La lotta di Etta e dei suoi bambini in Chad

29 Febbraio 2012
La lotta di Etta e dei suoi bambini in Chad

La crisi alimentare che sta colpendo la regione del Sahel conta già molte vittime tra le comunità di pastori. Abbiamo raccolto la testimonianza di Etta, che vive con i quattro figli piccoli e  la sorella nel villaggio di Andrabad, nel Chad del Nord.

La verità è che non abbiamo il diritto di dire che qualcuno è morto di fame. Lo nascondiamo, e diciamo che è stato per malattia, ma in realtà è la mancanza di cibo che ci sta uccidendo” dice Ashta Hamid, la sorella più grande di Etta.

Se non abbiamo cereali, possiamo chiederli in prestito ai vicini. Ma se non li abbiamo noi probabilmente non li avranno anche loro” dice Etta.

Normalmente mi sveglio, spazzo davanti casa, sveglio i bambini, li lavo e preparo thè e da mangiare, se c’è. Poi vado a prendere la legna e l’acqua, torno e macino un po’ di miglio per il pasto. I bambini mangiano tre volte al giorno, se c’è cibo. Quello che abbiamo non li sazia, ma è meglio di niente. Compro gli ingredienti al mercato; quando non ho più cereali devo vendere uno degli animali. Ho due asini, un cammello, 10 capre, 5 pecore e 2 mucche.

Quest’anno non ha piovuto abbastanza così i pascoli non sono buoni. Siamo ancora lontani dalla prossima stagione delle piogge, così non so cosa faremo. Se non piove gli animali moriranno e noi non potremmo restare. Se oggi ci vedete nelle nostre “case” è perché non abbiamo abbastanza animali. Se li avessimo, migreremmo come gli altri. Lo abbiamo già fatto ma molti animali sono morti per malattia o perché non avevano erba. Non so quanti animali ormai siano morti per mancanza di pascolo. Quando ne troviamo uno che sta morendo perché non ha abbastanza foraggio lo uccidiamo e lo mangiamo. Se è già morto, non possiamo farci nulla. Quando muore un animale, dispiace davvero tanto. Sappiamo che succede, ma fa male. Lo vediamo crescere e poi improvvisamente muore. L’ultima volta che mi è successo, ho perso 3 mucche in una volta.

Presto le persone che dipendono dal bestiame moriranno. Se non piove, gli animali moriranno perché non hanno erba, e i cereali non cresceranno così moriranno tutti – prima gli animali, poi i pastori.
Usiamo la stessa acqua per uomini e animali. Il pozzo è tradizionale, e il vento ci trascina dentro di tutto. La qualità dell’acqua quindi non è buona, ma la beviamo lo stesso.

I bambini per ora stanno bene, li vorrei mandare a scuola. Sono orgogliosa quando non sono malati e giocano.
Quando mi è stato detto di sposarmi ero una bambina, sono stata presa da mio marito e non ho avuto tempo di essere felice. Ho avuto il primo figlio a 17 anni. Quando i miei bambini si divertono, quando non sono affamati, quando saltano qua e là… è questo che mi rende più felice”.