Samiha, una donna in fuga dalla guerra

29 Giugno 2020
Samiha, una donna in fuga dalla guerra

Samiha Ali raccoglie l’acqua in un punto di distribuzione costruito da Oxfam - Credits: Pablo Tosco

Samiha adesso può bere acqua sicura

Samiha Ali – Credits: Pablo Tosco

Yemen, campo per sfollati di Al Bearrayer.

Samiha Ali è fuggita con i suoi figli quando la guerra ha raggiunto il Governatorato di Taiz.

Non hanno potuto portare nulla con loro.

Hanno trovato rifugio nel campo per sfollati di Al Bearrayer, dove vivono circa 1.000 persone fuggite dal conflitto.

Samiha ci racconta: “Vivo qui con i miei figli, sono vedova. Siamo fuggiti a causa della guerra. Sparavano, c’erano bombe sganciate dagli aeroplani, colpi di mortaio. Eravamo molto spaventati, specialmente i bambini“.

 

A causa delle violenze, Oxfam è stata costretta a sospendere più volte gli aiuti in questa zona negli ultimi mesi del 2019.

Samiha ricorda: “Non avevamo nulla. Niente acqua, niente cibo. Nemmeno i vestiti. Oxfam e le altre organizzazioni ci hanno aiutati. Oxfam è quella che ci ha aiutati di più. Fino ad allora elemosinavamo il cibo al mercato“.

 

Yemen: 5 anni di guerra, carestia, colera e adesso il Covid-19

Negli ultimi cinque anni, ogni ora:

  • più di 90 persone hanno dovuto abbandonare le loro case
  • sono stati segnalati più di 50 casi sospetti di colera
  • il numero di persone che soffrono la fame è aumentato di oltre 100.

Tra il 26 marzo 2015 e il 7 marzo 2020, sono stati uccisi nei combattimenti più di 12.000 civili. Dopo una diminuzione delle ostilità verso la fine del 2019, i combattimenti si sono nuovamente intensificati nei governatorati di Sana’a, Marib e Aljawf a gennaio e febbraio di quest’anno.

Oxfam ha installato latrine, distribuito kit igienico sanitari e distribuito acqua con le autobotti.

Tutti abbiamo il diritto all’acqua potabile

Samiha Ali raccoglie l’acqua in un punto di distribuzione costruito da Oxfam – Credits: Pablo Tosco

Samiha adesso è più fiduciosa nel futuro: “Siamo davvero grati per quest’acqua. La usiamo per bere, per cucinare, lavarci. Altrimenti moriremmo. Adesso non ci ammaliamo più, prima eravamo costretti a bere acqua sporca e stavamo sempre male”.

In Yemen, dopo 5 anni di conflitto, la situazione è resa ancora più drammatica a causa dalla pandemia globale di Covid-19.

Stando ai dati del 4 giugno 2020 i casi sono quasi 400 e le vittime oltre 80, ma si sospetta che i contagi reali siano molti di più e possano aumentare esponenzialmente.

Oggi stiamo lavorando in Yemen per riabilitare la fornitura idrica in uno dei principali ospedali di Aden e stiamo formando volontari e personale sanitario per sensibilizzare la popolazione sulle corrette norme di prevenzione del contagio di coronavirus, con l’obiettivo di raggiungere la più ampia fascia di popolazione.

Il nostro impegno è essenziale per aiutare queste persone, c’è ancora molto da fare e potremo fare la differenza nella loro vita solo grazie al supporto dei nostri donatori.