Cos’è successo al Consiglio Europeo su clima ed energia?


Ci siamo fatti sentire

credit: Tineke D'haese/Oxfam

Dimostrazione a Bruxelles per Consiglio Europeo clima-energia

Un mese fa, a settembre, abbiamo riportato il cambiamento climatico all’interno dell’agenda politica internazionale quando più di mezzo milione di persone è sceso in strada in 161 diversi paesi. Migliaia si erano già attivati contro il cambiamento climatico che causa la fame, e quando abbiamo rivelato che le lobby dei combustibili fossili hanno speso 44 milioni di euro nell’ultimo anno per fare pressione sulle istituzioni europee per proteggere i loro profitti, altre migliaia di persone si sono unite all’azione chiedendo ai leader europei di resistere alla pressione dell’industria dei combustibili fossili. E per questo motivo non potremmo smettere mai di dirvi GRAZIE!


I combustibili fossili sono la principale fonte di emissioni di gas serra, che causano il cambiamento climatico e privano del cibo milioni delle persone più povere del mondo. Per questo motivo dobbiamo dimostrare ai nostri leader che se è vero che i soldi contano, noi possiamo contare di più. I supporter di Oxfam in Europa hanno chiesto ai loro leader di mettere fine alla dipendenza dai combustibili fossili e di concordare un obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni.


Abbiamo portato il loro messaggio a Bruxelles, rilasciato interviste, parlato con i politici e pubblicato una pagina pubblicitaria sullo European Voice chiedendo ai leader UE di ascoltare la voce delle persone, non dei giganti che inquinano.


Cosa è successo al Consiglio Europeo

Nonostante l’attenzione che abbiamo creato intorno al Consiglio Europeo, il risultato non è stato quello che speravamo, ed è mancata l’ambizione necessaria per un cambiamento reale.


Il pacchetto clima ed energia per il 2030 è il primo mattone su cui costruire il tanto sperato accordo globale sul clima del prossimo anno. Tuttavia, la riduzione del 40% delle emissioni concordata è inferiore rispetto a quello che sarebbe un impegno equo dell’Unione Europea: questo significa che la UE sta spostando il carico sulle persone più povere che soffrono i cambiamenti climatici.


Ma c’è ancora speranza. L’accordo rende chiaro che il 40% è un impegno minimo. Lasciando la possibilità di aumentare questa cifra come parte dei negoziati internazionali, Matteo Renzi e gli altri leader europei riconoscono che la posizione che hanno assunto non è adeguata: devono perciò presentarsi ai negoziati dell’ONU dell’anno prossimo a Parigi con un’offerta molto più ambiziosa che dimostri che capiscono la grandezza di ciò che è in gioco. Al momento questo pacchetto non ispira gli altri ad essere ambiziosi nelle loro promesse.


Adesso, i leader europei devono trovare un modo di rivedere questa ambizione verso l’alto, nel contesto dei negoziati internazionali del prossimo anno, e insieme a solidi impegni finanziari sul clima.


Anche il resto del pacchetto rimane deludente. I politici hanno deciso di rallentare i nostri sforzi di risparmio energetico rispetto agli obiettivi correnti, e di frenare gli attuali progressi nello sviluppo delle energie rinnovabili, ignorando la richiesta anche di aziende come Ikea e Unilever così come dei sindacati. Questo debole obiettivo di risparmio energetico è una grande occasione persa: è assurdo come alcuni governi lo abbaino portato così in basso. Fare di più per risparmiare energia è la cosa sensata da fare perché permette di risparmiare insieme denaro ed emissioni. Misure come migliorare l’isolamento termico di case fredde e male isolate avrebbe aiutato 56 milioni di europei che non potrebbero permetterselo a riscaldare correttamente la propria abitazione. E per coronare il tutto, sepolta in questo accordo c’è una clausola che sovvenziona la costante combustione di carbone in Polonia con molti milioni di euro: un sussidio sporco all’industria dei combustibili fossili nascosto in un cosiddetto pacchetto di riforme sul clima.


Ma questo è solo l’inizio

Nonostante i leader UE abbiano fallito nel dimostrare l’ambizione necessaria per combattere il cambiamento climatico e proteggere le persone dalla fame, questo è solo l’inizio. Dobbiamo tenere unite le nostre voci e continuare a spingere i leader a prendere decisioni positive sulle emissioni di anidride carbonica e impegni per l’energia pulita. Con i negoziati sul clima di Parigi tra circa un anno, i giganti che inquinano non danno segno di voler cedere, perciò è doveroso non farlo nemmeno noi. I leader UE possono ancora essere ambiziosi sul clima se noi li spingeremo ad esserlo. Per combattere il cambiamento climatico abbiamo bisogno non solo di un’azione forte da parte di leader politici e di imprese responsabili, ma anche di superare l’opposizione di tanti rappresentanti di politica, finanza e industria… Ed è proprio quello che faremo nel percorso verso i prossimi negoziati sul clima e anche oltre!


Anche se i leader non ci hanno ancora ascoltato, altri lo hanno fatto. Persone in tutto il mondo stanno testimoni di come i leader stanno mettendo i loro interessi politici davanti agli interessi della lotta al cambiamento climatico e si stanno facendo sentire. Abbiamo bisogno di mostrare ai leader politici che, mentre i giganti che inquinano hanno i soldi, noi abbiamo dalla nostra il potere delle persone. Ogni voce conta, e più forte ci faremo sentire sentire, più debole renderemo l’influenza dell’industria dei combustibili fossili.


Per più informazioni leggi il comunicato stampa di Oxfam (in inglese).