“Grandi ricchezze” non è solo un modo elegante per dire “tanti soldi”. È un tema politico e sociale, perché la concentrazione della ricchezza cambia le regole del gioco: decide chi ha voce, chi può influenzare le scelte pubbliche, chi accede davvero a opportunità e diritti.
Negli ultimi anni il divario si è allargato e la povertà resta alta: secondo i dati richiamati da Oxfam (fonte Banca Mondiale), nel 2022 il 48% della popolazione mondiale (3,83 miliardi di persone) viveva con meno di 8,30 dollari al giorno e, rispetto al 2019, le persone in povertà sono aumentate di 175 milioni. È un modello che produce vincitori strutturali e perdenti strutturali.
Quanto delle grandi ricchezze è in mano all’1% più ricco
Quando si parla di concentrazione intendiamo sia quanto è grande la ricchezza al vertice sia quanto velocemente cresce rispetto al resto.
Oxfam rileva che alla fine di novembre 2025 nel mondo ci sono più di 3.000 miliardari e la loro ricchezza netta aggregata ha raggiunto 18,3 trilioni di dollari. Tra fine novembre 2024 e fine novembre 2025, lo stock di ricchezza dei miliardari è cresciuto di 2,5 trilioni di dollari (in termini reali), con un tasso annuo del 16,2% (tre volte superiore al tasso annuo medio del quinquennio 2020–2024).
Per capire meglio la sproporzione possiamo dire che solo i 10 miliardari più ricchi del mondo arrivano complessivamente a 2.356 miliardi di dollari.
E non è solo una questione “globale e lontana”: in Italia, il report segnala che il 5% più ricco delle famiglie detiene quasi metà della ricchezza nazionale (49,4%) e possiede quasi il 17% in più rispetto alla ricchezza detenuta dal 90% più povero.
Se ti incuriosisce la situazione italiana, sappiamo che tra il 30/11/2024 e il 30/11/2025 la ricchezza dei miliardari italiani è salita di 54,6 miliardi in termini reali fino a 307,5 miliardi, detenuti da 79 individui.

Eredità, rendite e privilegi fiscali: la ricchezza che si riproduce da sola
Uno dei punti più importanti e spesso rimossi è che molta ricchezza estrema non nasce dal “merito”, ma si trasmette e si moltiplica grazie a meccanismi che proteggono chi è già in alto.
Oltre un terzo (36%) della ricchezza dei miliardari è ereditata. E nel 2023, per la prima volta, la quota di ricchezza dei nuovi miliardari derivante da eredità ha superato quella attribuibile all’attività imprenditoriale. Nello stesso passaggio si stima che nei prossimi 20-30 anni più di 1.000 miliardari trasmetteranno ai propri eredi patrimoni per 5.200 miliardi di dollari. Semplicemente, così facendo anche le disuguaglianze diventano ereditarie. E una società dove la traiettoria di vita dipende dal patrimonio di famiglia è una società meno libera, non più “dinamica”.
Le conseguenze sull’accesso ai servizi pubblici
La concentrazione della ricchezza si traduce in scelte fiscali e di spesa. Se lo Stato incassa relativamente meno da chi ha di più e non tassa efficacemente profitti e patrimoni, la pressione si sposta altrove o si taglia. Il risultato è che i servizi pubblici diventano più fragili, e chi può paga alternative private. Chi non può, resta indietro e la disuguaglianza economica si trasforma in disuguaglianza di salute, istruzione, sicurezza. In sintesi: l’estrema concentrazione di ricchezza al vertice (…) è un male per l’umanità.
Le proposte di Oxfam: tassazione e redistribuzione delle grandi ricchezze
Se il problema è strutturale, anche le soluzioni devono esserlo. Senza una fiscalità più giusta, la forbice non si chiude. Due argomentazioni ricorrenti nelle analisi e nel lavoro di advocacy sono:
- tassazione più progressiva su redditi e ricchezza, per ridurre il peso delle imposte regressive e riequilibrare il carico fiscale;
- regole internazionali più eque contro abusi fiscali e paradisi fiscali, perché una parte della ricchezza estrema cresce anche grazie alla possibilità di spostare profitti e basi imponibili.
Sul piano globale, il sistema di tassazione internazionale è stato storicamente guidato da un “club” di paesi ricchi: secondo le stime del Tax Justice Network, i paesi OCSE sarebbero responsabili del 70% delle perdite erariali legate ad abusi fiscali internazionali, mentre molti paradisi fiscali sono paesi ricchi o loro dipendenze.

Perché la lotta al divario sociale riguarda tutti
Cambia per tutti perché una società molto diseguale tende a essere più instabile, più fragile, più ingiusta nell’accesso ai diritti. E perché, nel lungo periodo, perfino la crescita economica diventa più “estrattiva”: beneficia pochi e lascia indietro molti.
Opporsi alla concentrazione estrema della ricchezza non significa fare guerra ai ricchi “in quanto ricchi”. Significa rimettere al centro una domanda banale: quanto potere dovrebbe avere il denaro in una democrazia?







