22 Giugno 2026

Giugno, mese del Pride. Ma i diritti non sono ancora per tutti

 

Giugno è il mese del Pride. Le città si riempiono di bandiere arcobaleno, cortei e glitter. Eppure, dietro la festa, torna ogni anno la stessa domanda, sempre più urgente: quanto sono davvero riconosciuti i diritti delle persone LGBTQIA+ in Europa nel 2026?

La risposta arriva dalla Rainbow Map di ILGA-Europe: l’Europa è spaccata in due. Spagna, Malta e Belgio continuano a rafforzare le tutele — nel 2026 la Spagna conquista per la prima volta il primo posto. Cresce però un fronte che usa le persone LGBTQIA+ come terreno di scontro identitario: in Ungheria e in diverse aree dell’Europa orientale si moltiplicano restrizioni, campagne anti-trans e retoriche contro la cosiddetta “ideologia gender”.

E l’Italia? Sempre più indietro

L’Italia è al 36° posto su 49 Paesi europei, con un punteggio intorno al 24% nella Rainbow Map, l’indice che misura il livello di tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+ su una scala da 0 a 100.

Mancano il matrimonio egualitario, il riconoscimento dei figli delle coppie omogenitoriali, una legge nazionale contro l’omolesbobitransfobia. Mentre altrove si rafforzano i diritti, nel nostro paese molte rivendicazioni storiche della comunità LGBTQIA+ restano aperte.

La società è più avanti della politica

La società, però, sembra muoversi più velocemente della politica. Le nuove generazioni parlano di identità e orientamento con una naturalezza impensabile dieci anni fa. Ma la Commissione europea conferma che molte persone LGBTQIA+ continuano a subire molestie, esclusione e violenza. La visibilità porta con sé anche una reazione contraria più forte.

Pride: festa e protesta

Il Pride oggi non è solo celebrazione: è resistenza, memoria collettiva. Un promemoria ancora necessario: i diritti LGBTQIA+ non riguardano una minoranza. Riguardano il tipo di società in cui vogliamo vivere.

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