Il dramma del colera in Yemen

21 Luglio 2017
Il dramma del colera in Yemen

I bambini sono i più colpiti dal colera e i più a rischio

Yemen, l’epidemia di colera non si ferma

Il numero di persone colpite dal colera in Yemen è altissimo: a tre mesi dall’inizio dell’epidemia vi sono stati più di 360.000 casi sospetti.

Sebbene i numeri a oggi aumentino meno velocemente, la stagione delle piogge – che va da luglio a settembre – contribuirà al diffondersi dell’epidemia. La paura è che si arrivi anche a 600.000 casi, mai registrati dal 1949, quando è iniziato il monitoraggio a livello mondiale.

Perché è difficile fermare l’epidemia?

Il colera si è diffuso velocemente in un paese già in ginocchio dopo due anni di guerra, e che è oggi sull’orlo della carestia. Da aprile, quasi 2.000 persone sono morte. Per molti yemeniti, stremati dalla fame, il colera è il colpo finale.  E’ un’emergenza di proporzioni enormi, che richiede una risposta altrettanto importante: i fondi ricevuti a oggi sono la metà di quelli necessari.

La guerra ha distrutto l’economia, lasciando milioni di persone senza lavoro e senza mezzi per sopravvivere, e 3 milioni di sfollati. I morti sono quasi 5.000 e 7 milioni di persone sono alla fame. Più della metà degli ospedali e delle cliniche sono strati distrutti, lasciando senza acqua e servizi sanitari oltre 15 milioni di persone. Il personale sanitario non riceve uno stipendio da un anno; strade, ponti, ospedali sono stati bombardati. Tutto questo rende difficilissimo fermare l’epidemia.

Eppure il colera è facile da trattare e da prevenire. C’è però bisogno di uno sforzo collettivo perché tutti abbiano accesso all’acqua potabile e a servizi igienico sanitari, e siano così al sicuro dalla malattia.

Chi finanzia il conflitto?

I paesi che finanziano il conflitto e garantiscono un appoggio militare alla coalizione guidata dalle forze saudite, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, stanno fomentando una guerra che causa sofferenze inimmaginabili ai civili, e facendo sprofondare il paese nella catastrofe. Questi paesi stanno guadagnando molto di più grazie all’esportazione di armi di quanto spendano per aiutare la popolazione yemenita. Ne 2016, l’Arabia Saudita ha speso quasi 3 miliardi di dollari acquistando armi dai principali esportatori mondiali. E molti di questi stessi governi hanno contribuito solo con 620 miliardi di dollari all’appello lanciato dalle Nazioni Unite, che chiedeva 2.1 miliardi.

Cosa chiediamo all’Italia?

Insieme ad Amnesty International, Fondazione Finanza Etica, Movimento dei Focolari, Rete della Pace, Rete Italiana per il disarmo, ribadiamo la richiesta al Parlamento Italiano di interrompere l’esportazione da parte del nostro paese di sistemi militari ai Paesi implicati nel conflitto yemenita.

L’Italia non può contribuire a questo scempio con ordigni fabbricati sul proprio territorio e inviati in particolare all’Arabia Saudita, paese che guida la coalizione militare e intervenuta, senza alcun mandato internazionale, nel conflitto in corso in Yemen contro i gruppi armati Houti.

I nostri sforzi saranno anche massimi in ottica di riconversione economica dei territori per dismettere la produzione di ordigni italiani coinvolti nella guerra in Yemen.

Come possiamo salvare la popolazione?

  • Chiediamo il cessate il fuoco immediato per consentire una campagna nazionale di cura e prevenzione del colera, e permettere alla popolazione di rimettersi in piedi;
  • Chiediamo che i porti e l’aeroporto di Sanaa vengano aperti per ricevere tutti gli aiuti necessari per fronteggiare l’epidemia;
  • Chiediamo di finanziare totalmente l’appello delle Nazioni Unite.
Aiutaci a portare acqua pulita in Yemen

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