Ero felice nel mio paese, avevo una famiglia e mi guadagnavo da vivere come autista, ma alla fine sono dovuto fuggire per mettermi in salvo”, racconta Peter parlando della propria vita in Nigeria. Una fuga decisa improvvisamente, senza nemmeno il tempo portare nulla con sé, né a dire addio alla famiglia. Peter si reca dapprima in Niger e dopo un anno, come tanti, decide di tentare la sorte in Libia, dove spera ci siano maggiori possibilità di lavoro.

Arrivato a Sabha, viene rapito da una banda armata, ma riesce a fuggire per puro caso assieme ai compagni di prigionia. Inizia a cercare lavoro, ma quello che trova spesso non è retribuito. “Abbiamo costruito un edificio intero e non ci hanno mai pagato – racconta Peter – Sono arrivato ad avere tre lavori per riuscire risparmiare qualcosa”.

Una vita di stenti, senza alcuna sicurezza: “Dormivamo con le scarpe indosso perché in qualsiasi momento poteva essere necessario fuggire. Cambiavamo casa spesso. Non potevamo quasi girare per strada, perché se vedevano che eri nero potevano farti quel che volevano”.

Peter decide quindi di imbarcarsi per l’Europa. “Potevo prendere la barca o tornare nel deserto e morire nel mio paese. Così ho scelto il mare. E’ stata una decisione tra la vita e la morte. E ho deciso di attraversare il Mediterraneo verso l’Italia”. Peter sa di essere un sopravvissuto, che in pochi riescono ad arrivare in Europa, come ha sperimentato in prima persona: “Ho visto gente morire accanto a me, nel deserto, in mare. Ho avuto fortuna. Dio mi ha aiutato”.

In Italia, dove è arrivato nell’ottobre del 2015, è stato aiutato da Oxfam. “Dopo pochi giorni dall’arrivo in Italia mi hanno fatto salire su un autobus diretto in Toscana. Lì ho incontrato gli operatori di Oxfam Qui ho potuto fare i controlli in ospedale e finalmente avere una casa”.  Grazie al sostegno di Oxfam, Peter oggi vive in un appartamento vicino ad Arezzo con altri sei migranti arrivati da diverse parti del mondo, con cui ha legato e condivide ogni giorno della sua vita da sopravvissuto.

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Tra pochi giorni i governi di tutto il mondo si incontreranno alle Nazioni Unite a New York per definire il loro impegno concreto per le persone costrette a fuggire: questo è il momento di chiedere loro di cambiare il destino di queste persone.

Chiedi al Governo Italiano di impegnarsi per garantire sicurezza, dignità e la speranza in un futuro migliore alle persone costrette a fuggire.

Firma la petizione: Stand as One. Insieme alle persone in fuga