In Etiopia la siccità brucia la vita

La fame nel mondo è in aumento

Emergenza fame in Etiopia

In Etiopia, a causa della estrema siccità causata da El Niño, sono più di 8 milioni gli uomini, le donne, i bambini che soffrono la fame per la perdita della loro unica fonte di reddito: il bestiame.

Le fonti d’acqua sono sempre più scarse, le piante seccano, gli animali muoiono, le persone rischiano la vita. Sono pastori da sempre e non sanno cosa altro fare. Molti decidono di emigrare per raggiungere l’Europa.

Donne come Mako sopravvivono solo grazie agli aiuti umanitari

La storia di Mako

Mako, 25 anni e una figlia di 3 mesi, non è andata a scuola, ha sempre lavorato.

Lei e suo marito Mahamud sono pastori e vivono nella regione Somali dell’Etiopia.

Hanno perso quasi tutto il bestiame a causa della siccità: quando piove ormai piove troppo poco, e non basta. Per trovare l’acqua Mahamud deve andare lontano per lunghi periodi con il bestiame e Mako rimane sola con la bambina senza nulla da mangiare e circondata da mille pericoli. Anche solo per andare a prendere l’acqua per loro due, deve camminare quattro ore e, senza gli aiuti umanitari che talvolta ricevono, non potrebbe sopravvivere.

 

Habodo sfida la fame per i suoi bambini

Etiopia. Due giorni di cammino solo per raccogliere l’acqua necessaria a dissetare la propria famiglia e i propri animali, che spesso sono l’unica fonte di reddito e sostentamento. E’ quanto ogni giorno milioni di persone in alcune regioni del nord, dell’est e del sud dell’Etiopia sono costrette ad affrontare a causa della peggiore siccità che ha colpito il paese negli ultimi 30 anni, effetto di El Niño.

Habodo è una di loro, una mamma sola di 50 anni, che è costretta, ogni giorno, a fare i conti con la fame e la sete.
Habodo vive con un piccolo gruppo di persone (sei adulti con i loro bambini) a un miglio dalla comunità di Bisle e dal campo per sfollati. Habodo ha sette figli, cinque dei quali abitano con lei in una piccola capanna di legno, con alcune coperte e pelli per proteggere il tetto. Habodo e la sua famiglia dormono sopra ai sacchi vuoti di mais. Fuori, in un piccolo recinto ci sono tre caprette. Il campo, e la cisterna installata da Oxfam, si trovano a venti minuti di cammino. Habodo aveva 60 mucche, ma solo una è sopravvissuta. E’ molto magra e le si vedono le costole; cerca invano di ripararsi dal sole cocente sotto un esile alberello. Il paesaggio arido e polveroso è punteggiato da cespugli verdi, conosciuti come “alberi sempreverdi”. Si tratta in realtà di una pianta spinosa estremamente invasiva e pericolosa: se un asino ne mangia quantità eccessive infatti può anche morire.

Fino ad ora, la siccità ha colpito soprattutto gli animali. Oggi invece riguarda anche noi. Questo mi spaventa. Non abbiamo abbastanza da mangiare adesso. Riceviamo aiuto, e cerchiamo di fare il possibile per farcela da soli. È la siccità la causa di tutti i nostri problemi. Il peggiore è la mancanza di cibo e acqua, quello di cui abbiamo più bisogno. Sono una sfollata. Ci siamo fermati qui perché intorno non c’è più acqua. Prima avevamo un cammello, e spostarsi era molto più facile. Da Settembre, ci siamo spostati circa 6 o 7 volte. Più forti sono i tuoi asini, più alte sono le possibilità di riuscire a sopravvivere. Questo è tutto quello che siamo riusciti a portare con noi.

Siamo qui da due mesi e mezzo. Ci sono voluti due giorni per arrivare qui a piedi. Non è un bel periodo per il bestiame questo. Siamo pastori nomadi, quindi ci spostiamo sempre. Prima in giro si potevano vedere molte case. C’erano iene dappertutto, ma nessuna macchina. Io ho sette bambini, e hanno molta paura delle macchine. Non sono abituati, non avevano mai visto gente di pelle bianca prima d’ora. Il sole ci dà molto fastidio. Non abbiamo coperte, non abbiamo nemmeno una tanica di plastica per raccogliere l’acqua, usiamo contenitori fatti con le pelli di capra. Dicono che se una mucca mostra le costole allora sta per morire. Asini e cammelli sono i più resistenti, mentre le mucche sono le più vulnerabili. Avevo 30 capi grandi e 30 piccoli: ora mi resta solo questa mucca, e dividiamo il cibo con lei. È malata, si vede quando le guardi le zampe. Due anni fa, prima della siccità, avevo mucche, pecore, capre, asini e un cammello. La siccità li ha uccisi tutti, anche il cammello, il più importante tra tutti i miei animali. Durante il viaggio per cercare l’acqua si è rotto una zampa, e siamo stati costretti ad abbatterlo, prima che le iene lo uccidessero.

La differenza tra prima e dopo la siccità è enorme. Adesso dipendiamo totalmente dagli aiuti. E’ la sfida più grande che abbia mai dovuto affrontare. L’unico mio bene adesso è questa mucca. Ho anche 14 maialini da latte, ma non hanno mercato. Sono molto magri e non darebbero abbastanza carne. Prima avrebbero mangiato l’erba e sarebbero ingrassati. Li avremmo portati al mercato e venduti.

Ai commercianti interessa il peso dell’animale. Adesso li guardo e mi chiedo, cosa mangeranno? Sono come morti viventi. In pratica non ho più nulla. Prima dovevo solo accudire gli animali. Avevamo latte da bere. Adesso ho molto lavoro, devo andare presto al mattino a cercare qualche foglia per loro nei cespugli sempreverdi, e dargliele io stessa. Sono troppo deboli per sfamarsi da soli. Cerco anche i semi, e purtroppo devo pensare a come divider quello che trovo tra loro e i miei figli. Se perdo gli animali, non sarò in grado di provvedere a loro. Per noi, gli animali sono importanti tanto quanto gli esseri umani. Certe volte mangiamo appena, così che gli animali possano avere cibo e avere qualche possibilità di sopravvivere. Speriamo che piova.

Cerchiamo solo di sopravvivere. Chi non ha più nulla è andato in città. Noi siamo qui perché abbiamo ancora qualcosa. Quando verrà la pioggia so che vivremo, ma ci vorranno anni per ricominciare. Andare in città vuol dire più soldi e più tempo per abituarsi. Se non hai casa, puoi scordarti le città più grandi. Non abbiamo soldi per sopravvivere in città. Qui al limite possiamo mangiare le foglie, in città servono i soldi.

Gli adulti possono stare qualche tempo senza mangiare e andare avanti con poco cibo. Ma i bambini soffrono la fame e si ammalano. Quando hanno fame mangiano troppe foglie, che fanno male allo stomaco e li fanno stare male per giorni. Il mais che abbiamo non è abbastanza. Possiamo resistere la massimo due giorni senza mangiare. Adesso abbiamo cibo sufficiente per mangiare una volta al giorno, così che quello che abbiamo dura di più. Quando la fame è tanta, mangiamo anche cose che non mangiavamo prima. Abbiamo provato con le radici, ma non hanno sapore e comunque non fanno passare la fame. Ci sentiamo impotenti e paralizzati. Quando si ha così tanta fame non ci si può muovere, non si può nemmeno andare a prendere l’acqua. Guardatemi. Non dormo più. Non possiamo dormire fuori, ci sono iene e volpi e i bambini hanno paura. Mi metto di traverso alla porta così i bambini se si svegliano non possono uscire. Se dovessero allontanarsi… prima le iene mangiavano il bestiame, ma ora che il bestiame non c’è più attaccano uomini e asini. La paura uccide ogni altro mio sentimento. E quando hai paura sei responsabile.

Prima della siccità eravamo felici. Mungivamo le mucche, avevamo sempre latte fresco, facevamo il burro e lo vendevamo al mercato. Non dipendevamo dal governo. Ogni pasto era fonte di gioia. Quando piove l’erba cresce e diventa pascolo. Quando gli animali mangiano, tutti noi ci svegliamo. L’acqua riempie la terra. I bambini erano belli, sani, felici. Portavano gli animali al pascolo, giocavano, andavano a scuola. Vederli insieme agli animali era una visione felice. Le nostre canzoni parlavano di questo: felicità, pioggia, pascoli e latte.

Adesso i bambini non giocano più. Chiedono cibo alle macchine che passano. Cercano l’ombra per ripararsi. Non c’è più latte e non c’è più forza per giocare.
Quando riesco a mangiare qualcosa ho anche il latte per il mio bambino. Se non mangio piange e sono costretta ad attaccarlo al seno per farlo ciucciare, anche se non esce niente.

I nostri figli ci chiedono perché Dio ci sta facendo questo. Spieghiamo loro che non è colpa nostra. Non capiscono.
Siamo gente che condivide. Se abbiamo più degli altri, dividiamo. Crediamo che quello che si da oggi lo si riceva indietro domani. Se non fosse per Oxfam non avremmo l’acqua. Avere l’acqua così vicino significa risparmiarsi ore di cammino. Persino gli asini si stancavano, quando dovevamo recarci al pozzo. Usavamo un piccolo recipiente e scavavamo sempre più a fondo, perché l’acqua era poca. Ci alzavamo alle sei e tornavamo a casa a mezzogiorno. Quest’acqua ci salva anche dalle iene. Crediamo che ogni aiuto porti ancora più aiuto.“.

EMERGENZA EL NIÑO: 60 MILIONI DI PERSONE A RISCHIO FAME

Gli effetti di El Niño in Etiopia

Nel 2016 oltre 60 milioni di persone in tutto il mondo saranno colpite da fame e povertà a causa della siccità, del crollo dei raccolti e della scomparsa dei pascoli provocati da El Niño. Oltre 50 milioni a rischio solo in Africa. La comunità internazionale ha ancora tempo per intervenire in aiuto delle popolazioni più vulnerabili, ma è necessario farlo al più presto per sostenere i paesi che non riescono da soli a fronteggiare le crescenti necessità di intervento umanitario.


E’ l’appello che lanciamo oggi, nel quadro della campagna Sfido la fame, attraverso la pubblicazione di una mappa interattiva che fotografa gli effetti di El Niño in 19 paesi dove la siccità sta provocando ingenti danni all’agricoltura e all’allevamento, riducendo alla fame intere comunità in tutti i continenti colpiti.


Tutti gli sforzi della comunità internazionale adesso devono concentrarsi nel fornire un’ancora di salvezza alle persone colpite dall’emergenza, almeno fino a quando i raccolti e i fragili pascoli delle zone semiaride non migliorerannoafferma Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam ItaliaServono maggiori fondi per far fronte ai bisogni umanitari immediati, partendo dagli investimenti necessari a favorire un sistema di produzione del cibo che meglio sappia adattarsi all’impatto dei cambiamenti climatici nei paesi poveri”.
El Niño, reso ancor più micidiale dai cambiamenti climatici, ha causato eventi estremi con temperature molto elevate, siccità e inondazioni. A pagarne il prezzo sono le comunità più povere che vivono di agricoltura e allevamento, senza mezzi per fronteggiare shock di questa portata”, continua Barbieri.


Per questo motivo i governi e i donatori internazionali devono investire in un piano a lungo termine per assicurare che le comunità più vulnerabili possano essere in futuro in grado di fronteggiare e resistere meglio a questo tipo di crisi: c’è assoluto bisogno di misure di protezione sociale, di programmi per rafforzare la resilienza dei produttori agricoli di piccola scala e di un’azione più incisiva per contrastare il cambiamento climatico.


“La portata di El Niño in tutto il mondo, è la prova che i paesi ricchi non possono più rinviare il finanziamento delle misure per l’adattamento al cambiamento climatico dei paesi in via di sviluppo. – conclude Barbieri –  Non sono riusciti a farlo in occasione della conferenza sul clima di Parigi dello scorso dicembre. Adesso però, non si può più aspettare”.


L’intervento di Oxfam per l’emergenza
Oxfam è al lavoro in molti dei paesi colpiti dall’emergenza per prestare soccorso alla popolazione: sono centinaia di migliaia le persone che vengono sostenute quotidianamente attraverso la distribuzione di acqua e cibo, la riparazione di infrastrutture idriche e la fornitura di attrezzature per aiutare i produttori di piccola scala e gli allevatori colpiti dalla siccità. Oxfam sta inoltre lavorando a fianco dei governi e delle autorità locali per valutare i danni e monitorare la situazione sul territorio, in modo tale da poter intervenire prontamente in caso di necessità. Tra i molti contesti dove sta intervenendo in Africa, Oxfam ha concentrato i suoi sforzi in Etiopia, dove ha già raggiunto 163.000 persone e punta ad aiutarne 777.000 nel corso del 2016, così come in Sudan, in Malawi, in Mozambico e in Tanzania. Estesi anche gli interventi in America centrale in particolare ad Haiti e in Nicaragua, così come nelle Filippine.


Guarda il video sugli effetti di El Niño in Etiopia e scopri maggiori informazioni nella nostra scheda tecnica


Consulta la mappa globale interattiva


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Allerta El Niño

Crisi di siccità in Etiopia

“IN ETIOPIA OLTRE 10 MILIONI LE PERSONE A RISCHIO”
Nel Paese la peggiore siccità degli ultimi 30 anni. Crollo dal 50 al 90% delle produzioni agricole nelle regioni più colpite.
#sfidolafame


Due giorni di cammino solo per raccogliere l’acqua necessaria a dissetare la propria famiglia e i propri animali, che spesso sono l’unica fonte di reddito e sostentamento. E’ quanto ogni giorno milioni di persone in alcune regioni del nord, dell’est e del sud dell’Etiopia (Afar, Somali, Oromia), sono costrette ad affrontare a causa degli effetti della peggiore siccità che abbia colpito il Paese negli ultimi trent’anni. A denunciarlo è Oxfam, già al lavoro in Etiopia in aiuto alla popolazione colpita dagli effetti di El Niño.
Nei prossimi mesi la situazione umanitaria non potrà che peggiorare. “Secondo la FAO la produzione agricola in Etiopia è crollata dal 50 al 90% nelle regioni colpite. – afferma la responsabile dell’Ufficio Africa di Oxfam Italia, Silvia Testi. –  Il raccolto è completamente perduto nella regione del Somali, a Est del paese. Le persone che vivono in questa zona vedono marcire i loro raccolti e morire di fame i loro animali, e non hanno abbastanza cibo e acqua per vivere”.


Il quadro umanitario: Oxfam al lavoro per portare acqua pulita a 160 mila persone


Staff Oxfam a lavoro

Al momento Oxfam è al lavoro per prestare soccorso a oltre 160 mila persone in tre diverse aree del paese, nelle tre regioni più colpite – Afar, Somali, Oromia – trasportando acqua, riparando pozzi e fornendo ai piccoli allevatori mangimi per gli animali. Nel 2016 l’obiettivo è raggiungere 777 mila persone: ma, affinché tutto ciò sia possibile, sono necessari altri 25 milioni di dollari.
Nell’area di Siti, nella parte orientale dell’Etiopia, ad esempio, le comunità ormai dipendono dagli aiuti umanitari e le poche risorse disponibili sono condivise con pecore e capre nel disperato tentativo di tenerle in vita e non dover rinunciare all’unica fonte di reddito e produzione di cibo. Tra le testimonianze raccolte da Oxfam quella di Fatuma, una allevatrice madre di otto figli che aveva un gregge di 300 pecore e capre, che sono oggi ridotte a 7. “Ci sono state altre siccità, – ricorda – ma questa è la peggiore che io abbia mai visto. Abbiamo urgente bisogno di aiuti”.


Secondo il governo etiope, quest’anno 10,2 milioni di persone necessiteranno di assistenza umanitaria, per un costo complessivo di 1,4 miliardi di dollari. Sebbene infatti fra un paio di mesi sia prevista una ripresa delle precipitazioni, Oxfam avverte come anche in presenza di precipitazioni normali, ci vorrà del tempo perché la popolazione possa ricostituire gli allevamenti e riprendere le coltivazioni.


L’appello al governo italiano per la lotta a fame e cambiamenti climatici
Il governo etiope sta facendo tutto il possibile per far fronte a questa situazione, ma è necessaria una rapida e significativa risposta della comunità internazionale per integrare gli sforzi del governo. – continua Silvia Testi – Proprio ieri il governo italiano ha riconosciuto la grave situazione di emergenza causata da El Niño decidendo lo stanziamento di un milione di euro per interventi nel settore della sicurezza alimentare in Etiopia tramite l’operato di FAO e World Food Program. L’augurio è che si tratti di risorse aggiuntive rispetto a quelle già programmate per interventi di lotta alla fame. Nel quadro della campagna #sfidolafame, Oxfam fa quindi appello al governo italiano affinché vi sia un progressivo aumento delle risorse per sostenere l’adattamento dei Paesi poveri ai cambiamenti climatici, permettendo agli agricoltori e allevatori di piccola scala di affrontare nel medio-lungo periodo questi eventi meteorologici avversi”.



L’impatto de El Niño a livello globale
L’Etiopia è soltanto uno dei paesi costretti a fronteggiare gli effetti devastanti de El Nino: un fenomeno naturale che avviene periodicamente ogni 7-8 anni i cui effetti oggi sono aggravati dal riscaldamento globale. Il rilascio di calore prodotto da El Niño nell’Oceano Pacifico contribuisce all’ulteriore innalzamento delle temperature e all’irregolarità delle piogge, sconvolgendo il clima su scala globale. Oltre alle carestie che si stanno verificando negli altri paesi dell’Africa orientale e meridionale, gli effetti de El Niño stanno colpendo Papua Nuova Guinea e America centrale, provocando inoltre alluvioni in Paraguay e Bolivia.