20 Giugno 2024

In fuga dal clima che cambia

 

SEMPRE PIÙ PERSONE IN FUGA DA EVENTI CLIMATICI ESTREMI

Nei dieci paesi più colpiti dalla crisi climatica, l’aumento delle inondazioni e delle siccità ha costretto le persone a sfollare 8 milioni di volte solo nell’ultimo anno, oltre il doppio rispetto a dieci anni fa. Nello stesso periodo, la fame è quasi triplicata in cinque di questi paesi.

Per quanto ricordo, siamo stati sfollati almeno otto volte negli ultimi vent’anni a causa delle inondazioni e dell’erosione degli argini. Abbiamo perso tutto: la nostra terra, la nostra casa e i mezzi di sussistenza. Anche se si dice che l’acqua è vita, per noi è diventata una maledizione” racconta Khadija, costretta nuovamente a sfollare in Bangladesh.

In Bangladesh, cicloni imprevedibili e altri eventi estremi hanno costretto l’anno scorso oltre 1,8 milioni di persone ad abbandonare le proprie case, provocando gravi danni a infrastrutture essenziali, come scuole e mercati.

Khadija con il figlio di fronte alla loro casa, sommersa dalle alluvioni. Foto: Mutasim Billah/Oxfam
Khadija con il figlio di fronte alla loro casa, sommersa dalle alluvioni. Foto: Mutasim Billah/Oxfam

COSA SI INTENTE PER EVENTI CLIMATICI ESTREMI?

Gli “eventi climatici estremi” si riferiscono a fenomeni atmosferici e meteorologici di intensità e impatto eccezionali, spesso associati a condizioni meteorologiche estreme.

Questi eventi includono, ma non sono limitati a:

  • Ondate di calore: Periodi prolungati di temperature molto elevate che possono causare colpi di calore e altri problemi di salute.
  • Alluvioni: Piene d’acqua improvvise e intense che possono sommergere vaste aree, spesso causate da precipitazioni eccezionali.
  • Siccità: Periodi prolungati di assenza di precipitazioni che possono provocare carenze d’acqua, influenzare l’agricoltura e causare scarsità alimentare.
  • Uragani e tifoni: Tempeste tropicali di grande intensità caratterizzate da forti venti e piogge torrenziali.
  • Tempeste di neve e ondate di freddo: Fenomeni di freddo estremo e precipitazioni nevose abbondanti che possono paralizzare intere regioni.
  • Incendi boschivi: Incendi su larga scala spesso alimentati da condizioni di siccità e alte temperature.
Le inondazioni indotte da El Niño nelle contee di Garissa e Tana River, nel nord del Kenya, continuano a sfollare famiglie e causare distruzione alle proprietà delle persone e alle infrastrutture di comunicazione come le strade. Foto: Peter Irungu/Oxfam
Le inondazioni indotte da El Niño nelle contee di Garissa e Tana River, nel nord del Kenya, continuano a sfollare famiglie e causare distruzione alle proprietà delle persone e alle infrastrutture di comunicazione come le strade. Foto: Peter Irungu/Oxfam

CHI SONO GLI SFOLLATI CLIMATICI?

Gli ‘’sfollati climatici’’, noti anche come “migranti climatici” o “rifugiati climatici“, sono persone costrette a lasciare le loro case o le loro terre a causa degli impatti diretti o indiretti dei cambiamenti climatici. Le ragioni principali che spingono queste persone a migrare includono:

  • Disastri naturali improvvisi: Come uragani, alluvioni e incendi boschivi, che distruggono case e mezzi di sussistenza.
  • Degradazione ambientale progressiva: Come l’innalzamento del livello del mare, la desertificazione e la perdita di terre coltivabili, che rendono le aree invivibili o non sostenibili.
  • Carenza di risorse: Come l’acqua potabile e il cibo, che possono essere conseguenze della siccità prolungata o della diminuzione della produttività agricola.

Gli sfollati climatici affrontano spesso difficoltà significative nella ricerca di nuove abitazioni, lavoro e integrazione nelle comunità di accoglienza. Inoltre, a livello internazionale, esiste ancora un vuoto giuridico per quanto riguarda il riconoscimento e la protezione di questi migranti, poiché le attuali leggi sui rifugiati non li includono esplicitamente.

Con l’aumentare della frequenza e dell’intensità dei disastri climatici, la possibilità per le persone di far fronte a queste emergenze diminuisce sempre di più. Ogni crisi le trascina sempre più giù nella spirale della povertà e della fame, allontanandoli dalle proprie terre e trasformandoli in sfollati all’interno del loro stesso paese.

I cambiamenti climatici stanno alterando i normali modelli meteorologici di fenomeni come El Niño e La Niña, aumentando siccità, inondazioni e cicloni – commenta Francesco Petrelli, policy advisor sulla sicurezza alimentare di Oxfam ItaliaLa conseguenza è la perdita di qualsiasi mezzo di sussistenza soprattutto in paesi poverissimi e attraversati da conflitti con milioni di persone che ridotte alla fame e senza fonti d’acqua pulita disponibili, sono costrette a migrazioni continue

QUALI SONO I PAESI PIU COLPITI?

Kenya, Somalia, Cina, Filippine, Pakistan, Etiopia, India, Brasile, Bangladesh e Malesia registrano questo drammatico primato con una crescita esponenziale del numero di persone costrette a lasciare le proprie case a causa di disastri climatici: da 3,5 milioni nel 2013 a 7,9 milioni nel 2023, ossia il 120% in più rispetto a 10 anni fa.

I più colpiti sono stati pastori, agricoltori e piccoli produttori il cui sostentamento dipende dalle piogge per coltivare campi e nutrire gli animali. Queste persone vivono spesso in abitazioni fragili, situate in zone costiere o altre aree vulnerabili. A causa delle loro limitate risorse economiche, non possono permettersi di acquistare assicurazioni o adottare misure di prevenzione efficaci per proteggere le loro proprietà dai danni provocati dagli eventi climatici estremi.

IL TRISTE PRIMATO DELLA SOMALIA

Solo nel 2023, in Somalia si sono verificati 223 eventi meteorologici estremi, dieci volte più rispetto a dieci anni fa registrando danni per diversi miliardi di dollari, a causa dei disastri climatici. Solo le innondazioni dello scorso novembre, dopo cinque anni di siccità ininterrotta, hanno causato perdite stimate in 230 milioni di dollari e oltre a 1,2 milioni di sfollati.

Una catastrofe che è andata a sommarsi alla guerra e ha moltiplicato gli effetti della crisi economica: il risultato è che oggi metà della popolazione dipende dagli aiuti umanitari per sopravvivere. Sorprendentemente, il paese contribuisce meno dello 0,03% alle emissioni globali di CO2.

Gli animali hanno cominciato a indebolirsi sempre di più e la vegetazione non cresceva. Tuttavia, sono state le persone a subire maggiormente le conseguenze della siccità, costrette a sfollare. La mia famiglia, per esempio, ha dovuto trasferirsi in tre villaggi diversi alla ricerca di acqua e pascoli, perché vivere qui è diventato troppo difficile.” racconta Alì, un pastore della regione di Sanaag, in Somalia.

Alì e di altri pastori non hanno più foraggio per i propri animali. Pannelli solari, sementi resistenti e serre li aiutano a sopravvivere. Foto: Pablo Tosco/Oxfam
Alì e di altri pastori non hanno più foraggio per i propri animali. Pannelli solari, sementi resistenti e serre li aiutano a sopravvivere. Foto: Pablo Tosco/Oxfam

FAME E MALATTIE IN AUMENTO

Siccità e alluvioni causano malattie e fame: in 5 dei paesi più colpiti dalla crisi climatica, Bangladesh, Etiopia, Kenya, Pakistan e Somalia, il numero di persone che soffrono di malnutrizione acuta è quasi triplicato in dieci anni, passando da 14 milioni nel 2013 a oltre 55 milioni nel 2023.

In molti paesi, gli effetti dell’emergenza climatica si sommano alla guerra e alla crisi economica, per cui la popolazione non riesce a sopravvivere senza aiuti.

Siamo sopravvissuti in questo ambiente ostile senz’acqua. La poca che c’è, è sporca. Beviamo quella che sgorga dal terreno grazie al purificatore che abbiamo ricevuto. Siamo sull’orlo della morte a causa delle siccità. La siccità ha ucciso il nostro bestiame. Non abbiamo cibo. Se non fosse per gli aiuti ricevuti, saremmo morti” ci dice Seinab, che beneficia di aiuti in denaro e beni di prima necessità a Badana, in Kenya.

Seinab accanto alla diga dove attinge l’acqua. Loliwe Phiri/Oxfam
Seinab accanto alla diga dove attinge l’acqua. Loliwe Phiri/Oxfam

UN IMPEGNO CONDIVISO

‘’Sarà possibile porre fine a queste immani sofferenze solo se si affronterà radicalmente l’ingiustizia climatica’’ continua Francesco Petrelli.

I paesi ricchi e più inquinanti devono ridurre le emissioni e onorare gli impegni di finanziamento nei confronti dei paesi più colpiti dalla crisi climatica, in modo che le comunità possano adattarsi e ricostruire la propria vita dopo gli shock climatici. Allo stesso tempo i Paesi ricchi che inquinano di più devono stanziare maggiori risorse per risarcire i danni che hanno contribuito a causare consentendo alle nazioni più povere e colpite di sviluppare sistemi di allerta rapida ed efficace o altre misure di preparazione per mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

Garantire acqua pulita, servizi igienico sanitari, cibo e mezzi di sussistenza è urgente. Solo con il TUO aiuto possiamo farlo.

DONA ORA

Condividi l’articolo:
oxfam facebook oxfam Twitter oxfam Linkedin