13 Aprile 2022

LE DONAZIONI DI VACCINI GONFIANO L’AIUTO ALLO SVILUPPO GLOBALE

 

In Yemen oltre 33 milioni di persone non hanno accesso a fonti d’acqua sicure

Crescono gli stanziamenti dei Paesi donatori, secondo i nuovi dati OCSE per il 2021, ma in gran parte per le donazioni di vaccini Covid spesso prossimi alla scadenza e quindi inutilizzabili in molti Paesi in via di sviluppo: in Europa a fine febbraio ne sono state gettate 55 milioni.

L’Italia passa dallo 0,22% del 2020 allo 0,28%, in rapporto al reddito nazionale, ossia a 4,2 a 6 miliardi di dollari. A incidere su un aumento che  sembra più virtuale che reale e soprattutto non ripetibile, le operazioni contabili della cancellazione del debito per i paesi in via di sviluppo e le donazioni di vaccini.

Cresce sulla carta lo stanziamento dei Paesi donatori in aiuto pubblico allo sviluppo (aps), ma in gran parte si tratta di un “aiuto gonfiato” costituito dalle donazioni di vaccini Covid che sono rimasti in molti casi inutilizzati.

È quanto denunciato da Oxfam in occasione del rilascio dei nuovi dati Ocse per il 2021. 

“Nonostante il senso di solidarietà che dovremmo aver appreso dopo oltre 2 anni di pandemia, ci troviamo ancora una volta di fronte a niente più che un aumento di facciata negli stanziamenti da parte dei Paesi donatori, che hanno conteggiato nei budget nazionali destinati alla cooperazione allo sviluppo le donazioni di dosi di vaccini Covid  –  ha detto Francesco Petrelli, policy advisor di Oxfam Italia su finanza per lo sviluppo –   Oltre 350  su 857 milioni  delle dosi donate provengono da scorte acquistate per la proprie necessità sanitarie, offerte spesso in prossimità della scadenza e senza supporto per la distribuzione e conservazione. Emblematico il caso dell’Italia che ha donato 33 milioni di dosi, in diversi casi proprio a pochi mesi dalla scadenza, mettendo in grande difficoltà i paesi beneficiari, che avendo sistemi sanitari fragili non riescono a mettere in piedi campagne vaccinali diffuse in poco tempo e senza un calendario certo e concordato. Altre 15 milioni di dosi, che erano state promesse, sono rimaste nei magazzini, perché rifiutate o non richieste, mentre In Europa a fine febbraio ne sono scadute 55 milioni nei magazzini”.

Per l’emergenza Covid il nostro Paese ha dichiarato un aumento di stanziamenti da 94 a 666 milioni di dollari sul capitolo iniziativa relative al Covid-19, di questi 227 milioni è costituito dai vaccini oltre che da iniziative di rifinanziamento in questo caso positive del Fondo Globale per la lotta alle pandemie, l’iniziativa GAVI, l’OMS. Per un impegno complessivo pari l’11% del totale dell’aps 2021. – continua Petrelli – I vaccini che sono stati donati sono per la maggioranza gli stessi la cui somministrazione agli under 60 è stata interrotta su indicazione delle autorità sanitarie italiane, cioè Astrazeneca e J&J. Delle 33 milioni di dosi donate dall’Italia, quasi l’80% sono proprio di questa tipologia. Vaccini che sono stati donati a paesi come quelli africani con una popolazione che ha un’età media inferiore ai 20 anni”. 

Italia ancora una volta sotto la media europea, solo 5 paesi raggiungono l’obiettivo dello 0.70%

La spesa complessiva per gli aiuti di 30 paesi membri dell’OCSE è stata di 179 miliardi di dollari nel 2021. Si tratta di un aumento del 4,4% rispetto ai dati del 2020. I paesi ricchi hanno destinato però solo lo 0,33% del loro reddito nazionale lordo (RNL) agli aiuti allo sviluppo, la stessa percentuale del 2020, e ben al di sotto dello 0,70% che avevano promesso nel 1970 e  che rappresenta uno degli obiettivi fondamentali dell’Agenda 2030 dell’ONU. Nel 2021 solo 5 paesi hanno mantenuto questa promessa: Lussemburgo, Norvegia, Germania, Svezia e Danimarca.

Per l’Italia lo stanziamento in aiuto pubblico allo sviluppo passa da 4,2 miliardi nel 2022 a 6 miliardi nel 2021, ossia dallo 0,22% allo 0,28% in rapporto al reddito nazionale lordo. Un dato che ci pone ancora una volta sotto la media dei paesi europei che arriva allo 0,49% per 81 miliardi di dollari.

“I fattori di crescita dall’aps italiano nel 2021 sono tutti episodici, mancano cioè di prevedibilità programmabilità nel tempo e quindi di efficacia nel medio-periodo. Per esempio la cancellazione del debito è un’operazione contabile che si fa una tantum. – aggiunge Petrelli – Così come le donazioni di vaccini e gli altri interventi preziosi ma saltuari legati all’emergenza Covid, se si tratta del solo rifinanziamento o anche di contributi aggiuntivi. In modo simile i costi dei rifugiati sono soggetti alle oscillazioni delle crisi e comunque è bene ricordare che sono risorse che restano nei confini del Paese donatore”.

Oltre mezzo miliardo per l’accoglienza, un trend destinato a crescere

A incidere non poco è ancora infatti una volta l’aumento dei costi per l’accoglienza dei richiedenti asilo entro i confini italiani, per ben 556 milioni l’anno scorso.

Si tratta di un ‘circolo vizioso’ che denunciamo da anni, ma che non accenna ad interrompersi – continua Petrelli – Mentre da una parte siamo di fronte ad una migliore capacità di rendicontazione dei costi dei rifugiati, dall’altro si continua a non stanziare risorse aggiuntive per l’accoglienza in Italia, sottraendo così risorse preziose indispensabili per affrontare crisi umanitarie sempre più gravi nei paesi all’origine dei flussi migratori. Se dal 2020 al 2021 in Italia sono raddoppiati gli arrivi da 34 mila nel 2020 a 67 mila nel 2021, possiamo solo immaginare quanto questo trend crescerà sugli stanziamenti per il 2022”.

In Italia per effetto dell’emergenza ucraina a fine anno rifugiati e richiedenti asilo potrebbero essere tra 150 e 200 mila.

“Neppure per affrontare la più grave crisi migratoria in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale, il Governo ha deciso di stanziare risorse aggiuntive, rispetto al budget destinato alla cooperazione. Al contrario si è deciso di aumentare la spesa militare senza tener conto di quanto l’aiuto allo sviluppo sia cruciale anche per scongiurare nel medio termine nuove crisi – conclude Petrelli – In questo scenario, la crisi ucraina potrebbe avere quindi un impatto considerevole nella riduzione degli aiuti in tutta Europa. Una quota consistente di aiuti per affrontare la crisi siriana, ad esempio, sono già stati reindirizzati per sostenere l’accoglienza dei rifugiati ucraini nell’Unione. Ci troviamo quindi di fronte al paradosso in cui i paesi europei potrebbero diventare i maggiori beneficiari dei propri aiuti”.

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