Alla radice della crisi: perchè il mondo non ha cibo a sufficienza

24 Agosto 2012

Alla radice della crisi: perchè il mondo non ha cibo a sufficienza

Il punto sulla crisi alimentare

CLIMA
Il cambiamento climatico è un fattore che contribuisce agli scarsi raccolti ed è in costante peggioramento: la siccità record degli Stati Uniti è del tutto coerente con le proiezioni scientifiche secondo cui i cambiamenti climatici comportano condizioni sempre più aride e siccità in questa regione. Tali proiezioni suggeriscono infatti persistenti gravi siccità negli Stati Uniti centrali nei prossimi decenni. Maggio è stato il 327° mese consecutivo nel quale la temperatura globale è stata superiore alla media del XX secolo. Gli Stati Uniti hanno sofferto catastrofi che hanno causato danni per 14 miliardi di dollari nel 2011 – un record storico – tra cui una bufera di neve, numerosi tornado, inondazioni, un uragano, una tempesta tropicale, siccità e ondate di calore e incendi. Nel 2012 il paese ha già sperimentato tremendi incendi, una tempesta di vento che ha colpito Washington DC, ondate di calore in gran parte del paese e la grande siccità.

BIOCARBURANTI
I biocarburanti sono stati un elemento importante per le crisi del 2008 e del 2012. La normativa Usa prevede che fino a 15 miliardi di galloni di etanolo da mais domestico siano  miscelati per fornire carburante entro il 2022. Nel 2011 l’industria dei combustibili ha impiegato il 40 per cento del raccolto di mais degli Stati Uniti. Quest’anno una quota maggiore del raccolto di mais degli Stati Uniti potrebbe essere impiegata per i biocarburanti, il che manterrebbe i prezzi del mais molto alti. Vi è crescente opposizione politica negli Stati Uniti nei confronti dei biocarburanti.

PETROLIO

Il prezzo del petrolio ha un’influenza relativamente più positiva quest’anno: in generale, i paesi più poveri del mondo spendono circa 2,5 volte più denaro per importare petrolio di quanto non spedano per importare cibo. I prezzi del petrolio si sono impennati nel 2008 a 145 dollari al barile, una cifra senza precedenti, gonfiando il costo del trasporto di  cibo e fertilizzanti, colpendo la bilancia dei pagamenti per i paesi in via di sviluppo che non producono petrolio – che hanno perciò meno soldi per comprare da mangiare. Oggi però i prezzi del petrolio sono più bassi, intorno a 100 dollari al barile. Se i prezzi del petrolio salissero di molto, la situazione dei prezzi alimentari già in crescita peggiorerebbe ulteriormente e allo stesso tempo si ridurrebbe la produzione di altri beni.

DOLLARO
Ma il tasso di cambio statunitense è più problematico quest’anno: nel 2008 il dollaro è stato scambiato a un valore inferiore rispetto a oggi (nel mese di aprile 2008 è stato 1,55 dollari contro 1 euro, 1,98 dollari contro 1 sterlina, mentre nel luglio 2012 è stato 1,23 dollari contro 1 euro e 1,56 dollari contro 1 sterlina). Maggiore è il valore del dollaro, più costa ai paesi importatori di prodotti alimentari  acquistare cibo. In generale a situazione per questi paesi è peggiore nel 2012 rispetto al 2008.

RISERVE DI CIBO
Le riserve alimentari dovrebbero diminuire a livelli estremamente bassi. Nonostante i livelli record dello scorso anno per quanto riguarda la produzione di frumento, mais e riso, si prevede che le scorte di mais e grano di quest’anno  raggiungano livelli così bassi che i prezzi diventeranno molto sensibili a qualsiasi disturbo sul lato dell’offerta. Negli Stati Uniti le scorte di mais dovrebbero scendere a un livello storicamente basso ed essere sufficienti solo per circa tre settimane e mezzo di approvvigionamento.

SPECULAZIONE FINANZIARIA
La maggior parte delle persone è d’accordo nel regolare i mercati delle materie prime, al fine di migliorare la trasparenza e fermare l’eccessiva speculazione. Ma stiamo ancora aspettando, in particolare negli Stati Uniti e nell’Unione Europea. Gli studi dimostrano che la siccità negli Stati Uniti può innescare una bolla speculativa con un conseguente aumento dei prezzi che andrebbe ben oltre l’aumento giustificato dalla siccità (e, potenzialmente, un crollo in futuro). Al di là delle misure per porre rimedio e limitare la quantità di mais trasformato in etanolo, abbiamo bisogno di una migliore regolamentazione dei mercati delle materie prime e degli speculatori finanziari.