Albania, one of the drying buildings

Uno degli essiccatoi

Non è un caso che l’Albania sia chiamata il Paese delle Aquile: le vedi volare fiere, e sono bellissime quando dispiegano le ali alzandosi sopra le montagne del Nord, volteggiando su quel paesaggio che un tempo non era così, come lo vediamo ora.


Le aquile lo sanno che l’area che circondava Scutari, dai monti di nord-est alle dolci colline a ovest, verso il mare, era un trionfo di vegetazione e non quella distesa un po’ arida e polverosa che anni di sistematico disboscamento e sfruttamento intensivo hanno ridotto così.
Ma fra le pietre sgretolate, su questa terra depauperata, hanno continuato a crescere – resistenti e testarde – le erbe spontanee, alter ego della gente che vive qui, resistente e testarda, soprattutto quando si tratta di affrontare un inverno che può durare anche sei mesi, bloccati nelle proprie case finché la neve non si scioglie. O quando si tratta di coltivare una terra avara, dove neanche l’acqua vuole saperne di passare e si nasconde fino a 150 m di profondità.

Sono la salvia, la lavanda e il timo che potete vedere spuntare dove neanche la più tenace delle viti è riuscita ad avere la meglio; fiere e bellissime come le aquile, sono le donne a volteggiare fra le piantine che hanno seminato, e le potete vedere annaffiarle a mano una ad una, e ogni giorno inginocchiarsi e fare in modo che la loro crescita non venga disturbata dalle erbacce fino al momento della raccolta, quando iniziano i problemi veri.

E come le aquile, le donne lo sanno che basta un niente e le erbe messe al sole a seccare possono marcire nel volgere di poche ore: sembra una danza antica quella che allora si svolge nelle aie, dove i grandi teli sui quali il raccolto è disteso a seccare vengono sapientemente spostati di continuo perché l’umidità non si accumuli, non si creino muffe e il lavoro di mesi non venga perso.
Purtroppo, però, non sempre si riesce, e nelle annate peggiori si può arrivare a perdere anche il 60% del raccolto, a causa delle difficoltà di essiccazione.
Un danno economico ingente, per chi vive di questo.

L’intervento di Oxfam Italia è stato concentrato quindi proprio qui, nella fase più delicata e critica del processo: abbiamo costruito due grandi essiccatoi che grazie alla ventilazione naturale e ad una struttura semplice ma molto efficiente riescono ad essiccare ognuno, per esempio, 18 tonnellate di salvia in soli 15 gg.
Qui le famiglie portano il loro raccolto e lo recuperano quando è perfettamente asciutto, evitando perdite dovute alla pioggia. Le donne che fanno parte della cooperativa sanno l’importanza di essiccare il prodotto in queste strutture, sanno quanto sia doloroso vedere altrimenti il lavoro di mesi svanire; ma con neanche una fogliolina sprecata, la cooperativa ha previsto che il quarto del costo della struttura che viene pagato da loro sarà velocemente recuperato in meno di 4 anni.

Attraverso queste iniziative Oxfam Italia promuove il lavoro agricolo, l’associazionismo garantendo un reddito alle famiglie più povere dell’Albania, portando così speranza e fiducia in un futuro migliore.

Serena Guidobaldi