Sabato 24 ottobre 2026 parteciperemo alla manifestazione nazionale “No ai CPR – Né a Castel Volturno né altrove”, che si terrà nella cittadina campana individuata come uno dei luoghi dove dovrebbe sorgere un nuovo Centro per il Rimpatrio per le persone migranti.
UN SISTEMA CHE COSTA MILIONI E INDEBOLISCE LA DEMOCRAZIA
Il respiro nazionale della mobilitazione non è dato solo dalla necessità di unire le forze di fronte a politiche scellerate che sperperano ingenti quantità di denaro pubblico -43 milioni di euro previsti per il solo progetto di Castel Volturno- ma anche per impedire il riprodursi di dispositivi di repressione che annichiliscono i diritti delle persone e la nostra cultura democratica.
Il progetto del Governo riguarda tutte e tutti noi perché prevede attualmente la costruzione di almeno altri 6 centri: in Emilia Romagna, in Trentino, in Calabria, in Sicilia e in Toscana. Nel 2023 il Ministro Piantedosi ne prevedeva addirittura altri 10 oltre ai 10 già esistenti. Ma anche a fronte di un evidente ridimensionamento, effettuato probabilmente conti alla mano, la questione stessa dell’esistenza di tali strutture pone questioni etiche e politiche impossibili da eludere.
COSA SONO I CENTRI DI PERMANENZA PER IL RIMPATRIO
Tecnicamente, i CPR sono luoghi dove persone destinatarie di un provvedimento di espulsione attendono che lo Stato organizzi il rimpatrio verso il loro paese d’origine. Non sono nati come strutture con scopo punitivo o rieducativo nei confronti delle persone trattenute, che infatti si dividono tra chi non ha mai commesso alcun reato, ma solo un illecito amministrativo, e chi ha già scontato la sua pena in carcere. Questa descrizione apparentemente neutra, oltre a porre l’annosa questione della possibilità di rinchiudere fino a un anno e mezzo persone che non hanno commesso alcun atto di rilevanza penale, cela in realtà situazioni di degrado e violenza semplicemente incompatibili con i principi dello stato di diritto, emerse solo grazie all’instancabile lavoro di denuncia di pochi giornalisti, di alcuni parlamentari e delle organizzazioni della società civile. I CPR rappresentano infatti spazi di sospensione dei diritti fondamentali, caratterizzati da condizioni sistematiche di isolamento, violenza, degrado materiale, sofferenza fisica e psichica.
LUOGHI DI ISOLAMENTO, VIOLENZA E SOSPENSIONE DEI DIRITTI
Come documentato nel 2025 anche dal Rapporto di monitoraggio dei CPR del Tavolo Asilo e Immigrazione, di cui Oxfam Italia fa parte, le persone trattenute vivono in ambienti squallidi e malsani, con servizi igienici spesso inutilizzabili. La tutela legale, diritto fondamentale di chiunque sia privato della libertà personale, è fortemente compromessa. Si registrano un’altissima incidenza di disturbi ansiosi, depressivi e post-traumatici, e soprattutto un uso improprio e massiccio di psicofarmaci, impiegati come strumento di contenimento piuttosto che di cura. Non si contano gli atti di autolesionismo (ingestione di vetri, ferite autoinflitte alle braccia o al viso, cucitura delle labbra con ago e filo), così come i tentativi di suicidio. Ricordiamo che, dalla loro apertura, più di 30 persone sono morte nei CPR italiani.
Tutto questo, peraltro, a fronte di una plateale inefficienza nell’esecuzione degli ordini di rimpatrio, se solo nel 2024, sul totale delle espulsioni, appena il 10% si è realizzato attraverso il trattenimento nei CPR. D’altra parte, la funzione dei CPR non è mai stata quella di facilitare i rimpatri, ma bensì quella di aumentare l’allarme sociale nella cittadinanza, contribuendo alla costruzione retorica dell’immigrato “clandestino” come pericolo per la sicurezza. Uno strumento di propaganda politica, costruito letteralmente sulla pelle delle persone.






