31 Gennaio 2022

IN 5 ANNI OLTRE 80 MILA MIGRANTI RIPORTATI IN LIBIA

 

Migranti detenuti in Libia

Oltre 20 mila i migranti riportati in Libia nel 2021 di cui semplicemente si sono perse le tracce. Per migliaia di persone riportate in Libia o detenute nei centri ufficiali, esiste il rischio di finire in strutture “clandestine” in mano a trafficanti e gruppi armati locali che vivono dell’industria dei sequestri.

Le testimonianze degli abusi e torture subite in Libia dai minori non accompagnati accolti da Oxfam in Italia.

Nessun passo avanti sulla tutela dei diritti umani dei migranti detenuti in Libia, dopo le numerose visite dello scorso anno dei Ministri Di Maio e Lamorgese.

Dal 2017, oltre 80 mila migranti riportati nell’inferno dei centri di detenzione dalla cosiddetta Guardia Costiera libica, di cui oltre 1.200 minori solo l’anno scorso.  In questi cinque anni, più di 8 mila persone hanno perso la vita lungo la rotta del Mediterraneo centrale; 1.500 – di cui 43 bambini – nel 2021.

È il triste bilancio che Oxfam denuncia a cinque anni dalla firma dell’accordo Italia-Libia sul contenimento dei flussi migratori. Un patto costato ai contribuenti italiani – solamente per le missioni militari ad esso collegate – ben 962 milioni di euro (di cui 207,4 nel 2021), ma che non è servito a fermare le morti in mare. Anzi ha impedito alle associazioni umanitarie di prestare soccorso, mettendo ancora più a rischio la vita dei migranti.

Quasi 1 miliardo di euro il costo per i contribuenti italiani

“Il nostro Paese continua a rendersi complice, finanziando la Guardia Costiera o altre autorità libiche palesemente conniventi con i trafficanti di esseri umani. ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia Dalla firma dell’accordo l’Italia ha speso la cifra record di 962 milioni euro (1) per bloccare i flussi migratori in Libia e finanziare le missioni navali italiane ed europee. Una buona parte di questi soldi – più di 271 milioni di euro – sono stati spesi in missioni nel paese, contribuendo a determinare le condizioni per una sempre più lucrosa industria della detenzione, fatta di tratta di esseri umani, sequestri, abusi di ogni genere.  Su 32 mila migranti riportati indietro dalla Guardia Costiera libica solo l’anno scorso, al momento si ha notizia di 12 mila persone che si trovano in 27 centri di detenzione ufficiali, mentre degli altri 20 mila  si sono perse le tracce”.

In Libia si assiste a una macroscopica e perdurante violazione dei diritti umani, che come denunciato dalle Nazioni Unite, non avviene solo ad opera di gruppi armati o trafficanti libici e internazionali, ma con la complicità di funzionari della Direzione per la lotta all’immigrazione illegale (DCIM) del Ministero dell’Interno libico. Episodi di gravissime violenze e di stupri sono stati recentemente documentati nella struttura carceraria di Mitiga, così come in altri centri di detenzione ufficiali gestiti a Zawiyah, Tripoli e dintorni (3).

“Ci chiudevano in una stanza, spogliavano di tutto e picchiavano con un tubo di plastica”

Saif (nome di fantasia), minore non accompagnato arrivato nel nostro paese a maggio 2021 e accolto oggi da Oxfam, dopo un viaggio dal Bangladesh durato 2 anni (4), racconta come in Libia sia stata la polizia di frontiera a sequestrargli il passaporto facendolo comunque entrare nel Paese.

“A pochi giorni dall’arrivo, dopo avermi tenuto nel garage di una casa dove erano rinchiuse altre decine di migranti, mi hanno portato a Tripoli nel bagagliaio di una macchina per 37 ore con un po’ di pane e acqua”, ricorda. I trafficanti hanno poi preteso altri soldi alla famiglia per la restituzione del passaporto, mentre Saif ha dovuto lavorare in un cantiere edile. Dopo due settimane un altro gruppo armato lo ha rapito chiedendo un nuovo riscatto.

“I miei carcerieri mi costringevano a telefonare a casa e se non riuscivo a parlare con nessuno mi picchiavano”, continua. A costo di un ennesimo sacrificio, la famiglia riuscirà a pagare il riscatto e Saif potrà raggiungere l’Italia solo dopo due tentativi falliti e nuove richieste di denaro, anche da parte della polizia libica: “al mio secondo tentativo la Guardia Costiera libica ha bloccato il gommone a 14 ore dalla partenza. – racconta ancora Saif – Ci hanno portato in una prigione dove stavamo in 56 in una stanza con la luce sempre accesa. In una settimana ci hanno portato da mangiare solo 2 volte. Mi hanno rinchiuso in una stanza, rubato le poche cose di valore che avevo, preso a schiaffi e picchiato con un tubo di plastica”.

Per pagarsi la fuga verso l’Italia, costata 1.000 dollari, Saif ha lavorato per tre mesi in una fabbrica di cuscini.

Oltre 32 milioni alla guardia costiera libica negli ultimi 5 anni

“Chiediamo al Governo italiano e al Parlamento, come si possa ancora ritenere la Libia un porto sicuro per lo sbarco dei migranti.conclude Pezzati – In totale 32,6 milioni di euro sono stati destinati alla Guardia Costiera libica dal 2017 dai Governi che si sono succeduti, di cui 10,5 milioni solo nel 2021 (con un aumento di mezzo milione). Facciamo appello perciò al Parlamento e al Governo affinché siano revocati gli stanziamenti per il 2022 diretti alla Guardia Costiera libica, che solo quest’anno ha intercettato e riportato in questo inferno il triplo dei migranti, rispetto allo scorso anno (5). Serve un’inversione di rotta, una gestione lungimirante dei flussi e non la mera chiusura delle frontiere delegata a paesi come la Libia o la Turchia”.

Nel frattempo, nonostante le promesse, non è stato fatto nessun progresso in materia di tutela dei diritti umani.

Nonostante le numerose visite in Libia dei Ministri Di Maio e Lamorgese ci saremmo aspettati significativi progressi riguardo nuove e solide garanzie sul rispetto dei diritti umani dei migranti detenuti illegalmente nel Paese, ma a quanto pare nessun passo è stato fatto nemmeno dal Governo Draghi. – continua Pezzati – Sarà importante capire se il segretario del Pd Enrico Letta, ad un anno dalla sua elezione, continuerà a seguire la linea Gentiloni-Minniti o sarà capace di superarla. Bisogna tener conto di quello che succede nei paesi di origine, generare, strutturare ed ampliare vie di accesso legali nel nostro territorio, promuovere politiche di accoglienza e integrazione. In questa direzione, il coinvolgimento anche del Movimento 5 Stelle, sarebbe essenziale per offrire un’alternativa alla vergognosa gestione dei flussi migratori dalla Libia”.

L’appello al Governo per fermare la vergogna che si sta consumando in Libia

Oxfam chiede quindi un deciso cambio di rotta a partire da una serie di interventi diretti a:

  • interrompere l’accordo Italia-Libia, subordinando qualsiasi futuro accordo alla fine della fase di transizione politica nel paese, nonché alle necessarie riforme che eliminino la detenzione arbitraria e prevedano adeguate misure di assistenza e protezione, in particolare per migranti e rifugiati;
  • non rinnovare le missioni militari in Libia, in particolare quella diretta al supporto della cosiddetta Guardia Costiera libica, chiedendo con forza la chiusura dei centri di detenzione nel paese nord-africano;
  • approvare un piano di evacuazione delle persone detenute illegalmente in Libia;
  • superare la legge Bossi-Fini ed estendere i canali di ingresso regolari per i migranti in Italia e in Unione europea;
  • favorire l’istituzione di una missione navale europea con chiaro compito di ricerca e salvataggio delle persone in mare;
  • promuovere, in sede europea, l’approvazione di un meccanismo automatico per lo sbarco immediato e la successiva redistribuzione delle persone in arrivo sulle coste meridionali europee, sulla base del principio di condivisione delle responsabilità tra stati membri su asilo e immigrazione;
  • riconoscere il ruolo fondamentale delle organizzazioni umanitarie nella salvaguardia della vita umana in mare e porre fine ad azioni che hanno il chiaro intento di limitare la loro iniziativa come le ispezioni (Port state control – PSC) e fermi amministrativi;
  • ridurre al minimo i tempi di attesa per la concessione di un porto sicuro, al fine di non infliggere più estenuanti attese a persone già fortemente provate da lunghe permanenze in mare, in situazioni precarie o scampate a naufragi.
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