Landgrabbing nelle Filippine

16 Aprile 2013
Landgrabbing nelle Filippine

“È come se ci avessero già ucciso”: le storie di Enrico e Manny

Nella municipalità di Casiguran, nelle Filippine, è stata avviata una zona economica speciale da parte di una potente dinastia politica locale. Ci sono piani per un porto marittimo in acque profonde, e piani per sviluppare l’industria del turismo della zona, mentre una pista di atterraggio è già in costruzione. Ciò viene giustificato nel nome del progresso economico di una delle 20 province più povere delle Filippine. Vi sembra una cosa buona?

Enrico

Il progetto è stato però segnato da polemiche già da quando è iniziato.

Dal 2007, migliaia di aricoltori, pescatori e appartenenti a popolazioni indigene hanno sfidato il progetto, che è denominato APECO (Aurora Pacific Economic Zone and Freeport). Ricerche indicano che l’APECO ha violato i diritti fondamentali di questi gruppi emarginati privandoli delle loro terre, dei mezzi di sussistenza e dei legami ancestrali che hanno coltivato per generazioni, e minacciandoli di gravi danni ambientali.

Diverse centinaia di famiglie di pescatori sono state costrette a lasciare le loro case a causa della costruzione della pista di atterraggio vicino al Casiguran Sound, una zona di pesca di vitale importanza.

Prendiamo Enrico*, contadino a Dalugan, sulla penisola di San Ildefonso. Non è proprietario della sua terra, ma possiede un contratto di locazione. Enrico teme che con la presenze dell’APECO il contratto di locazione non gli sarà rinnovato nel 2014. Questo comporterà l’effettivo sfratto di lui e della sua famiglia dalla terra che hanno coltivato per tutta la vita.

Ho paura che ci chiederanno di lasciare e abbandonare le terre che abbiamo lavorato duramente… Abbiamo tutti paura che le nostre terre ci saranno portate via, perché sono ciò di cui abbiamo bisogno per le nostre necessità quotidiane e per l’educazione dei nostri figli… se non abbiamo le nostre terre, i nostri bambini non saranno in grado di andare a scuola”, ci ha raccontato Enrico.

Per Manny* invece la situazione è ancora più grave. Vive con la moglie, i figli e i nipoti, e fa il contadino. È stato in affitto sulla sua terra dagli anni ’70. Lui e suo padre, insieme ad altri agricoltori della zona, liberarono la terra dalla fitta foresta e la destinarono a uso agricolo. Sebbene abbia un accordo d’affitto con i proprietari della terra su cui abita, Manny è rimasto sconvolto nello scoprire che la terra era stata venduta all’APECO lo scorso anno. L’atto di vendita non menziona la sua locazione, così secondo l’APECO lui non è un affittuario riconosciuto e non ha alcun diritto di protestare. Egli teme che possa essere cacciato dalla sua terra in qualsiasi momento, lasciando la sua famiglia senza un posto dove andare.

“Questo è il modo in cui guadagniamo i nostri soldi, il modo in cui mandiamo i nostri figli a scuola”, dice Manny. “Se ci viene portato via questo, ci viene tolta la nostra fonte di reddito e la nostra fonte di vita. Se fossi costretto ad andarmene, sarebbe davvero come se l’APECO ci avesse già ucciso”.

Purtroppo questo è solo un esempio di come il land grabbing sta affliggendo i paesi in via di sviluppo. Ogni quattro giorni infatti, banche e investitori privati entrano in possesso di un’area di terra più grande della città di Roma!

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* I nomi sono stati modificati.