Quando si parla di Yemen, il nome Houthi torna continuamente: nelle notizie sugli attacchi nel Mar Rosso, nei report sulla crisi umanitaria, nei briefing del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ma chi sono gli Houthi, da dove vengono e perché il loro ruolo è diventato centrale non solo in Yemen ma in tutta la regione? Capirlo è necessario per leggere una guerra che dura da oltre un decennio e che ha prodotto una delle crisi umanitarie più gravi al mondo.
Per un quadro completo sulle cause e gli attori del conflitto, leggi il nostro articolo sulla guerra in Yemen.
Chi sono gli Houthi: origini e identità
Il movimento noto come Houthi prende il nome dal suo fondatore, Hussein Badr al-Din al-Houthi, ucciso dalle forze governative yemenite nel 2004. Il nome ufficiale del gruppo è Ansar Allah, che in arabo significa “Sostenitori di Dio”. Nasce negli anni Novanta nel governatorato di Saada, nel nord-ovest dello Yemen, come movimento religioso e politico di ispirazione sciita zaydita, una corrente dell’Islam storicamente radicata in quella regione.
Le origini del movimento sono indigene: Ansar Allah è una forza politica nata da rivendicazioni locali, dalla marginalizzazione economica del nord Yemen e dall’opposizione all’influenza wahhabita saudita nella regione. Questo non esclude il ruolo dell’Iran come alleato strategico, che si è consolidato nel tempo con forniture di armi e supporto finanziario documentati dal Panel di Esperti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
L’ideologia e la struttura interna
Ansar Allah si fonda su una visione politico-religiosa che mescola rivendicazioni di giustizia sociale, identità sciita zaydita e forte opposizione agli Stati Uniti e a Israele, sintetizzata nello slogan del movimento: “Dio è grande, morte all’America, morte a Israele, maledizione agli ebrei, vittoria all’Islam”. La leadership è verticale e accentrata nella famiglia al-Houthi. Abdul-Malik al-Houthi, fratello del fondatore, guida il movimento dalla morte di Hussein nel 2004.

Come gli Houthi sono arrivati al potere
La crisi politica yemenita e l’avanzata del 2014
Le Primavere Arabe del 2011 portano alla caduta del presidente Ali Abdullah Saleh dopo 33 anni di governo. Il successore Abd Rabbuh Mansur Hadi guida una transizione fragile, senza risorse e senza legittimità popolare. In questo vuoto, Ansar Allah espande il controllo dal nord verso il centro del paese fino all’ingresso nella capitale Sana’a nel settembre 2014.
Nel gennaio 2015 gli Houthi sciolgono il Parlamento e assumono il controllo del governo. Il presidente Hadi fugge ad Aden, poi in Arabia Saudita. Il 26 marzo 2015, una coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita interviene a sostegno del governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale. Quella che doveva essere un’operazione rapida diventa una guerra che dura ancora.
Per un quadro completo sugli attori del conflitto, le responsabilità internazionali nel commercio delle armi e la crisi umanitaria generale, leggi il nostro articolo sulla guerra in Yemen.
La frammentazione del paese
A giugno 2026, lo Yemen è diviso in tre aree di controllo distinte. Il nord-ovest, inclusa la capitale Sana’a, è sotto Ansar Allah. Il sud e l’est sono sotto il Consiglio di Presidenza (PLC), governo internazionalmente riconosciuto. Nel sud opera anche il Consiglio di Transizione del Sud (CTS), fazione separatista che a dicembre 2025 ha tentato di espandere il controllo sulle province orientali, venendo bloccato dall’Arabia Saudita nel gennaio 2026, secondo il Security Council Report di febbraio 2026.
L’intervento della coalizione guidata dall’Arabia Saudita
Il 26 marzo 2015 inizia l’Operazione Decisive Storm: una coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita, che include Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Egitto, Giordania, Marocco, Sudan e Qatar, interviene a sostegno del governo Hadi. Quella che doveva essere un’operazione rapida diventa una guerra decennale. A giugno 2026, il paese rimane diviso: il nord-ovest, inclusa la capitale Sana’a, sotto controllo di Ansar Allah; il sud e l’est sotto il Consiglio di Presidenza (PLC), il governo internazionalmente riconosciuto sostenuto dalla coalizione araba; con ulteriori fratture interne nel sud, dove il Consiglio di Transizione del Sud (CTS), fazione separatista sostenuta dagli Emirati Arabi Uniti, ha tentato a dicembre 2025 di espandere il controllo sulle province orientali, venendo bloccato militarmente dall’Arabia Saudita a gennaio 2026, secondo quanto riportato dal Security Council Report.

Gli attacchi nel Mar Rosso: cosa è successo
Dalla Gaza war alla crisi delle rotte commerciali
Il 7 ottobre 2023, dopo l’attacco Hamas e l’avvio dell’operazione militare israeliana su Gaza, Ansar Allah annuncia l’apertura di un fronte di solidarietà con i palestinesi. A novembre 2023 iniziano gli attacchi contro navi commerciali nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden, con l’obiettivo dichiarato di fare pressione su Israele affinché accetti un cessate il fuoco.
Le conseguenze sulle rotte commerciali globali sono immediate: il traffico attraverso il Canale di Suez cala drasticamente, con rotte deviate intorno al Capo di Buona Speranza e costi di trasporto in forte aumento. Tra novembre 2023 e luglio 2025, gli Houthi effettuano oltre 100 attacchi contro navi commerciali, affondano la MV Galaxy Leader a novembre 2023 e la MV Magic Seas il 6 luglio 2025, secondo quanto documentato dal Security Council Report.
La risposta militare e il cessate il fuoco USA-Houthi
A gennaio 2024, Stati Uniti e Regno Unito avviano attacchi aerei contro infrastrutture militari di Ansar Allah nello Yemen nell’ambito della Operation Prosperity Guardian. La campagna si intensifica notevolmente tra marzo e maggio 2025, con 339 attacchi aerei statunitensi in 53 giorni che, secondo i dati dello Yemen Data Project, causano 685 vittime civili tra morti e feriti.
Il 6 maggio 2025, il presidente Trump annuncia la fine della campagna americana: un cessate il fuoco mediato dall’Oman pone fine agli attacchi statunitensi contro gli Houthi in cambio dell’impegno del gruppo a non colpire navi americane nel Mar Rosso. Gli Houthi precisano esplicitamente che l’accordo non riguarda in alcun modo Israele. A luglio 2025 riprendono gli attacchi contro navi non americane. Dopo il cessate il fuoco tra Israele e Hamas annunciato l’8 ottobre 2025, Ansar Allah sospende le operazioni nel Mar Rosso e contro Israele, ma segnala la disponibilità a riprenderle se la guerra a Gaza dovesse ricominciare, secondo il Security Council Report di dicembre 2025.

Gli Houthi e la crisi umanitaria in Yemen
Il controllo del territorio come fattore di crisi
Nelle aree sotto controllo di Ansar Allah vive la maggior parte della popolazione yemenita che subisce le serie conseguenze di questa governance.
A febbraio 2026, secondo quanto riportato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), 73 operatori e operatrici umanitari delle Nazioni Unite risultano detenuti arbitrariamente da Ansar Allah, tre dei quali deferiti a un tribunale penale speciale per accuse legate alle loro funzioni. L’11 febbraio 2026, un operatore del Programma Alimentare Mondiale (PAM) è morto in carcere sotto custodia houthi, secondo il Rapporto annuale di Amnesty International 2026. Il PAM ha dovuto chiudere le operazioni nel nord controllato dagli Houthi per ragioni di sicurezza e mancanza di finanziamenti.
Le restrizioni all’accesso umanitario si sommano a un sistema di controllo della popolazione che include limitazioni alla libertà di stampa, persecuzione dei dissidenti e blocco delle organizzazioni della società civile.
L’impatto sulle donne
Nelle aree Houthi, le libertà delle donne si sono progressivamente ridotte dal 2023. Le restrizioni alla mobilità, all’accesso al lavoro e all’istruzione femminile si intensificano ogni anno. Secondo il report di Oxfam “Donne nelle zone di conflitto”, le donne yemenite subiscono una doppia esposizione al rischio: quello diretto della violenza e quello indiretto del collasso dei servizi.
Il reperimento dell’acqua nelle aree rurali ricade tradizionalmente sulle donne e sui bambini. Oxfam ha documentato già nel 2014 nel governatorato di Hajjah come le donne fossero costrette a percorrere lunghe distanze fino a più pozzi prima di trovarne uno funzionante: una condizione che si è aggravata con la distruzione sistematica delle infrastrutture idriche nel corso del conflitto.
Il reclutamento dei minori
Dopo il 7 ottobre 2023, il reclutamento di minori da parte di Ansar Allah ha subito un’accelerazione, sfruttando la propaganda anti-israeliana e incentivi economici e alimentari rivolti a famiglie in condizioni di povertà estrema. Secondo una ricerca indipendente pubblicata dalla rivista Confronti nel dicembre 2025, migliaia di giovani sono stati arruolati nelle fasi più recenti del conflitto.
La crisi economica nelle aree Houthi
Dal 2019 la Banca Centrale controllata da Ansar Allah a Sana’a e quella del governo riconosciuto ad Aden operano come sistemi incompatibili. A luglio 2025, gli Houthi hanno annunciato l’emissione di una nuova moneta da 50 rial. L’Inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen Hans Grundberg ha definito questa mossa “un’azione unilaterale che rischia di minare ulteriormente la fragile economia yemenita“, secondo il Security Council Report dell’agosto 2025. Per le famiglie nelle aree Houthi, la frammentazione monetaria si traduce in svalutazione, prezzi inaccessibili e perdita ulteriore del potere d’acquisto in un contesto in cui l’80% della popolazione vive già in condizioni di povertà acuta, secondo il Security Council Report del 2025.
Yemen e regione: un conflitto intrecciato
L’asse Iran-Houthi-Hamas-Hezbollah
Ansar Allah è parte di quello che l’Iran definisce “asse della resistenza”, un sistema di alleanze che include Hamas in Palestina, Hezbollah in Libano e diverse milizie irachene. Questa rete ha acquisito un peso geopolitico crescente dopo il 7 ottobre 2023. Gli Houthi si sono posizionati come l’attore più attivo militarmente nel sostenere la causa palestinese con azioni concrete, a differenza di Hezbollah, che ha ridotto la propria esposizione dopo i pesanti colpi subiti dalla guerra in Libano del 2024.
Gli attacchi israeliani sullo Yemen
Israele ha risposto agli attacchi missilistici e con droni degli Houthi con una serie di raid sullo Yemen. Ad agosto e settembre 2025, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno colpito obiettivi a Sana’a, incluse strutture di leadership politica di Ansar Allah, e il porto di Hodeidah, attraverso cui transita il 70% delle importazioni commerciali dello Yemen e l’80% degli aiuti umanitari, secondo il Security Council Report di ottobre 2025. L’attacco al porto, con decine di vittime civili, è stato definito da Human Rights Watch un potenziale crimine di guerra, tanto quanto gli attacchi degli Houthi alle navi cargo.
A gennaio 2026, Abdul-Malik al-Houthi ha annunciato che il gruppo prenderà di mira qualsiasi presenza israeliana in Somaliland, dopo che Israele ha riconosciuto l’indipendenza di quella regione il 26 dicembre 2025, aprendo un nuovo fronte di tensione regionale.
Cosa fa Oxfam in Yemen
Oxfam è presente in Yemen dal 1983. Dal luglio 2015 opera ininterrottamente nel paese, raggiungendo oltre 3 milioni di persone con assistenza diretta attraverso partner locali.
Gli interventi nonostante le restrizioni
Il contesto nelle aree sotto controllo Houthi è il più difficile. Le restrizioni all’accesso, le detenzioni di operatori umanitari e i tagli ai fondi internazionali riducono progressivamente la capacità di risposta. Inoltre, la mancanza di finanziamenti e le difficoltà di accesso rendono sempre più arduo raggiungere chi ha più bisogno.Nonostante le difficoltà, Oxfam si muove su tre fronti.
- Sul fronte dell’acqua e dell’igiene, Oxfam distribuisce acqua potabile, riabilita infrastrutture idriche danneggiate e fornisce kit igienico-sanitari nei campi per sfollati. L’acqua è una priorità critica nelle aree rurali del nord, dove la distruzione dei pozzi e delle reti idriche ha reso il reperimento quotidiano un onere che ricade sulle donne e sui bambini.
- Sul fronte alimentare, Oxfam distribuisce voucher per l’acquisto di cibo e supporta gli agricoltori con attrezzature e sementi per favorire la produzione locale.
- Sul fronte della protezione, lavora con organizzazioni locali yemenite per rispondere alla violenza di genere e per sostenere la partecipazione delle donne ai processi di pace locali, anche nelle aree dove Ansar Allah ha limitato la presenza femminile nello spazio pubblico.
Il Piano di Risposta Umanitaria per lo Yemen 2025 era finanziato al 27,8%, secondo OCHA, meno della metà rispetto al 2024. Per il 2026, le proiezioni stimano 23,1 milioni di yemeniti in bisogno di assistenza. Le risorse disponibili non bastano.
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FAQ sugli Houthi in Yemen
Chi sono gli Houthi in Yemen?
Ansar Allah, noti come Houthi, è un movimento politico e militare sciita zaydita nato negli anni Novanta nel nord dello Yemen. Controlla di fatto il nord-ovest del paese, inclusa la capitale Sana’a, dal 2014. Il nome deriva dal fondatore Hussein al-Houthi, ucciso nel 2004. La leadership è oggi nelle mani di suo fratello Abdul-Malik al-Houthi.
Perché gli Houthi attaccano le navi nel Mar Rosso?
Dal novembre 2023, Ansar Allah attacca navi commerciali nel Mar Rosso dichiarando solidarietà con i palestinesi di Gaza e volendo fare pressione su Israele affinché accetti un cessate il fuoco. Dopo l’accordo Gaza-Israele dell’ottobre 2025, gli attacchi sono stati sospesi, ma il gruppo ha chiarito che riprenderanno se la guerra a Gaza dovesse ricominciare.
Gli Houthi sono legati all’Iran?
Sì, l’Iran è l’alleato strategico principale di Ansar Allah, con forniture di armi, droni e missili documentate dal Panel di Esperti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tuttavia, gli Houthi sono un movimento con radici proprie, nato da dinamiche politiche interne allo Yemen. Il rapporto con l’Iran si è rafforzato nel tempo ma non definisce interamente l’identità e le motivazioni del gruppo.
Cosa è successo tra USA e Houthi nel 2025?
Tra marzo e maggio 2025, gli Stati Uniti hanno condotto una campagna di bombardamenti intensiva contro infrastrutture militari di Ansar Allah, causando centinaia di vittime civili. Il 6 maggio 2025, il presidente Trump ha annunciato un cessate il fuoco mediato dall’Oman: gli Houthi si sono impegnati a non attaccare navi americane, gli USA hanno fermato i raid. L’accordo non ha incluso Israele, che ha continuato a essere un obiettivo di Ansar Allah fino al cessate il fuoco con Hamas di ottobre 2025.
Come la crisi Houthi aggrava la situazione umanitaria in Yemen?
Le restrizioni all’accesso umanitario nelle aree controllate da Ansar Allah, le detenzioni di 73 operatori umanitari ONU, il blocco della partecipazione delle donne alla vita pubblica e il collasso dei servizi nelle aree sotto il loro controllo aggravano una crisi già devastante. Il Programma Alimentare Mondiale ha dovuto chiudere le operazioni nel nord controllato dagli Houthi per ragioni di sicurezza e mancanza di finanziamenti. Tra aprile e luglio 2026, 7,8 milioni di yemeniti sono attesi in condizioni di crisi alimentare o peggiori, secondo il rapporto congiunto della Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e del Programma Alimentare Mondiale (PAM) del giugno 2026.







