Dati Ocse 2014, Italia non rispetta impegni presi

9 Aprile 2015

Dith Mon in Cambogia

I dati OCSE 2014 dimostrano che nel 2014 la spesa in aiuto pubblico allo sviluppo ha subito una riduzione dello 0,5% in termini reali dal 2013, nonostante la stabilizzazione complessiva. Troppi paesi, Italia inclusa, continuano a non mantenere gli impegni presi.


Dai dati dell’OCSE relativi al 2014, si evince che complessivamente vi è una stabilizzazione delle risorse destinate all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) nel 2014, dato non trascurabile alla luce di una crisi economica ancora aperta e delle politiche di austerità in cui versano molti paesi donatori; tuttavia il risultato complessivo nasconde una realtà diversa. I dati mostrano che per il 2014 la spesa in aiuto pubblico allo sviluppo ha subito una riduzione dello 0,5% in termini reali dal 2013 (leggi la panoramica completa). Ma alcuni paesi, come Norvegia, Danimarca e Regno Unito, hanno superato l’impegno di destinazione dello 0,7% del PIL in APS, mascherando così lo scarso rendimento di gran parte degli altri paesi donatori che non hanno mantenuto fede agli impegni di lotta alla povertà nel mondo.


Alcune performance particolarmente deboli in Europa si rintracciano ad esempio in Francia, che per il quarto anno consecutivo ha tagliato l’ammontare di risorse destinate all’APS e in Spagna che ha registrato il più basso livello di contributi dal 1989. Gli Stati Uniti, pur restando il maggior donatore in termini assoluti, con un ammontare pressoché stabile rispetto all’anno precedente, sono ancora ben lontani dal contribuire in maniera proporzionata al proprio PIL, attestandosi ad oggi allo 0,19%.


… e l’Italia?

Nel 2014 l’Italia ha destinato in APS lo 0,16% del proprio bilancio, una cifra rimasta stabile rispetto all’anno precedente che sconta il grande ritardo accumulato negli anni precedenti, ma che può rappresentare un punto di partenza se, con la nuova legge sulla cooperazione, verrà confermata la volontà politica di concretizzare un riallineamento progressivo verso la media di APS degli altri paesi OCSE.

 

 


Il 2015 potrebbe essere un anno di svolta con l’adozione della nuova Agenda globale per realizzare gli obiettivi dello sviluppo sostenibile da parte delle Nazioni Unite. In vista di questo appuntamento  e della Conferenza sulla Finanza per lo Sviluppo che lo precederà a luglio ad Addis Abeba, chiediamo che l’Italia, partecipando al suo più alto livello, persegua nei fatti l’obiettivo storico dello 0,7% dell’APS, senza rinviarlo ulteriormente a un orizzonte indefinito. – ha commentato Francesco Petrelli, Responsabile relazioni istituzionali di Oxfam Italia. – L’Italia, partendo dal suo modesto 0,16%, potrebbe intanto concretizzare quanto più volte pubblicamente annunciato, vale a dire raggiungere lo 0,3% di APS/PIL entro il 2017-2018”

 

 


“Con oltre un miliardo di persone che nel mondo vivono in condizione di estrema povertà non è accettabile una situazione di stasi nell’erogazione degli aiuti, sintomatica di una più generale tendenza all’indifferenza. – ha proseguito Petrelli – L’aiuto pubblico allo sviluppo è fondamentale per rafforzare i servizi sanitari e prevenire l’esplosione di epidemie come l’Ebola, per garantire l’accesso all’istruzione, che è dimostrato essere un fattore determinate per combattere la povertà. E ancora grazie all’APS si può contribuire a migliorare le capacità di gestione dei sistemi fiscali nei paesi beneficiari, contrastando l’evasione perpetrata a loro danno da multinazionali che dovrebbero versare una giusta quota in base al principio che le tasse si pagano dove si produce, restituendo così linfa per la spesa pubblica in istruzione e sanità. Nell’anno in cui l’Italia ospita EXPO sui temi del cibo non può infine essere dimenticato il contributo dell’APS alla sicurezza alimentare a livello globale, mediante investimenti di risorse nel settore agricolo che possono raggiungere le comunità rurali più vulnerabili e spesso drammaticamente esposte agli impatti dei cambiamenti climatici”.


Note

La spesa in aiuto pubblico allo sviluppo rappresenta lo 0,29% del totale del bilancio nazionale dei Paesi OCSE. L’aiuto bilaterale ai Paesi meno sviluppati si è ridotto del 16% rispetto al 2013.