Bolivia, il sorriso di Josephine

Josephine

Josephine ha 47 anni e vive a Sitio Matinao (che significa “acqua limpida come l’aria di primavera”) ad Alamada. Fa parte del “Club per l’emancipazione delle donne delle comunità rurali” e partecipa al progetto di Oxfam. Ha 4 figli: una femmina e tre maschi.


Per aiutare le famiglie vittime del cambiamento climatico, Oxfam ha messo in piedi diverse “Climate Resiliency Field Schools” nel centro di Mindanao. Qui, gli agricoltori che sono riconosciuti come leader nelle comunità ricevono informazioni sul cambiamento climatico e su  pratiche di coltivazione differenti, utilizzando nuove tecnologie e diversificando le colture.  Potranno poi trasmettere queste nuove conoscenze nelle loro comunità. Il progetto in questo modo conta di coinvolgere 12.000 agricoltori in 3 anni.

Ho iniziato a piantare altre colture, come alberi da frutto e alberi della gomma, visto che non hanno bisogno di molta acqua” dice Alad-Ad. “Sto provando ad evitare che i raccolti secchino, facendo ad esempio crescere l’erba sopra le piante di pomodoro per mantenere il terreno umido… Mi piace riuscire a far qualcosa per adattarci ai cambiamenti climatici che stiamo vivendo.”

“Per fronteggiare il cambiamento climatico dobbiamo aiutarci a vicenda e ognuno di noi deve dare il suo contributo. Mio padre coltivava il mais. Mi ricordo che nel 1983 dovette affrontare una siccità di 8 mesi e in quell’occasione patimmo la fame. Era insolito per noi avere questi problemi di questo tipo allora.
L’anno scorso addirittura non è mai piovuto e il mio raccolto di cipolle è andato perso. Poi all’improvviso ha piovuto troppo e adesso siamo di nuovo in un periodo di siccità. Il clima è diventato imprevedibile.

L’acqua scarseggia e non ne abbiamo a sufficienza per le piante, così devo chiederla ad altri agricoltori. Non avere acqua vuol dire non poter coltivare il riso anche quando la stagione sarebbe quella giusta e così abbiamo sempre meno soldi.
E’ molto doloroso vedere che va tutto in malora, nonostante abbia investito tempo e denaro per occuparmi della mia fattoria. Talvolta devo lavorare nelle fattorie di altri contadini per guadagnare qualcosa, ma sto anche cercando di impedire che le mie colture secchino, ad esempio lasciando crescere l’erba sopra le piante di pomodoro per mantenerle umide.


Ho cominciato a provare altre colture, come quella degli alberi da frutta e quelli della gomma che non hanno bisogno di molta acqua
. Ho piantato anche un po’ di zenzero e altre colture alternative per vedere se riesco a farle crescere.
Per me la cosa più importante è riuscire a mandare i miei figli a scuola e per questo risparmio il più possibile di quanto guadagno dalla vendita delle verdure al mercato.
Ho insegnato anche a mia figlia l’importanza del risparmio. E’ così intraprendente che quando ha avuto un po’ di risparmi, li ha usati per acquistare delle scatole di cioccolatini che ha poi rivenduto a scuola, riuscendo a guadagnare qualcosa. Ogni giorno metteva da parte i pochi soldi guadagnati in un salvadanaio di bamboo. Non so quale fosse il suo progetto iniziale, ma ha poi deciso di donare tutti i suoi risparmi per aiutare le persone che hanno avuto danni a causa del tifone Haiyan.
Sono felice che mia figlia conosca il valore del risparmio e comprenda quanto la vita possa essere dura. Vorrei davvero permetterle di andare al college per poter poi trovare un buon lavoro. Sono felice anche perché ama andare a scuola e ha ottimi voti.

Con i miei figli parlo di tutto e mi fa piacere che possano vedere quanto io e mio marito andiamo d’accordo. Come famiglia riusciamo ad affrontare ogni difficoltà proprio perché abbiamo un buon rapporto e siamo sinceri tra di noi.

Nel 2009 ho vissuto il peggior momento della mia vita. Mio padre aveva appena avuto un ictus ed era ricoverato in ospedale. Non molto tempo dopo inoltre la nostra casa è stata danneggiata da un grande tornado, il Kujira, che ha anche distrutto i nostri campi e ha quasi ucciso tutti i nostri bufali. Ha anche causato improvvise inondazioni nelle nostra regione.
La notte in cui siamo stati colpiti dal tornado è stata spaventosa: il cielo tuonava e non riuscivo a dormire.
Quando la mattina successiva ci siamo alzati gli alberi da frutto e le piante erano stati spazzati via e ci siamo resi conto che eravamo stati fortunati dato che la frana non aveva travolto casa nostra. Nonostante questo raggiungerla era difficoltoso e per quasi un mese abbiamo dovuto fare una strada diversa e mandare i bambini a vivere da un’altra parte per oltre 2 mesi. Il 2009 per me è stato un anno orribile: ho perso mio padre, i raccolti, parte degli animali e sono stata costretta a separami dai miei figli.
Adesso ogni volta che comincia un grosso temporale dobbiamo abbandonare casa nostra, nel dubbio che possa riaprirsi una frana. E’ stato anche individuato un nuovo spazio dove la nostra comunità potrebbe trasferirsi, ma è alla base della montagna e quindi non ci mette al sicuro dal rischio di altre frane.
Su 47 famiglie, solo la mia e un’altra hanno deciso di non trasferirsi.


Fa star bene fare qualcosa per cercare di migliorare la propria vita qui, adattandosi ai cambiamenti che ci mettono alla prova.
Sono felice che le donne qui stiano lottando per principi importanti per loro, lavorando duramente e mandando i loro figli a scuola. Spero di essere un buon esempio per mia figlia, ma non mi aspetto che segua i miei passi. Mi piace poter guadagnare qualcosa e contribuire al sostentamento della mia famiglia.”


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