4 Giugno 2024

CARESTIA IMMINENTE A GAZA

 
Duaa Abu Sabha cucina nella sua tenda nell'area di Al-Mawasi, nel Governatorato di Khan Yunis, mentre suo marito gioca con i loro bambini Foto: Alef Multimedia/Oxfam

Metà della popolazione potrebbe essere colpita dalla carestia da un giorno all’altro. Israele blocca l’ingresso di aiuti umanitari, ridotto di due terzi dall’inizio dell’invasione di Rafah. Il poco cibo che entra, con camion commerciali, viene venduto a prezzi proibitivi per chi non ha più nulla

1,7 milioni di persone in questo momento sono intrappolate in un quinto dell’area della Striscia: oltre 550 mila persone si trovano a Al-Mawasi, senza cibo e acqua, con un bagno ogni 4 mila persone. Si paga fino a 700 dollari per montare una tenda nel cimitero di Deir al-Balah

Roma, 4 giugno 2024 – Mentre si discutono i termini di un possibile cessate il fuoco, l’effetto combinato degli incessanti bombardamenti e del blocco all’ingresso di gran parte degli aiuti umanitari imposto da Israele, sta di fatto condannando Gaza alla carestia.

Carestia che potrebbe colpire oltre 1,1 milioni di persone, metà della popolazione da un giorno all’altro.

È l’allarme lanciato oggi da Oxfam, che non riesce, al pari di altre organizzazioni umanitarie, a soccorrere la popolazione civile, rimasta ormai senza cibo e beni essenziali. In questo momento oltre 1,7 milioni di persone sono stipate in un’area di 69 km2, meno di un quinto del territorio di Gaza.

“La situazione è disperata, perché le autorità israeliane non garantiscono il sostegno umanitario promesso a una popolazione di sfollati. – ha detto Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia – In questo momento è praticamente impossibile distribuire anche quei pochi aiuti che potrebbero entrare a Gaza, a causa dei tempi lunghissimi di autorizzazione necessari per spostarli da un’area all’altra e dei continui ordini di evacuazione. Con il valico di Rafah chiuso dal 6 maggio, Kerem Shalom è l’unico punto di accesso su cui potrebbero essere deviati migliaia di camion di aiuti umanitari fermi a Rafah. Il problema è che si ritroverebbero all’interno di una pericolosissima zona di conflitto. A Gaza non ci sono più “zone sicure”: la settimana scorsa, gli attacchi israeliani hanno ucciso decine di civili in aree dichiarate tali”.

I numeri del disastro umanitario

Bastano pochi dati per descrivere quanto sta accadendo:

  • un numero incredibile di bambini sta morendo di fame. Una recente indagine condotta dalle organizzazioni umanitarie sul campo ha rivelato come l’85% degli intervistati non sia riuscita a mangiare nulla per un’intera giornata, nei tre giorni precedenti alla ricerca; 
  • ad Al-Mawasi, vicino a Rafah, oltre 550 mila sfollati stanno sopravvivendo in condizioni disumane, dovendo condividere una latrina ogni 4.130 persone;
  • a Gaza sta entrando solo il 19% dei 400.000 litri di carburante necessari al giorno, per far fronte ai bisogni umanitari di base della popolazione (compresi quelli per i trasporti, fornitura di acqua potabile e rimozione delle acque reflue);
  • secondo le Nazioni Unite, l’ingresso di aiuti si è ridotto di due terzi dall’inizio dell’invasione di Rafah. Dal 6 maggio, solo 216 camion di aiuti umanitari sono entrati attraverso Kerem Shalom, appena 8 al giorno;
  • centinaia di camion commerciali di generi alimentari entrano ogni giorno attraverso il valico di Kerem Shalom, ma portano merci – rivendute oltretutto a prezzi proibitivi – del tutto inadatte per una popolazione malnutrita come bevande energetiche non nutrienti, cioccolato e biscotti;
  • la mancanza di diverse tipologie di beni alimentari è uno dei fattori chiave della malnutrizione acuta che sta colpendo la popolazione;
  • a Deir al-Balah per potersi assicurare anche la tenda più semplice si devono pagare quasi 700 dollari e per la mancanza di spazio, si è arrivati a usare il cimitero locale.

Si vendono bevande alla caffeina e cioccolato a chi sta morendo di fame…

“Quando sarà dichiarata ufficialmente la carestia a Gaza, sarà già troppo tardi. Dovremo drammaticamente registrare morti per fame, anche se gli aiuti necessari a salvarli erano a pochi chilometri da loro. – continua Pezzati – Allora nessuno potrà più negare le responsabilità di Israele. Impedire l’ingresso di tonnellate di cibo a una popolazione malnutrita è semplicemente disumano, mentre si mostrano a favore di camera bibite energetiche e cioccolato. Israele ha dichiarato settimane fa che avrebbe garantito pieno supporto umanitario e assistenza medica ai civili cui aveva imposto di spostarsi, ma ciò non sta accadendo e si continua ad agire nella più totale impunità. Bombardamenti e ostruzione deliberata creano condizioni di pericolo senza precedenti e impossibili da gestire per le agenzie umanitarie. Continuiamo a ripetere che, in quanto potenza occupante, Israele è legalmente obbligato a non limitare o ritardare l’ingresso degli aiuti umanitari”.

L’area di Al-Mawasi è stata designata come ‘zona umanitaria’, ma non c’è nulla di più lontano dalla realtà racconta Meera, operatrice dello staff di Oxfam a Gaza, che è stata sfollata sette volte da ottobreLe condizioni sono insostenibili, per la mancanza di acqua potabile. Le persone sono costrette a bere l’acqua del mare. I bambini che dovrebbero andare a scuola devono preoccuparsi di come aiutare le proprie famiglie a sopravvivere, senza un letto in cui dormire, tra gli insetti che brulicano ovunque”.

L’appello per il cessare il fuoco e l’ingresso degli aiuti

In questo contesto Oxfam rilancia perciò un appello urgente alla comunità internazionale e alle parti in conflitto:

  • per un cessate il fuoco immediato e permanente;
  • l’apertura di tutti i valichi di terra all’ingresso degli aiuti umanitari;
  • il rilascio di tutti gli ostaggi e dei prigionieri palestinesi detenuti illegalmente.

 

Ufficio stampa

Mariateresa Alvino – 348.9803541 – [email protected]

David Mattesini – 349.4417723 – [email protected]

 

NOTE

  • A marzo, l’analisi sulla Classificazione Integrata delle Fasi della Sicurezza Alimentare (IPC) ha rilevato che la carestia avrebbe colpito nel nord di Gaza entro maggio e che metà dell’intera popolazione (1,1 milioni di persone) avrebbe dovuto affrontare livelli catastrofici di insicurezza alimentare entro la metà di luglio.  È attesa una nuova pubblicazione IPC che potrebbe annunciare carestia.
  • Il valico di Rafah è chiuso dal 6 maggio: oltre 2.000 camion di aiuti – la maggior parte dei quali trasporta cibo – al momento sono bloccati in un ingorgo di 28 miglia in direzione della città egiziana di Arish.
  • La Israeli Coordination and Liaison Administration (CLA), deve rilasciare il prima possibile le autorizzazioni necessarie alle organizzazioni umanitarie per raccogliere e rifornire i camion di aiuti umanitari.
  • I dettagli dell’indagine sull’insicurezza alimentare condotta dalle agenzie umanitarie che operano nella Strscia, tra cui Oxfam – sono consutabili in questo aggiornamento dell’OCHA del 27 maggio.
  • Il numero di camion di aiuti transitati dal 6 al 31 maggio dal valico di Kerem Shalom è consultabile qui

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