Siria, lo spettro del Covid dopo 10 anni di guerra

8 Marzo 2021

A 10 anni dall’inizio di un conflitto che ha causato centinaia di migliaia di vittime, la Siria è un paese fantasma.

A 10 anni dall’inizio di un conflitto che ha causato centinaia di migliaia di vittime, la Siria è un paese fantasma

In Siria, ad oggi, la popolazione è costretta ad affrontare l’emergenza coronavirus con metà delle strutture sanitarie distrutte o non funzionanti. Al momento, i contagi da Covid-19 registrati ufficialmente hanno superato i 15.000, concentrati soprattutto nei governatorati di Aleppo e Damasco, ma la sostanziale mancanza di test fa pensare che i casi siano molti di più, soprattutto nelle aree più isolate del paese. Allo stesso tempo scarseggiano attrezzature mediche essenziali.

L’epidemia si inserisce dunque in un quadro umanitario e socio-economico già disastroso: nelle grandi città, i combattimenti degli ultimi anni hanno ridotto in macerie interi quartieri, privando la popolazione dell’accesso a servizi essenziali, come la fornitura stabile di acqua pulita corrente. Senza accesso a fonti d’acqua sicure, oltre 15 milioni di persone in tutto il paese rischiano di contrarre malattie come dissenteria e colera e oggi coronavirus. Una delle situazioni più critiche la sta vivendo la popolazione nel nord-ovest del Paese. Secondo un’indagine condotta a gennaio, il 68% delle famiglie intervistate ha dichiarato di non avere un accesso a fonti d’acqua sicura. Un dato allarmante, se si pensa che l’81% degli intervistati ha dichiarato di non potersi permettere l’acqua venduta da camion-cisterna privati.

L’emergenza colpisce inoltre i quasi 12 milioni di siriani che, costretti ad abbandonare le proprie case a causa della guerra, hanno trovato rifugio nei paesi confinanti o in altre zone del paese. In questo momento sono ancora oltre 6,7 milioni gli sfollati interni, che vivono per lo più nei campi profughi in Siria, dove contenere il contagio è pressochè impossibile a causa della mancanza di servizi igienico-sanitari e dello spazio necessario a mantenere le norme di distanziamento sociale. Mentre sono ancora 5,6 milioni i rifugiati siriani che si trovano nei paesi al confine con la Siria, soprattutto in Libano, Giordania e Turchia.

L’economia siriana, già in ginocchio ad inizio 2020, nel corso dell’ano si è contratta ulteriormente sotto la pressione della crisi globale innescata dal Coronavirus. La svalutazione della lira siriana e l’iperinflazione hanno provocato una crescita esponenziale dei prezzi dei prodotti alimentari e una carenza di medicine e beni di prima necessità. La conseguenza è che, ad oggi, 12,4 milioni di persone soffrono la fame e oltre 11 milioni di siriani, tra cui 4,8 milioni di bambini, dipendono dagli aiuti umanitari per la propria sopravvivenza.

La risposta di Oxfam

Oxfam lavora in Siria al fianco della popolazione dall’inizio del conflitto. Nell’ultimo anno ha soccorso 1,3 milioni di siriani in 8 governatorati, per garantire acqua pulita e servizi igienico- sanitari alle fasce più vulnerabili, attraverso la riabilitazione delle infrastrutture idriche e la fornitura di cisterne mobili.

Da quando sono stati segnalati i primi casi di Covid-19, Oxfam ha inoltre rafforzato la sua risposta soccorrendo oltre 170 mila persone in tutta la Siria.

Grazie alla campagna Dona acqua, salva una vita, Oxfam in Siria garantirà acqua potabile e servizi igienico-sanitari ad oltre 30 mila sfollati (di cui il 34% sono bambini dai 5 ai 17 anni) nei Governatorati di Aleppo e Deir-ez-Zor. Sette scuole gravemente danneggiate nel conflitto saranno ricostruite e 200 famiglie potranno avere di nuovo l’accesso all’acqua pulita e ripristinando i collegamenti idrici. Inoltre verranno realizzate campagne di informazione per prevenire il contagio di malattie come colera e Covid-19 per le comunità più vulnerabili.