
Roma, 16 settembre 2026 – Arrivare ad un impegno dell’Italia – sull’esempio di 12 paesi europei tra cui Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Irlanda, Belgio e Spagna – per il divieto all’importazione di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato, contrastando la crescita esponenziale degli attacchi dei coloni in Cisgiordania e la distruzione dell’economia palestinese, tra espropri e sfollamenti.
Con quest’obiettivo inizia oggi l’esame in Commissione Affari Esteri della Camera della proposta di legge, che ha come primi firmatari i leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico: Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein.
Un’iniziativa nata grazie all’impegno di una coalizione di oltre 20 organizzazioni della società civile, che a settembre 2025 hanno lanciato la campagna Stop al commercio con gli insediamenti illegali.
“Si tratta di una prima importante tappa lungo un percorso che speriamo possa portare l’Italia all’adozione di misure di reale divieto degli scambi commerciali con gli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania (compresa Gerusalemme est). Scambi illegali secondo il diritto internazionale, che costano miliardi di dollari all’economia palestinese ogni anno, con perdita progressiva di terreni agricoli e pascoli, fonti d’acqua, infrastrutture. – spiegano le organizzazioni promotrici – È fondamentale che le forze di maggioranza parlamentare e il Governo accolgano questa proposta, dato che la misura non è legata ad un’opportunità politica, bensì si tratta di ottemperare ad un obbligo richiesto da tempo dalla Corte Internazionale di Giustizia. L’auspicio è quindi che quest’occasione non vada sprecata e che la Commissione convochi presto la società civile italiana e palestinese, per valutare il reale impatto dell’occupazione sulla sovranità politica, economica, fiscale del popolo palestinese e più in generale sul suo diritto all’autodeterminazione”.
Nel 2024 il valore delle importazioni in Italia di beni e servizi da Israele è stato di circa 1 miliardo di euro, principalmente di prodotti agricoli e manifatturieri, di servizi legati alla sicurezza e alla sorveglianza digitale.
Difficilissimo stabilire la quota esatta di scambi, sul totale delle importazioni, ascrivibile ad aziende che operano negli insediamenti israeliani nel Territorio occupato, data la possibilità di aggirare le politiche europee di etichettatura e differenziazione territoriale, ma una recente indagine di Global Echo – che ha preso in esame migliaia di spedizioni di prodotti agricoli, tra il 2017 e il 2026, da Israele sul mercato europeo – ha concluso che in media il 17,2% ha riguardato merci provenienti dagli insediamenti, circa 1 su 6.
Il tutto, mentre si assiste ad un’accelerazione esponenziale degli attacchi dei coloni sostenuti dall’esercito israeliano, degli espropri di aree sempre più vaste, di demolizioni e sfollamenti forzati, che compromettono l’esistenza stessa delle comunità palestinesi e finiscono per svuotare vaste aree di territorio prontamente occupate.
Basti pensare che dal 2023 nella Cisgiordania occupata il numero di civili palestinesi uccisi dall’esercito israeliano e dai coloni ha superato il totale dei 17 anni precedenti, tra cui tantissimi bambini; con circa 40 mila nuovi sfollati nell’ultimo anno e mezzo sui 46 mila causati dall’inizio del conflitto.
Drammatiche quindi sono anche le conseguenze per l’economia e per la popolazione palestinese: perdite complessive per miliardi di euro all’anno, l’aumento esponenziale dei livelli di povertà dato dalla progressiva perdita dei mezzi di sussistenza, una sempre più marcata frammentazione del territorio con la costruzione di oltre 900 barriere che impediscono la circolazione di 3 milioni di persone.
“In questo scenario – concludono le organizzazioni – lo scopo dell’adozione della proposta di legge in discussione alla Camera non è solamente colpire i coloni violenti, ma smettere di sostenere dal punto di vista economico e finanziario l’intero progetto coloniale di Israele”.
La proposta di legge chiede in sintesi:
Le associazioni italiane aderenti alla campagna:
ACLI, ACS-NGO, Amnesty International Italia, ANPI, AOI, ARCI, Assopace Palestina, CISS, CNCA, COSPE, CRIC, Emmaus Italia, First Social Life, Fondazione Finanza Etica, Fondazione Gruppo Abele, Libera, Movimento Giustizia e Pace in Medio Oriente, Oxfam Italia, Pax Christi, Rete HUMUS, Rete Italiana Pace e Disarmo, Un Ponte Per, Vento di Terra.
Ufficio stampa Oxfam Italia
David Mattesini – 349.4417723 – [email protected]
Mariateresa Alvino – 348.9803541 – [email protected]
Ufficio stampa Amnesty International Italia
Carolina Bruni – [email protected] | [email protected]
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