Martha, uno dei suoi figli in braccio, si racconta alla nostra responsabile

Martha, 42 anni, vedova con 6 bambini, è tra le migliaia di persone che, in Sud Sudan, sono riuscite a sopravvivere ai numerosi e sanguinosi attacchi intorno a Bor, nello stato dello Jonglei, la seconda città in cui nel dicembre 2013 scoppiarono le violenze dopo la capitale Juba. Come tutte le persone che ora vivono nell’area di Mingkaman, Martha è fuggita in barca con una traversata sul fiume Nilo, notoriamente pericolosa a causa di barconi sovraffollati, coccodrilli e la minaccia di imboscate. Lungo il fiume si trovano molte isole ed è stato su una di queste che la famiglia di Martha, insieme ad altre, ha cercato rifugio per diverse settimane.


Un rifugio che non l’ha messa al riparo dalla fame, dopo aver finito il sorgo portato con sé nella fuga. “Sull’isola – ricorda Martha – non c’erano né cibo, né mercati, niente da mangiare”.  Dopo essersi nascosti per un giorno nell’acqua, per sfuggire ai soldati armati che nel frattempo li avevano scoperti sull’isola, la famiglia di Martha ed altre sono riuscite a mettersi in salvo grazie ad un barcone arrivato nell’oscurità, inviato da  parenti a Mingkaman. Il marito di Martha, un militare dell’esercito sud-sudanese era stato ucciso nella città di Bor.


Mingkaman è un insediamento informale, gli alloggi delle famiglie sono sparse su e giù lungo la riva occidentale del fiume Nilo. Considerato che le temperature raggiungono fino ai 45 gradi, la maggior parte delle famiglie si è rifugiata sotto la scarsa ombra fornita dai pochi alberi presenti. Martha vive nel piccolo villaggio di Ahou, a 15 minuti di auto a nord di Mingkaman, tra un gruppo di madri single che hanno a disposizione poveri alloggi improvvisati  e poche risorse materiali.


“Quando non c’è cibo – racconta – chiedo un prestito oppure mi rivolgo ai miei vicini che hanno meno figli e quindi potrebbero avere più razioni di cibo rimaste. A volte mi sento così debole a causa della fame che temo di non avere abbastanza latte per il mio figlio più piccolo. A volte mi sento come se stessi per collassare. Ma è responsabilità di una madre single reagire e attendere tempi migliori”.


“Considerando che non abbiamo un telone di plastica sotto cui ripararci – continua – , ogni volta che vedo una nuvola mi chiedo come proteggerò la mia famiglia dalla pioggia. E quando arriva, mando i miei figli più grandi a stare sotto agli alloggi dei miei vicini, che però non hanno dei letti in più, per cui i bambini devono stare seduti e aspettare che la pioggia finisca. Forse un giorno – conclude – la gente si accorgerà delle persone bisognose come noi e deciderà di aiutarci di più”.


Il giorno dopo, Martha e il resto della comunità sono stati chiamati da Oxfam a far parte del programma di sostegno alimentare.


L’impegno di Oxfam

Il nostro progetto di aiuto umanitario nella contea di Mingkaman è iniziato nel gennaio 2014, con la distribuzione di cibo, in collaborazione con il Programma Alimentare Mondiale, a 95mila persone al mese. Ogni famiglia, composta in media da sei persone, riceve una razione composta da sorgo, lenticchie ed olio. Abbiamo inoltre provveduto alla distribuzione di semi e attrezzi e a realizzare un programma di fornitura d’acqua e servizi igienico sanitari, comprendente il  trattamento dell’acqua del Nilo in modo da renderla potabile, la costruzione di latrine, la distribuzione di sapone e l’insegnamento di semplici metodi per una buona igiene.