Dopo anni di guerra, parlare del conflitto in Ucraina solo in termini militari o geopolitici non è più sufficiente. Le linee del fronte raccontano solo una parte della storia. L’altra, spesso meno visibile, riguarda il modo in cui la guerra incide sulla vita quotidiana dei civili: persone private della libertà, famiglie separate, comunità costrette a fuggire, diritti fondamentali sospesi o negati.
Il rapporto delle Nazioni Unite sul trattamento dei civili nel contesto dell’invasione russa dell’Ucraina offre una chiave di lettura cruciale: la guerra non produce solo vittime collaterali, ma violenze sistematiche che colpiscono direttamente la popolazione civile. È su questo piano che il conflitto va analizzato, se si vuole comprenderne davvero le conseguenze umane.

I civili nel conflitto: non solo vittime indirette
Nel diritto internazionale umanitario, i civili dovrebbero essere protetti dagli effetti diretti delle ostilità. In Ucraina però, come in molti altri contesti bellici, il confine tra combattenti e popolazione civile è stato ripetutamente violato. Secondo il rapporto dell’Alto Commissariato ONU per i diritti umani Treatment of civilians deprived of their liberty in the context of the armed attack by the Russian Federation against Ukraine migliaia di civili sono stati privati della libertà in relazione al conflitto, spesso senza accuse formali, senza accesso a un avvocato e senza possibilità di contatto con le famiglie.
Le persone colpite non sono solo individui casuali. Tra i civili detenuti figurano funzionari locali, operatori pubblici, volontari, giornalisti e persone considerate “collaborative” con le autorità ucraine. Questo indica che la detenzione non è episodica, ma parte di una strategia di controllo e intimidazione nei territori coinvolti. Il report contiene alcuni esempi di categorie di civili detenuti a lungo termine che risultano ancora in detenzione dopo giugno 2025:
Tre membri del personale nazionale dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), arrestati nel 2022 e successivamente condannati rispettivamente per “alto tradimento” e “spionaggio”. I membri delle organizzazioni internazionali godono di immunità in relazione all’esercizio delle loro funzioni ufficiali. Inoltre, risultano detenuti almeno:
- 15 lavoratori della centrale nucleare di Zaporižžja.
- 37 giornalisti e operatori dei media, alcuni dei quali erano anche difensori dei diritti umani.
- 3 membri delle amministrazioni locali, tra cui il sindaco di Kherson.
- 68 appartenenti a diversi gruppi religiosi o etnici, tra cui membri di comunità cristiane evangeliche nei territori occupati dell’Ucraina e musulmani, in prevalenza tatari di Crimea, accusati di affiliazione con “Hizb ut-Tahrir” in Crimea.

Detenzione arbitraria, torture e sparizioni forzate
Il rapporto ONU documenta pratiche gravi e ripetute: detenzione arbitraria, torture, maltrattamenti e, in alcuni casi, sparizioni forzate. Le persone detenute sono state sottoposte a violenze fisiche e psicologiche, interrogatori coercitivi e condizioni di detenzione degradanti. Come si legge nel report inoltre:
Diverse donne e uomini hanno inoltre riferito impatti di genere specifici legati a torture e maltrattamenti.
Ad esempio, un uomo ha descritto problemi di salute all’apparato urinario a seguito di scosse elettriche applicate ai genitali. Due donne in gravidanza hanno subito un aborto spontaneo in seguito a violenze fisiche.
Un elemento particolarmente allarmante è l’assenza di informazioni sul destino dei detenuti. Famiglie che non sanno dove si trovino i propri cari, se siano vivi, se abbiano accesso a cure mediche. Questa incertezza prolungata ha un impatto devastante non solo sugli individui direttamente colpiti, ma sull’intero tessuto sociale.
Il rapporto sottolinea come tali pratiche possano costituire gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, richiedendo indagini indipendenti e meccanismi di responsabilità efficaci.
Sfollamento forzato e perdita di protezione
La detenzione e le violazioni dei diritti umani sono strettamente legate allo sfollamento forzato. Molte persone fuggono non solo per i bombardamenti, ma per il timore di arresti arbitrari, rappresaglie o persecuzioni. Lo sfollamento interno, così come la fuga verso altri Paesi, diventa una strategia di sopravvivenza.
Questo tipo di sfollamento ha effetti di lungo periodo: perdita del lavoro, interruzione dell’istruzione, peggioramento della salute mentale, indebolimento delle reti di sostegno familiare. La guerra, in questo senso, non termina con la cessazione delle ostilità, ma continua a produrre vulnerabilità anche a distanza di anni.
La risposta internazionale e i suoi limiti
La comunità internazionale dispone di strumenti giuridici per proteggere i civili nei conflitti armati. Ciononostante, anche in questo caso come succede anche nei territori occupati palestinesi e in molte altre parti del mondo, ci sono limiti significativi nell’accesso ai luoghi di detenzione, nel monitoraggio indipendente e nell’accertamento delle responsabilità.
Senza un’effettiva applicazione del diritto internazionale e senza meccanismi di accountability, il rischio è che le violazioni documentate restino impunite. Questo non solo mina la protezione dei civili oggi, ma crea un precedente pericoloso per altri contesti di guerra.
Le conseguenze umanitarie di queste violazioni si riflettono anche sui sistemi di accoglienza e protezione attivati in Europa. Per un approfondimento sulla risposta umanitaria e sull’accoglienza delle persone in fuga dalla guerra, è possibile leggere l’articolo dedicato all’emergenza in Ucraina.

Il ruolo di Oxfam: protezione, dignità, diritti
In questo scenario, il lavoro di Oxfam si concentra sulla protezione delle persone colpite dal conflitto e sulla tutela della loro dignità. Oltre agli interventi umanitari su acqua, servizi essenziali e sostegno economico, Oxfam lavora per rafforzare le comunità, offrire supporto psicosociale e sostenere l’accesso ai diritti.
Accanto all’azione sul campo, Oxfam svolge attività di advocacy per il rispetto del diritto internazionale umanitario e per la protezione dei civili, denunciando le violazioni documentate e chiedendo un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli.
La guerra in Ucraina non può essere compresa solo attraverso le dinamiche militari. Il suo costo più alto continua a ricadere sui civili: persone private della libertà, famiglie spezzate, comunità costrette a vivere nella paura e nell’incertezza. Analizzare il conflitto dal punto di vista dei diritti umani non è un esercizio teorico, ma un passo necessario per riportare al centro le persone e la loro protezione.




