Emergenza in Bosnia, report dalle zone alluvionate

18 Maggio 2014
Emergenza in Bosnia, report dalle zone alluvionate

 

Gli allagamenti nella regione di Bijeljina

Bijeljina

La testimonianza di un membro del nostro staff in Bosnia Erzegovina riporta la situazione dalla regione di Bijeljina, nel Nord Est del paese, una delle più colpite dalle alluvioni che hanno devastato Bosnia e Serbia nei giorni scorsi.


Oggi siamo stati a Bijeljina, una zona fortemente colpita dalle alluvioni.  Qui circa 7.000 abitazioni sono state ricoperte dall’acqua, mentre 1.500 sfollati hanno trovato riparo in rifugi di fortuna, come le scuole, che sono naturalmente chiuse. Altre 10.000 persone hanno trovato ospitalità presso parenti o amici. Le alluvioni hanno causato danni spaventosi ad allevatori e agricoltori, con effetti disastrosi sulla povera economia locale. Ci sono circa 1000 capi di bestiame morti – mucche, pecore – molti dei quali vengono sospinti dall’acqua nei campi, inquinando l’acqua e rappresentando un possibile veicolo di infezioni.


Migliaia di chilometri quadrati di suolo fertile sono stati spazzati via dall’acqua, o sono stati ricoperti dai detriti. I campi coltivati sono distrutti, e le colture che sono rimaste non possono essere raccolte, perchè contaminate dall’acqua inquinata, e rimangono quindi sul terreno a marcire. Non c’è nulla da mangiare, e la principale preoccupazione è la stessa sopravvivenza di questa gente fino alla prossima stagione di raccolto: queste inondazioni non avrebbero potuto scegliere un periodo peggiore.


Questa è la zona più fertile del paese, chiamata Semberija, conosciuta come “campi che nutrono”. Molti agricoltori hanno preso dei prestiti per comperare semi e attrezzi meccanici: ora anche i raccolti sono andati perduti, rimangono solo debiti. Sono rimasti senza nulla. Fino ad ora l’aiuto sta venendo solo dalle ONG presenti sul territorio e dalle iniziative di private cittadini e associazioni.


L’acqua si è ritirata in alcune zone, lasciandosi indietro rischi di infezioni, macerie e tonnellate di fango, specialmente dentro alle case. I mobili sono distrutti, e la gente non può dormire in casa. Per la maggior parte di loro non sarà possibile ritornarvi se non tra qualche mese.

A Bijeljna ci sono ancora zone servite dall’acqua potabile, ma le autorità si raccomandano di bollirla prima di berla. Il villaggio di Balatun è sotto tre metri d’acqua: i suoi abitanti probabilmente non saranno in grado di tornarvi. La strada sparisce sott’acqua e l’unica via di accesso è con la barca.
Bijeljina, bestiame messo in salvo

Bijeljina, bestiame messo in salvo

Lungo le strade e i campi, mentre andiamo, vediamo mietitrici e trattori rotti, e bestiame che vaga mentre la gente tenta di recuperarlo dall’acqua. Intorno l’odore è nauseabondo, dovuto alle feci degli animali e all’acqua ormai stagnante, che sta diventando una fonte di infezione, dovuta anche alle alte temperature che hanno raggiunto i 28 gradi.


Janja è la più grande comunità di coloro che sono ritornati dalla guerra; è un luogo rinomato perchè persone di diverse nazionalità vivono in pace e armonia, aiutandosi per sopravvivere.  Questa gente si è appena ripresa dalle inondazioni che hanno colpito la regione quattro anni fa, e non sa come far fronte a quest’ultimo disastro, ben più grave del precedente.

In questa zona la gente vive di agricoltura, così che i danni sono doppiamente maggiori: il 90% del loro lavoro e degli investimenti sono andati perduti. Si ha paura del prossimo inverno, perchè non ci sarà abbastanza cibo.

I bisogni primari a cui Oxfam sta cercando di venire incontro sono cibo per i bambini, come latte in polvere, pannolini per bambini e anziani, kit igienico sanitari, disinfettanti per le abitazioni. C’è bisogno soprattutto di filtri e pastiglie per purificare l’acqua e renderla potabile, ma anche di pompe per drenare l’acqua, materassi, cibo a lunga scadenza.

Altri poi sono le necessità, come cibo per il bestiame, dal momento che le riserve sono andate distrutte e quello che rimane non è utilizzabile. C’è poi bisogno di semi e fertilizzanti, in modo che sia possibile avere cibo per l’inverno. Anche la legna da ardere, di solito tenuta in tettoie accanto alle case, è stata portata via dall’acqua.

Nijaz Hodzic e la moglie Indira di fronte alla loro casa, quasi interamente ricoperta d'acqua

Nijaz Hodzic e la moglie Indira

Nijaz Hodzic e sua moglie Indira avevano appena rinnovato la propria casa pochi mesi fa: ora il pavimento e i mobili sono distrutti, e sono costretti a vivere nella mansarda, in attesa che tutto si asciughi. Nijaz ci ha raccontato che l’inondazione è avvenuta di notte; quando si è alzato per andare in bagno ha messo i piedi nell’acqua che si alzava a vista d’occhio. Terrorizzati, non hanno avuto tempo di salvare null’altro che le proprie vite. Sono saliti in mansarda, completamente al buio, senza sapere cosa sarebbe successo, con il terrore che l’acqua salisse fino al tetto, senza aiuto. Sono sopravvissuti, ma l’acqua è rimasta li per tre giorni, e appena sono potuti rientrare hanno cominciato a ripulire tutto.


La famiglia Music ha perso colture e serre. I vicini dei piani più alti hanno salvato le loro cinque mucche, tenendole al sicuro, mungendole e nutrendole per tre giorni mentre loro erano letteralmente intrappolati in casa. Sono grati ai loro vicini per sempre, perché senza le mucche avrebbero perso metà dei loro mezzi di sostentamento. Hanno perduto le serre, con gli ortaggi pronti per essere raccolti, perduto i polli che sarebbero stati venduti al mercato, perduto i mobili: ma sono felici di essere vivi. E per la signora Music, sono anche fortunati, perché c’è chi ha sofferto e sta soffrendo molto di più.


Aiutiamo la famiglie in Bosnia Erzegovina. Non lasciamole sole.

È possibile donare con:
– Carta di credito telefonando al Numero Verde 800 99 13 99 o facendo una donazione on line cliccando qui
– Una donazione periodica tramite Rid bancario o postale
Bollettino postale, c/c n. 14301527 intestato a Oxfam Italia (causale Emergenza inondazioni Balcani)