I grani che contadini in Etiopia hanno potuto risparmiare Credit Sara Livingston/Oxfam America

Quando il cibo costa troppo

A due giorni dal G8, Oxfam chiede ai leader del mondo che si riuniranno a Camp David di prendere impegni concreti e misurabili, che aiutino in particolare 50 milioni di persone a uscire dalla povertà entro il 2015, attraverso la piccola agricoltura sostenibile.

Un miliardo di persone  – uno  su sette degli abitanti del pianeta – soffre la fame. E’ la fame che spinge gli uomini a lasciare le proprie famiglie in cerca di lavoro, costringe le madri a scegliere tra cibo e medicine per i propri figli, impedendo di fatto lo sviluppo sano di una nuova generazione.

A Camp David, i leader degli otto paesi più ricchi possono assumere decisioni concrete sulla base degli impegni già presi e collaborare con i paesi in via di sviluppo per trovare soluzioni alla fame.

Dal Corno d’Africa al Sahel, contadini e pastori, soprattutto donne, lavorano duramente per risolvere il problema della fame all’interno delle loro comunità, lottando ogni giorno contro l’innalzamento dei prezzi, la piaga degli insetti che portano malattie e l’imprevedibilità delle piogge – dichiara Gawain Kripke di Oxfam. “Chiediamo con forza che il G8 diventi un alleato dei piccoli agricoltori e dei paesi in via di sviluppo per sconfiggere la fame. E’ indispensabile tener fede agli impegni presi in passato e assumerne di nuovi per il futuro”.

Nel 2009, al G8 dell’Aquila, il Presidente Obama aveva convinto gli altri leader a investire 22 miliardi di dollari nei tre anni successivi nei paesi che avessero elaborato progetti per la sicurezza alimentare. I piani esistono e aspettano partner economici per la loro realizzazione.

Almeno 30 paesi poveri hanno sviluppato piani per migliorare la loro agricoltura e affrontare l’insicurezza alimentare nelle loro comunità, ma la promessa di nuove risorse si deve ancora materializzare”, spiega Kripke. “Il bisogno di convogliare risorse del settore pubblico attraverso piani nazionali non è certo svanito. E’ tempo che i paesi del G8 si dimostrino all’altezza del loro compito e mettano soldi sul tavolo”.

Purtroppo, sembra che i leader del G8 cercheranno di far intervenire il settore privato per coprire le loro mancanze, anche se è semplicemente improbabile che il settore privato effettui il tipo e la quantità di investimenti necessari per salvare il sistema alimentare al collasso.  
“Il G8 non deve cedere alla tentazione di fare ipotesi azzardate e comode sul settore privato, come se fosse una panacea per lo sviluppo”, continua Kripke. “Non ci sono prove che il focus sul coinvolgimento del settore privato – sempre più enfatizzato a discapito di altri approcci – produrrà veri risultati nella lotta contro la fame”.

Se è vero che il settore privato può giocare un ruolo positivo nella lotta contro la fame nel mondo, un settore pubblico dotato delle risorse adeguate è cruciale per far sì che il settore private possa attivarsi. Inoltre, in media il settore privato copre solo il 5% dei bilanci nazionali esistenti, mentre la maggior parte dei  bilanci non prevede alcun ruolo per il settore privato.

Alcuni gruppi della società civile Africana si sono detti preoccupati della direzione che gli il G8 sta prendendo in materia di sicurezza alimentare”, avverte Lamine Ndiaye di Oxfam. “Tutta l’enfasi è sui piccoli produttori, ma questi non hanno avuto ancora alcuna parte nei colloqui del G8”.