20 Aprile 2026

Crisi economiche e disuguaglianze: una spirale da spezzare

 

Ogni volta che l’economia entra in crisi, emerge la stessa domanda: chi pagherà il prezzo? I dati mostrano che la risposta è quasi sempre la stessa. Le crisi economiche non colpiscono tutti allo stesso modo: amplificano divari già esistenti, consolidano le posizioni di chi era già in vantaggio e rendono strutturale ciò che sembrava temporaneo. Non è una legge naturale: è il risultato di come funzionano i mercati finanziari, i sistemi fiscali e le politiche pubbliche quando non c’è una redistribuzione equa. Capire il meccanismo oltre l’evento scatenante è il primo passo per non accettarlo come inevitabile.

Credit: Gonzalo Gómez/Oxfam
Credit: Gonzalo Gómez/Oxfam

Cosa scatena una crisi economica

Una crisi economica si manifesta quando il sistema smette di funzionare in modo ordinato: la produzione cala, la disoccupazione sale, i redditi si contraggono e la fiducia nel futuro crolla. Le cause possono essere diverse: una bolla speculativa che esplode, uno shock esterno come un’impennata dei prezzi dell’energia, una crisi del debito sovrano, una pandemia, ma il meccanismo di trasmissione è ricorrente.

La crisi finanziaria del 2008 è uno degli esempi più studiati: nata dalla bolla immobiliare statunitense e dall’accumulo di titoli ad alto rischio nel sistema bancario globale, si è trasformata in recessione mondiale, colpendo lavoratori, famiglie e piccole imprese mentre le grandi istituzioni finanziarie venivano salvate con denaro pubblico. Governi e banche centrali hanno iniettato migliaia di miliardi di dollari nell’economia, evitando il collasso. Ma quei miliardi hanno fatto lievitare il valore delle attività finanziarie come azioni, obbligazioni, immobili la cui proprietà è concentrata nelle fasce più ricche della popolazione. Chi aveva già qualcosa da investire ha guadagnato. Chi viveva di lavoro dipendente ha perso.

Il meccanismo della forbice: perché ogni crisi allarga il divario

Questa dinamica non è un’eccezione: è strutturale. Negli ultimi dieci anni, i miliardari hanno raddoppiato la propria ricchezza in termini reali, con un incremento quasi sei volte superiore a quello registrato dal 50% più povero della popolazione mondiale. Per ogni 100 dollari di aumento della ricchezza globale nello stesso periodo, 54,40 dollari sono andati all’1% più ricco e appena 0,70 dollari al 50% più povero.

La pandemia ha accelerato questa tendenza in modo inedito. Nel biennio 2020-2021, per ogni 100 dollari di incremento della ricchezza globale, 63 dollari sono andati all’1% più ricco e appena 10 al 90% più povero. Secondo la Banca Mondiale, nel primo anno della pandemia le perdite di reddito del 40% più povero dell’umanità sono state il doppio rispetto a quelle del 40% più ricco, e la disuguaglianza di reddito globale è aumentata per la prima volta da decenni.

La crisi inflattiva del 2022 ha riproposto lo stesso schema. Le grandi imprese del comparto energetico e agro-alimentare hanno più che raddoppiato i propri profitti rispetto alla media 2018-2020, distribuendo 257 miliardi di dollari agli azionisti. Nel frattempo l’inflazione ha eroso i salari reali in 79 paesi con una forza lavoro complessiva di quasi 1,7 miliardi di persone. Non è un caso: molte imprese, forti del proprio potere di mercato, hanno usato l’aumento dei costi come copertura per ampliare i margini di profitto creando quella che gli economisti hanno cominciato a chiamare greedflation, inflazione da avidità.

Credit: Moctar Tondi/ Oxfam
Credit: Moctar Tondi/ Oxfam

In Italia e nel Sud globale: le stesse logiche, contesti diversi

Le crisi economiche non colpiscono solo i paesi più poveri. In Italia, tra il 2007 l’anno prima della grande crisi finanziaria e il 2022, i redditi reali delle famiglie si sono ridotti in media del 7,2%. La contrazione è stata più marcata per chi dipendeva da lavoro dipendente (-10,6%) e lavoro autonomo (-13,7%). La povertà assoluta è più che raddoppiata in sedici anni. Sono le famiglie numerose, quelle con bassa istruzione, quelle che vivono in affitto e quelle residenti nel Mezzogiorno a pagare il prezzo più alto come documentano i dati ISTAT.

Nel Sud globale, le crisi si intrecciano con il peso del debito in modo ancora più soffocante. Oggi 3,3 miliardi di persone vivono in paesi che spendono più per il servizio del debito che per l’istruzione e la sanità. In media, i paesi a basso e medio reddito destinano il 48% delle proprie risorse pubbliche al rimborso del debito, spesso verso ricchi creditori privati con sede a New York o Londra. Quando arriva una crisi pandemica, siccità, recessione globale questi paesi non hanno margine per rispondere: tagliano servizi, aumentano la pressione fiscale sui redditi più bassi e contraggono nuovi debiti a condizioni peggiori.

Le proposte contro crisi economiche e disuguaglianza

Se il problema è strutturale, le soluzioni devono esserlo. Crediamo che ci siano tre leve sono centrali.

La prima è una fiscalità più progressiva su redditi e patrimoni: ridurre la pressione sulle fasce medie e basse e aumentarla su chi beneficia di più nei periodi di crisi. La ricchezza dei miliardari è cresciuta del 16,2% in un solo anno tre volte il tasso medio del quinquennio precedente anche grazie alla deregolamentazione e all’indebolimento degli accordi internazionali sulla tassazione delle grandi corporation. Puoi approfondire come funziona questo meccanismo, puoi capire come la concentrazione della ricchezza alimenta la disuguaglianza.

La seconda è la cancellazione o ristrutturazione del debito dei paesi più poveri, per liberare risorse da destinare a sanità, istruzione e protezione sociale invece di trasferirle a creditori privati internazionali.

La terza è rafforzare i sistemi di protezione sociale prima che la crisi arrivi: sussidi di disoccupazione, salario minimo, servizi pubblici universali. Sono questi ammortizzatori, non i salvataggi delle banche, che proteggono le persone quando l’economia si contrae.

Spezzare la spirale crisi-disuguaglianza non richiede soluzioni straordinarie, ma scelte politiche che smettano di scaricare i costi delle crisi su chi non le ha causate.

Scarica il report e guarda da vicino il baratro della disuguaglianza

Articoli correlati