Lampedusa, è ancora strage di migranti

10 Febbraio 2015

Migranti

Ventinove migranti sono morti nell’ennesimo, tragico viaggio di speranza per raggiungere il nostro paese. Morti di ipotermia a un centinaio di miglia dalle coste di Lampedusa. In 105 si sono salvati, ma quei ventinove non sono riusciti a sopravvivere al freddo durante le ore passate sulle motovedette delle guardie costiere. L’ennesimo, tragico evento che ci pone di fronte a una riflessione importante, che pone quattro questioni fondamentali:


1. I programmi di contenimento come Triton non sono adeguati per rispondere a un fenomeno di proporzioni immani che non si esaurirà nel breve termine. Prova ne è il fatto che gli sbarchi sulle coste siciliane stanno continuando ad un ritmo superiore rispetto allo scorso inverno.

2. L’Europa non può continuare a ignorare i propri confini meridionali. La “dottrina europea” prevede politiche di unificazione fiscale ed economica, ma le stesse vengono spesso dimenticate di fronte a fenomeni come quello migratorio, che imporranno nei prossimi anni un impegno eccezionale.

3. I fenomeni migratori a cui stiamo assistendo sono dettati da situazioni drammatiche nei paesi di partenza. Senza interventi di cooperazione allo sviluppo seri, continuativi, e coerenti in quei paesi, ogni azione nei paesi di destinazione è destinata a non risolvere il problema.

4. L’unica strada percorribile per alleggerire la pressione migratoria, garantendo il rispetto dei diritti umani fondamentali, è quella di consentire che le procedure d’individuazione dei beneficiari di protezione umanitaria avvengano nei paesi di transito verso l’Europa. Sarebbe auspicabile cominciare con quei paesi che offrono una sufficiente stabilità politica interna. Ciò consentirebbe di deviare i flussi migratori, che oggi confluiscono in gran parte in Libia, permettendo inoltre l’arrivo in sicurezza dei rifugiati.


Oxfam, come molti altri soggetti della società civile, sta lavorando sull’accoglienza dei richiedenti asilo sul territorio italiano, ma questo non basta. Serve un lavoro di proposta per affrontare in maniera radicalmente diversa il fenomeno; serve un impegno europeo, italiano e dei paesi del Mediterraneo. Per evitare che centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini che ogni anno cercano di raggiungere l’Europa in fuga da guerre, fame e persecuzioni, finiscano nelle mani dei trafficanti o trovino la morte nel nostro mare.


* Alessandro Bechini, Direttore Programmi in Italia e Intercultura – Oxfam Italia