Giordania. Il campo profughi di Zaatari. Credits: Caroline Gluck/Oxfam

Zaatari, Giordania

Mentre sui nostri schermi scorrono le tragiche immagini delle piccole vittime del conflitto siriano, le Nazioni Unite hanno annunciato che sono ormai  un milione i bambini rifugiati. Quasi la metà degli 1.9 milioni di rifugiati che hanno lasciato il loro paese per la Giordania, il Libano, l’Egitto, la Turchia e l’Iraq. E che si aggiungono ai 4.25 milioni di sfollati all’interno della Siria.

Una crisi umanitaria di proporzioni immani, che richiede una risposta internazionale commisurata alla sua gravità.

“Quello che è a rischio non è altro che la sopravvivenza e la vita di una generazione di innocenti” dice Antonio Guterres, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
Ma dietro questi numeri allucinanti vi sono le persone. E allora venite con  noi a incontrare i bambini siriani. Quelli che ce l’hanno fatta, che sono riusciti a fuggire. Ma che, costretti a vivere lontano dagli affetti, dai luoghi conosciuti, portano il peso più pesante di questa guerra.

Giordania. Omar al campo di Zaatari. Credits: Simon Rawles/Oxfam

Omar

Omar Mohamed, 10 anni, ritratto con i suoi amici. La famiglia di Omar ha lasciato la Siria e abita nel campo di Zaatari, in Giordania. Gli amici incontrati qui hanno riportato il sorriso sul suo volto: insieme, sono più forti.


Farah, coetanea di Omar, ricorda: “Vivevamo in pace in Siria. Quando è iniziato il bombardamento, la nostra zona è stata colpita. Sono morti sette dei nostri vicini. Quando ho visto le persone uccise davanti a me ho avuto paura e ho cominciato a piangere”.

Farah al campo di Zaatari, Giordania. Credits: Oxfam

Farah


Haram, 5 anni, figlio di Aida Khalda Mohamed, di Dar’a. Haram è rimasto traumatizzato dalle bombe che hanno colpito la sua città e ha iniziato a mostrare problemi di comportamento, come correre a nascondersi sotto il letto. Anche lui vive, da febbraio, nel campo di Zaatari.


Cosa fa Oxfam per Omar, Farah, Haram..

Fino ad oggi Oxfam ha aiutato 200.000 persone in Libano, Giordania e Siria, con l’obiettivo di raggiungerne 650.000 per la fine dell’anno.
Recentemente, ci è stato dato il permesso di portare aiuto entro i confini siriani, dove stiamo garantendo acqua e servizi igienico sanitari.