La guerra in Yemen è iniziata nel 2014. A giugno 2026, non è finita. In oltre un decennio ha prodotto una delle crisi umanitarie più gravi al mondo, con 19,5 milioni di persone in bisogno di assistenza nel 2025, una cifra destinata a salire a 23,1 milioni nel 2026 secondo le proiezioni dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA). Eppure i finanziamenti internazionali si sono ridotti del 59% tra il 2022 e il 2025, secondo il rapporto congiunto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e del Programma Alimentare Mondiale (PAM) del giugno 2026.
Ricostruiamo le cause del conflitto, chi combatte e perché, e cosa sta succedendo oggi alla popolazione yemenita.
Per capire il ruolo specifico degli Houthi nella crisi, leggi Houthi nello Yemen: dinamiche e impatti del conflitto.

Le cause della guerra in Yemen
Un paese fragile prima della guerra
Lo Yemen era già uno dei paesi più poveri del mondo arabo prima del 2014. Riserve petrolifere in esaurimento, corruzione sistemica, carenza cronica d’acqua, forti disuguaglianze regionali tra nord e sud: la fragilità dello Stato yemenita aveva radici strutturali che le Primavere Arabe del 2011 hanno portato in superficie.
Le proteste del 2011 costringono il presidente Ali Abdullah Saleh, al potere da 33 anni, a dimettersi. Il successore Abd Rabbuh Mansur Hadi guida una transizione che non riesce a costruire istituzioni stabili né a rispondere ai bisogni della popolazione. In questo vuoto, il movimento Ansar Allah, noto come Houthi, espande il controllo dal nord verso il centro del paese.
Il 2014-2015: l’escalation
Nel settembre 2014 gli Houthi entrano nella capitale Sana’a. A gennaio 2015 sciolgono il Parlamento e assumono il controllo del governo. Il presidente Hadi fugge ad Aden, poi in Arabia Saudita.
Il 26 marzo 2015 inizia l’Operazione Decisive Storm: una coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita, con Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Egitto, Giordania, Marocco, Sudan e Qatar, interviene a sostegno del governo Hadi. Quella che doveva essere un’operazione rapida e mirata diventa una guerra decennale.
Yemen come teatro di rivalità regionale
Il conflitto yemenita è anche una “guerra per procura” tra Iran e Arabia Saudita. L’Iran sostiene gli Houthi con armi, droni e finanziamenti, come documentato dal Panel di Esperti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’Arabia Saudita sostiene militarmente il governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Questa dimensione regionale ha complicato ogni tentativo di soluzione negoziata.
Chi combatte in Yemen: i quattro attori principali
A giugno 2026, il conflitto yemenita coinvolge quattro forze principali che non combattono sempre tra loro in modo lineare.
Ansar Allah (Houthi) controlla il nord-ovest del paese, inclusa la capitale Sana’a. È l’attore militarmente più organizzato e ha acquisito rilevanza internazionale con gli attacchi alle navi nel Mar Rosso dal 2023.
Il Consiglio di Presidenza (PLC), governo internazionalmente riconosciuto, è sostenuto dalla coalizione araba guidata dall’Arabia Saudita. Controlla formalmente il sud e l’est del paese, ma la sua autorità è frammentata.
Il Consiglio di Transizione del Sud (CTS), sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti, persegue obiettivi separatisti nel sud del paese. A dicembre 2025 ha tentato di espandere il controllo sulle province orientali di Hadramout e Al-Mahra, venendo bloccato militarmente dall’Arabia Saudita a gennaio 2026, secondo quanto riportato dal Security Council Report di febbraio 2026. Questo episodio dimostra che anche la coalizione anti-Houthi è attraversata da profonde contraddizioni.
Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP) sfrutta l’instabilità nel sud-est del paese, con una presenza stimata tra i 2.000 e i 3.000 combattenti secondo i monitor delle Nazioni Unite.
Chi arma il conflitto
Gran parte delle vittime civili yemenite è il risultato di migliaia di attacchi aerei della coalizione saudita, spesso indiscriminati. Le armi provengono in larga parte da Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Italia e altri paesi europei. Il Centro Europeo per i Diritti Costituzionali e Umani (ECCHR) ha avviato una richiesta alla Corte Penale Internazionale per indagare sulla responsabilità degli attori aziendali europei nella fornitura di armamenti alle parti in conflitto. Nonostante denunce ripetute di crimini di guerra, le forniture sono continuate.
Oxfam ha documentato in modo specifico come le armi esplosive ad ampio raggio, utilizzate in aree densamente popolate, abbiano un impatto sproporzionato sulle donne e sui bambini. Nel rapporto “La violenza delle armi esplosive sulla popolazione civile in Yemen” del novembre 2019, Oxfam ha chiesto restrizioni urgenti ai trasferimenti di armi verso tutte le parti in conflitto, in applicazione del Trattato sul Commercio delle Armi, di cui l’Italia è firmataria.

La crisi umanitaria: i dati aggiornati
Vittime e sfollamenti
Le cifre ufficiali sulle vittime in Yemen comprendono almeno 19.000 civili uccisi direttamente dal conflitto fino al 2024, secondo i dati riportati dall’attuale versione dell’articolo sul sito Oxfam. Questo dato è tuttavia parziale: non include le morti per cause indirette, ovvero malattie, malnutrizione e collasso dei servizi sanitari, che rappresentano la quota maggiore della mortalità in contesti di guerra prolungata. Il Civilian Impact Monitoring Project, meccanismo di monitoraggio umanitario delle Nazioni Unite, ha documentato almeno 1.200 civili uccisi o feriti nel solo 2024 per causa diretta della violenza armata, inclusi oltre 200 bambini. Le persone sfollate internamente sono 4,8 milioni secondo i dati UNICEF del 2025.
Fame e malnutrizione
Tra aprile e luglio 2026, 7,8 milioni di yemeniti, oltre la metà della popolazione, sono previsti in condizioni di crisi alimentare o peggiori, secondo il rapporto congiunto FAO e PAM del giugno 2026. Lo Yemen è classificato tra i 13 “hotspot della fame” globali con il livello di preoccupazione più alto.
2,3 milioni di bambini sono malnutriti, 600.000 in forma grave, secondo i dati UNICEF del 2025. Il Programma Alimentare Mondiale ha dovuto chiudere le operazioni nel nord controllato dagli Houthi per ragioni di sicurezza e tagli ai fondi. Circa 400 strutture sanitarie, di cui 64 ospedali, rischiano la chiusura per mancanza di finanziamenti, secondo l’Inviato speciale delle Nazioni Unite Tom Fletcher nel maggio 2025.
Il colera come indicatore del collasso
Nel 2024, lo Yemen ha rappresentato oltre un terzo dei casi globali di colera e il 18% delle morti correlate a livello mondiale, secondo i dati OCHA. Tra marzo 2024 e agosto 2025 si sono registrati oltre 322.000 casi sospetti e 1.073 decessi associati alla malattia nel paese, sempre secondo OCHA. Il colera non è una malattia inevitabile: si diffonde quando l’acqua potabile è contaminata e i sistemi fognari collassano. In Yemen, entrambe le condizioni sono il risultato diretto dei bombardamenti sulle infrastrutture idriche.
Il sottofinanziamento come scelta politica
Il Piano di Risposta Umanitaria per lo Yemen 2025 era finanziato al 27,8%, meno della metà rispetto al 2024, a sua volta già insufficiente. La riduzione dei finanziamenti internazionali, accelerata dai tagli dell’amministrazione statunitense all’assistenza estera nel 2025, ha avuto conseguenze dirette: programmi nutrizionali per bambini malnutriti chiusi, servizi sanitari sospesi, operatori umanitari costretti a lasciare le aree più colpite. Come ha dichiarato Tom Fletcher, coordinatore degli aiuti delle Nazioni Unite, nel maggio 2025: “Gli operatori umanitari stanno esaurendo tempo e risorse“.
La crisi economica: due Yemen separati
Dal 2019, lo Yemen è diviso in due sistemi economici incompatibili. La Banca Centrale controllata dagli Houthi a Sana’a e quella del governo riconosciuto ad Aden operano in parallelo, con conseguenze devastanti sulla moneta e sui prezzi. A luglio 2025, gli Houthi hanno annunciato l’emissione di una nuova moneta, aggravando ulteriormente la frammentazione monetaria. L’Inviato speciale delle Nazioni Unite Hans Grundberg ha definito questa mossa “un’azione unilaterale che rischia di minare ulteriormente la fragile economia yemenita“, secondo il Security Council Report dell’agosto 2025.
L’80% della popolazione yemenita vive in condizioni di povertà acuta, secondo il Security Council Report del 2025. La svalutazione della moneta e l’aumento dei prezzi dei beni essenziali hanno eroso il potere d’acquisto di famiglie che non avevano riserve di partenza.
Cosa fa Oxfam in Yemen
Oxfam è presente in Yemen dal 1983 e opera ininterrottamente nel paese dal luglio 2015, raggiungendo oltre 3 milioni di persone con assistenza diretta.
Gli interventi sul campo
Sul fronte dell’acqua e dell’igiene, Oxfam distribuisce acqua potabile con autobotti, riabilita infrastrutture idriche danneggiate dai bombardamenti e fornisce kit igienico-sanitari nei campi per sfollati. L’accesso all’acqua è una priorità critica: la distruzione sistematica dei pozzi e delle reti idriche ha reso il reperimento dell’acqua un compito quotidiano gravoso, che ricade principalmente su donne e bambini. Oxfam ha documentato già nel 2014 nel governatorato di Hajjah come le donne fossero costrette a percorrere lunghe distanze fino a più pozzi prima di trovarne uno funzionante, una realtà che si è aggravata con il progredire del conflitto.
Sul fronte alimentare, Oxfam distribuisce voucher per l’acquisto di cibo e supporta centinaia di agricoltori con attrezzature e sementi per favorire la produzione locale. Sul fronte della protezione, lavora con organizzazioni locali per prevenire e rispondere alla violenza di genere e per sostenere la partecipazione delle donne ai processi di pace locali.
I limiti operativi
Il contesto è diventato più difficile. Le restrizioni agli accessi nelle aree Houthi, le detenzioni di personale umanitario e i tagli ai finanziamenti limitano la nostra capacità di risposta.
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FAQ sulla guerra in Yemen
Perché c’è la guerra in Yemen?
Il conflitto nasce dalla fragilità strutturale dello Stato yemenita, aggravata dalla crisi politica del 2011. L’avanzata degli Houthi nel 2014, l’intervento della coalizione guidata dall’Arabia Saudita nel 2015 e la dimensione regionale della rivalità tra Iran e Arabia Saudita hanno trasformato una crisi interna in un conflitto prolungato con molteplici attori.
Chi sta vincendo la guerra in Yemen?
Nessun attore ha vinto militarmente. A giugno 2026, gli Houthi controllano il nord-ovest del paese inclusa la capitale, il governo riconosciuto controlla formalmente il resto, ma la sua autorità è contestata internamente. I negoziati di pace facilitati dall’Oman e dall’Inviato speciale delle Nazioni Unite Hans Grundberg sono in stallo, secondo il Security Council Report.
Quante persone sono morte nella guerra in Yemen?
Le cifre ufficiali documentano almeno 19.000 vittime civili dirette fino al 2024. Il dato reale è molto più alto se si includono le morti per cause indirette, ovvero malattie, malnutrizione e collasso sanitario, che in contesti di guerra prolungata superano spesso le vittime dirette. Non esiste a oggi un conteggio sistematico e verificato delle morti totali.
Perché i finanziamenti umanitari si sono ridotti?
I tagli riflettono scelte politiche, non solo vincoli di bilancio. L’amministrazione statunitense ha ridotto drasticamente l’assistenza estera nel 2025. Tra il 2022 e il 2025, i finanziamenti globali all’assistenza alimentare sono calati del 59% secondo FAO e PAM. Il risultato è che il Piano di Risposta Umanitaria per lo Yemen 2025 era finanziato al 27,8%.
Come si può aiutare la popolazione yemenita?
Sostenendo il lavoro di Oxfam sul campo: acqua, cibo, protezione delle donne e pressione politica per un cessate il fuoco permanente e il ripristino dei finanziamenti umanitari.







