e che faticosamente si riprendeva dalla devastazione del terremoto e dallo scoppio di colera iniziato del 2010. “In una situazione di possibili nuove emergenze, governo e comunità internazionale devono lavorare per assicurare a tutti una casa con accesso ai servizi essenziali ed eliminare gli ultimi campi profughi.

L’altra grande sfida è ridurre l’impatto di futuri disastri che minacciano la vita di tutti gli haitiani” ha concluso Pugh.

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Per informazioni

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