Lesbo, campo di Moria, disumanità nel cuore dell’Europa

14 Ottobre 2019

Lesbo, campo di Moria, disumanità nel cuore dell’EuropaUna situazione esplosiva e prossima al collasso

Tra agosto e settembre oltre 18 mila persone, soprattutto famiglie siriane e afghane, sono arrivate nelle isole greche, più del doppio di quelle arrivate nello stesso periodo un anno fa.

Numeri enormi soprattutto in campi come quello di Moria a Lesbo, dove in questo momento a fronte di una capienza di 3.000 posti sono costrette a sopravvivere in condizioni disumane oltre 13 mila persone, per il 42% minori tra i 7 e 12 anni, tra cui quasi 1.000 bambini e ragazzi arrivati da soli.

La situazione umanitaria è disastrosa come segnaliamo nel report pubblicato oggi. L’accordo tra Ue e Turchia sta intrappolando nelle isole greche, nel cuore dell’Europa, oltre 30 mila persone che ogni giorno continuano a vedersi negati i propri diritti fondamentali.

La situazione attuale a Lesbo e soprattutto nel campo di Moria rappresenta il fallimento delle politiche migratorie europee degli ultimi anni.

Solo a Lesbo tra agosto e settembre sono arrivate 8.500 persone su una popolazione di 85 mila abitanti, una media di 140 al giorno. La conseguenza inevitabile, a causa della mancanza di spazi all’interno del campo è che, con l’inverno alle porte, quasi la metà delle persone è costretta a vivere nelle aree non ufficiali intorno all’hotspot, in tende improvvisate o direttamente all’aperto in mezzo alla sporcizia. E tra loro ci sono anche famiglie con bambini piccoli, mentre le strutture idriche e igieniche sono del tutto insufficienti, con una doccia per 230 persone e una toilette per 100 persone nella zona adiacente al campo.

Una situazione esplosiva anche da un punto di vista sanitario, dopo che ad agosto per la mancanza di personale sanitario sono state sospese le normali operazioni di screening medico e le vaccinazioni per i nuovi arrivati.

La maggior parte dei ragazzi che vivono a Moria non ha potuto iscriversi nelle scuole greche.

La lentezza e l’inefficienza delle procedure di identificazione e richiesta di asilo per i migranti più vulnerabili stanno lasciando le persone vittime di traumi e torture, senza l’assistenza sanitaria e psicologica di cui avrebbero bisogno e in molti casi impedisce anche ai minori non accompagnati di ricongiungersi con i familiari che si trovano in altri stati europei.

 Il Governo greco non ha ancora rispettato la promessa di creare altri nuovi 10 mila posti in accoglienza sulla terra ferma.

Chiediamo all’Unione europea e al Governo greco di intervenire per il trasferimento di migranti da tutti i campi sovraffollati che si trovano sulle isole greche, a partire dal campo di Moria, dove è fondamentale che vengano prima di tutto tutelati i diritti dei migranti più vulnerabili, come donne e bambini.

Soprattutto alla luce dell’ulteriore peggioramento dell’emergenza siriana, dopo l’offensiva della Turchia nel nord- est della Siria, la situazione potrebbe peggiorare ancora di più in vista di un ulteriore aumento del flusso di profughi siriani, proprio verso le isole greche.