24 Febbraio 2026

FACCIAMO RICORSO ALL’ALTA CORTE D’ISRAELE PER CONTINUARE A SALVARE VITE A GAZA E IN CISGIORDANIA

 

Insieme ad altre organizzazioni umanitarie internazionali abbiamo presentato un ricorso congiunto all’Alta Corte d’Israele per chiedere la sospensione delle nuove misure di registrazione imposte dalle autorità israeliane, che rischiano di interrompere gravemente l’assistenza umanitaria nel Territorio Palestinese Occupato. In un contesto in cui milioni di civili a Gaza e in Cisgiordania dipendono dagli aiuti per sopravvivere, l’applicazione di queste disposizioni potrebbe causare danni irreparabili alla popolazione.

LE NUOVE MISURE ISRAELIANE METTONO A RISCHIO L’AZIONE UMANITARIA

Trentasette organizzazioni umanitarie internazionali, tra cui Oxfam, hanno ricevuto dalle autorità israeliane l’ordine di cessare le operazioni nel Territorio Palestinese Occupato entro la fine di febbraio, in base alle nuove norme israeliane in materia di registrazione.

Di fronte alla minaccia di dover sospendere o ridurre la nostra risposta umanitaria, insieme ad alcune delle organizzazioni coinvolte abbiamo compiuto un passo senza precedenti, presentando un ricorso congiunto all’Alta Corte israeliana per chiedere la sospensione delle misure, prima che venga arrecato un danno irreparabile ai civili che dipendono dal nostro aiuto.

RICOSTRUIAMO I FATTI

Il 30 dicembre 2025, con le altre organizzazioni interessate siamo stati formalmente informati che la registrazione con Israele sarebbe scaduta il giorno successivo e che avremmo avuto 60 giorni di tempo per concludere le attività a Gaza e in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est.
La lettera di notifica precisava che la decisione poteva essere revocata solo se avessimo completato l’intero processo di registrazione, ovvero fornendo dati sensibili alle autorità israeliane, cosa che non possiamo fare per motivi legali ed etici.

I tentativi di imporre la chiusura delle attività di risposta umanitaria potrebbero produrre effetti già dal prossimo 28 febbraio. L’impatto sarebbe immediato e travolgerebbe l’intero sistema umanitario.

Il cessate il fuoco non ha alleviato le sofferenze dei civili di Gaza. Foto: Mosab Al-Borno/ Alef Multimedia/ Oxfam
Il cessate il fuoco non ha alleviato le sofferenze dei civili di Gaza. Foto: Mosab Al-Borno/ Alef Multimedia/ Oxfam

A Gaza la popolazione continua a dipendere dagli aiuti internazionali e i bisogni restano enormi, anche a causa dei nuovi attacchi che si sono verificati in zone densamente popolate e delle continue restrizioni imposte all’ingresso degli aiuti nella Striscia.

In Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, le incursioni militari, le demolizioni, gli sfollamenti, l’espansione degli insediamenti e la violenza dei coloni stanno determinando un aumento dei bisogni umanitari.

LA REGISTRAZIONE PRESSO L’AUTORITÀ PALESTINESE È GIURIDICAMENTE SUFFICIENTE

È importante chiarire che la registrazione presso l’Autorità palestinese fornisce la base giuridica per l’operatività delle ONG internazionali nel territorio palestinese.

Grazie all’incessante lavoro dei partner locali, siamo a fianco della popolazione di Gaza garantendo acqua pulita e servizi igienico sanitari. Foto: Alef Multimedia/Oxfam
Grazie all’incessante lavoro dei partner locali, siamo a fianco della popolazione di Gaza garantendo acqua pulita e servizi igienico sanitari. Foto: Alef Multimedia/Oxfam

I RISCHI LEGATI ALLA RICHIESTA DI DATI PERSONALI

Ai sensi della Quarta Convenzione di Ginevra, una potenza occupante deve facilitare i soccorsi ai civili sotto il suo controllo. Subordinare la presenza umanitaria a richieste amministrative di ampia portata, tra cui il trasferimento di elenchi completi del personale palestinese, insieme a motivi di rifiuto vaghi e politicizzati, rischia di interrompere o ostacolare gravemente le attività umanitarie e di erodere l’obbligo di garantire il benessere dei civili sotto occupazione.

La richiesta alle organizzazioni umanitarie di trasferire dati personali comporta inoltre gravi rischi di sicurezza, esponendo il personale palestinese a potenziali ritorsioni e compromettendo le garanzie in materia di protezione dei dati e riservatezza. Per le organizzazioni europee in particolare, assecondare le richieste israeliane comporterebbe gravi responsabilità legali e contrattuali. Più in generale, tali requisiti creano un precedente che potrebbe indebolire l’impegno umanitario basato su principi di indipendenza, neutralità e imparzialità in contesti altamente politicizzati.

Abbiamo proposto soluzioni alternative, tra cui sistemi indipendenti di screening e controllo verificati dai donatori, che preservano la protezione del personale senza divulgare dati personali. A questo però non è stata fornita alcuna risposta sostanziale. Nel frattempo, l’applicazione delle nuove disposizioni da parte di Israele è iniziata nella pratica, con il blocco dell’ingresso degli aiuti e il rifiuto dei visti e dell’accesso al personale straniero.

IL VALORE DELL’AZIONE UMANITARIA A GAZA

Insieme alle agenzie delle Nazioni Unite e ai partner palestinesi, le organizzazioni internazionali sostengono o sono responsabili direttamente della fornitura di oltre la metà di tutti gli aiuti alimentari a Gaza, del 60% delle operazioni degli ospedali da campo, di quasi tre quarti delle attività relative agli alloggi e ai beni non alimentari, nonché di tutte le cure ospedaliere per i bambini affetti da malnutrizione acuta grave e del 30% dei servizi educativi di emergenza, oltre a finanziare più della metà delle operazioni di bonifica dagli ordigni esplosivi.

IL RICORSO E L’APPELLO AI GOVERNI

Il ricorso appena presentato chiede quindi un provvedimento urgente per sospendere la scadenza delle registrazioni e impedire l’applicazione di ulteriori misure in attesa del riesame giudiziario. Insieme alle organizzazioni firmatarie sosteniamo che queste misure amministrative costituiscono un tentativo di limitare le operazioni umanitarie in modo incompatibile con gli obblighi di una potenza occupante ai sensi del diritto internazionale umanitario.

I governi, compreso quello italiano, devono agire con urgenza per impedire l’attuazione di queste misure e garantire che gli aiuti umanitari rimangano improntati a principi di indipendenza, imparzialità e neutralità e siano erogati senza restrizioni. Se queste misure entreranno in vigore, la risposta umanitaria sarà ostacolata non perché le necessità siano diminuite, ma perché è stata resa facoltativa, condizionata o politicizzata. In un momento in cui i civili dipendono dagli aiuti per sopravvivere, tale scenario avrebbe conseguenze umanitarie terribili.

LA NOSTRA RISPOSTA NEL TERRITORIO OCCUPATO PALESTINESE

Siamo al fianco delle comunità più colpite sia a Gaza che in Cisgiordania per garantire l’accesso all’acqua, mezzi di sussistenza, protezione e supporto alle famiglie sfollate. Un lavoro quotidiano che ha consentito dall’inizio del conflitto nella Striscia di soccorrere oltre 1,3 milioni di persone nelle zone più colpite. In questo contesto, nonostante le forti difficoltà che comporterebbe l’eventuale revoca della registrazione con Israele, faremo valere la nostra registrazione presso l’Autorità Palestinese per continuare a operare sia a Gaza che in Cisgiordania.

NOTE:
L’executive summary del ricorso è disponibile QUI

Firmatari del ricorso e organizzazioni sostenitrici:

  1. All We Can
  2. ActionAid Australia
  3. Alianza Por La Solidarida
  4. Association of International Development Agencies (AIDA)
  5. Bystanders No More
  6. CADUS e.V.
  7. Choose Love
  8. Christian Aid
  9. Churches for Middle East Peace
  10. DanChurchAid
  11. Danish Refugee Council
  12. Diakonia, Sweden
  13. Humanity & Inclusion – Handicap International
  14. Medico international
  15. Middle East Children’s Alliance
  16. Movimiento por la Paz, Desarme y Libertad – MPDL
  17. Muslim Aid
  18. Nonviolent Peaceforce
  19. Norwegian Church Aid
  20. Norwegian Refugee Council
  21. Oxfam
  22. Pax Christi International
  23. Première Urgence Internationale (PUI)
  24. Pro Peace
  25. Refugees International
  26. Start Network
  27. Tearfund
  28. Terre des hommes Italy
  29. Terre des hommes Lausanne (Tdh)
  30. United Against Inhumanity
  31. Weltfriedensdienst e.V. (WFD; World Peace Service)
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