Emergenza coronavirus: proseguono le attività a distanza con i migranti

4 Aprile 2020

Aiutiamo i richiedenti asiloLo Sprar di Castiglion Fibocchi, in Toscana, ospita venticinque migranti, tra cui cinque donne e una bambina di tre anni.

Al momento del blocco del paese molti di loro stavano lavorando o seguendo corsi di formazione professionale.

Sei giovani avevano trovato un lavoro e una soluzione alloggiativa, erano quindi pronti ad essere indipendenti, integrati, a uscire dal progetto. Questo è anche il nostro obiettivo, quello per cui lavoriamo da sempre.

Tutto questo si è “congelato”.

Racconta Marco Paolucci, responsabile dello Sprar: “Siamo rimasti sospesi, attoniti. Tutti. Solo il 9 marzo eravamo stati in tutti gli appartamenti per illustrare (avvalendoci degli strumenti a disposizione come video multilingue o volantini) i rischi del Covid-19 e i corretti comportamenti da tenere. Abbiamo distribuito termometri e saponi igienizzanti, ci siamo confrontati e abbiamo condiviso preoccupazioni e speranze.

Oggi dopo quasi un mese di Lockdown, la formazione è sospesa, i tirocini pure. Quasi tutte le aziende dove i nostri beneficiari avevano trovato impiego sono chiuse. Le persone che stavano uscendo dal progetto per avviarsi verso una nuova vita, finalmente autonoma, sono rimaste “bloccate” nelle nostre strutture, in un limbo di incertezza.

Nonostante questa situazione difficile, troviamo ogni giorno un grande livello di consapevolezza e responsabilità.  Grande attenzione e cura nel rispettare le norme di sicurezza, grande rispetto reciproco, ognuno di loro si trova in una convivenza continua, spesso con altre persone di paesi e religioni diversi.

Insegniamo le buone pratiche di prevenzione con video a distanzaPersone abituate a passare la totalità delle loro giornate a scuola o al lavoro si trovano a convivere adesso in spazi che si fanno sempre più stretti. Nonostante questo, non sono sorti problemi, abbiamo invece riscontrato una grande solidarietà.

I beneficiari del nostro progetto provengono da molte parti del mondo, dall’Afghanistan all’Africa Occidentale SubSahariana, ci raccontano di situazioni molto gravi in tutti i loro paesi di provenienza, dove al virus si sommano le ingiustizie quotidiane, le violenze della polizia e il rischio concreto di morire di fame prima che di malattia.

Abbiamo limitato al minimo le nostre visite negli appartamenti ma siamo in strettissimo contatto con loro via whatsapp e telefono.

Grazie al lavoro dei nostri insegnanti di Italiano per stranieri inoltre, proseguono i corsi L2 a distanza attraverso la piattaforma digitale Zoom, facilmente accessibile ai beneficiari mediante lo smartphone. Questo ci permette di dare continuità al lavoro di formazione linguistica e di non perdere il contatto visivo che tanto ci manca in questo momento.

Stiamo attivando il supporto psicologico e lo sportello legale a distanza e, sempre per non perdere il contatto rispettando al massimo le norme di sicurezza, abbiamo iniziato a tenere incontri collettivi online tra operatori e beneficiari dei singoli appartamenti per condividere emozioni, problemi e la speranza che insieme ce la faremo.