27 Gennaio 2026

“Volevo salvare la vita di mia figlia”: la storia di Suha, da Gaza all’Italia

 

Suha è una donna palestinese di 36 anni e madre di quattro figli. Prima del 7 ottobre 2023 viveva una vita semplice a Gaza, scandita dal lavoro, dalla scuola e dalle piccole routine quotidiane. Era insegnante e, come molti altri, si prendeva cura dei suoi studenti, dei loro progetti e delle loro speranze per il futuro. Il blocco israeliano di Gaza, in vigore dal 2007, aveva già paralizzato l’economia e provocato gravi bisogni umanitari. Poi, nell’ottobre 2023, l’ultima campagna di bombardamenti israeliani su Gaza ha distrutto tutto: case, scuole, ospedali, sicurezza e prospettive.

Dopo il 7 ottobre tutto è crollato – ricorda. – La nostra casa è stata distrutta e siamo stati costretti a vivere in una tenda. Non c’erano elettricità, acqua né cibo. Ogni giorno temevamo per la nostra vita.

Taha Suha Samih Mahamud nella sua casa a Empoli, Toscana. Foto: Annalisa Ausilio/Oxfam
Taha Suha Samih Mahamud nella sua casa a Empoli, Toscana. Foto: Annalisa Ausilio/Oxfam

Una scelta dolorosa ma necessaria

Nel mezzo delle atrocità di massa commesse da Israele a Gaza, Suha si è trovata di fronte a una decisione dolorosa ma necessaria: lasciare Gaza per salvare la vita di sua figlia Rahaf. Rahaf soffre di una grave malattia cronica, la sindrome emolitico-uremica, che provoca insufficienza renale.

Prima della guerra, Rahaf riceveva cure a Haifa, in Israele, ma dopo il 7 ottobre proseguire le cure non è stato più possibile a causa del rifiuto delle autorità israeliane di concedere i permessi. Il trattamento di cui la bambina aveva bisogno non era disponibile a Gaza, né in altre parti del Territorio Palestinese Occupato (TPO), né nei Paesi confinanti.

Siamo rimasti tre mesi senza assistenza medica. Le sue condizioni fisiche e psicologiche peggioravano ogni giorno. La priorità assoluta era salvarle la vita, anche se questo significava separarmi temporaneamente dalla mia famiglia.

Il 7 febbraio 2024, dopo un primo trasferimento in Egitto, Suha e Rahaf sono arrivate in Italia affinché la bambina potesse ricevere cure specialistiche presso l’Ospedale Meyer di Firenze.

Taha Suha Samih Mahamud con la figlia maggiore (Rahaf) e la figlia più piccola (Hana) nella loro casa a Empoli, Firenze. Foto: Annalisa Ausilio/Oxfam
Taha Suha Samih Mahamud con la figlia maggiore (Rahaf) e la figlia più piccola (Hana) nella loro casa a Empoli, Firenze. Foto: Annalisa Ausilio/Oxfam

Un’accoglienza calorosa in Italia

Quando siamo arrivate in Italia siamo andate subito in ospedale. L’accoglienza che abbiamo ricevuto è stata straordinaria: medici, infermieri e personale erano gentili, disponibili e rispettosi. Mia figlia sta ancora ricevendo cure lì.

Per Suha, che non aveva mai lasciato Gaza prima, l’arrivo in Italia è stato “come un sogno a occhi aperti”. Ma a questa nuova sicurezza si è accompagnata una sofferenza profonda: la separazione dal marito e dagli altri tre figli, rimasti a Gaza sotto i bombardamenti israeliani.

I miei figli avevano tre, sei e dodici anni quando siamo partite, e separarmi da loro è stato devastante. Anche se qui ci sentivamo al sicuro, il mio cuore era costantemente in ansia per loro.

Durante questo periodo, Suha ha perso cinque parenti. Una delle figlie rimaste a Gaza è stata ferita alla testa e ha subito un intervento chirurgico senza anestesia.

Affrontare tutto questo è stato estremamente difficile, ma la comunità italiana e le organizzazioni che ci hanno sostenuto, come Oxfam, non mi hanno mai lasciata sola, offrendomi aiuto, conforto e solidarietà in ogni momento.

Taha Suha Samih Mahamud presso gli uffici di Oxfam a Empoli, Firenze, con un membro dello staff Oxfam. Foto: Annalisa Ausilio/Oxfam
Taha Suha Samih Mahamud presso gli uffici di Oxfam a Empoli, Firenze, con un membro dello staff Oxfam. Foto: Annalisa Ausilio/Oxfam

Ricongiungimento familiare

Dopo oltre un anno di attesa, paura e angoscia, nel maggio 2025 il marito e i figli di Suha sono riusciti a raggiungerla in Italia. È stato un viaggio estremamente pericoloso, affrontato tra bombardamenti e incertezze.

Quando sono arrivati, Hana, la mia figlia più piccola, non mi riconosceva. Diceva che non ero sua madre. È stato doloroso, ma con il tempo abbiamo iniziato a guarire insieme.

Taha Suha Samih Mahamud con la figlia più piccola (Hana, 5 anni) nella loro casa a Empoli, Firenze. Foto: Annalisa Ausilio/Oxfam
Taha Suha Samih Mahamud con la figlia più piccola (Hana, 5 anni) nella loro casa a Empoli, Firenze. Foto: Annalisa Ausilio/Oxfam

Ricostruire il domani

Oggi la vita quotidiana di Suha è fatta di piccole routine: accompagnare i figli a scuola, frequentare corsi di lingua italiana, incontrare amici, cucinare piatti palestinesi e cercare di costruire una nuova vita, mentre continua ad affrontare le ferite e le difficoltà che la guerra ha inflitto a lei e ai suoi figli.

Mio figlio Amir ha perso due anni fondamentali. Ancora oggi torna a casa piangendo perché fa fatica a capire le lezioni. Questa guerra ha rubato il futuro a un’intera generazione.

In Italia, la famiglia di Suha è accolta e sostenuta all’interno del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI), con il supporto di Oxfam, che opera in Toscana da oltre vent’anni per promuovere percorsi di accoglienza, inclusione e autonomia per le persone in situazione di vulnerabilità.

Taha Suha Samih Mahamud va a prendere il suo terzo figlio dopo la scuola a Empoli, Firenze. Foto: Annalisa Ausilio/Oxfam
Taha Suha Samih Mahamud va a prendere il suo terzo figlio dopo la scuola a Empoli, Firenze. Foto: Annalisa Ausilio/Oxfam

L’appello di Suha

Ringrazio il popolo italiano per averci accolto come una famiglia, non come stranieri. Continuiamo a sperare in un futuro di giustizia e pace: che Gaza possa essere ricostruita, che finisca l’occupazione illegale e il blocco israeliano di Gaza e che i bambini possano tornare a scuola, a vivere l’infanzia come tutti gli altri bambini del mondo.

Oggi, oltre 2 milioni di persone a Gaza continuano a vivere senza un accesso sicuro a cibo, acqua, cure mediche e protezione. Oxfam è presente a Gaza, fornendo assistenza umanitaria essenziale, sostenendo le comunità più colpite e difendendo i diritti dei civili.

Sostieni il nostro lavoro a Gaza.

DONA ORA

Condividi l’articolo:
oxfam facebook oxfam Twitter oxfam Linkedin

Articoli correlati