Suha è una donna palestinese di 36 anni e madre di quattro figli. Prima del 7 ottobre 2023 viveva una vita semplice a Gaza, scandita dal lavoro, dalla scuola e dalle piccole routine quotidiane. Era insegnante e, come molti altri, si prendeva cura dei suoi studenti, dei loro progetti e delle loro speranze per il futuro. Il blocco israeliano di Gaza, in vigore dal 2007, aveva già paralizzato l’economia e provocato gravi bisogni umanitari. Poi, nell’ottobre 2023, l’ultima campagna di bombardamenti israeliani su Gaza ha distrutto tutto: case, scuole, ospedali, sicurezza e prospettive.
Dopo il 7 ottobre tutto è crollato – ricorda. – La nostra casa è stata distrutta e siamo stati costretti a vivere in una tenda. Non c’erano elettricità, acqua né cibo. Ogni giorno temevamo per la nostra vita.

Una scelta dolorosa ma necessaria
Nel mezzo delle atrocità di massa commesse da Israele a Gaza, Suha si è trovata di fronte a una decisione dolorosa ma necessaria: lasciare Gaza per salvare la vita di sua figlia Rahaf. Rahaf soffre di una grave malattia cronica, la sindrome emolitico-uremica, che provoca insufficienza renale.
Prima della guerra, Rahaf riceveva cure a Haifa, in Israele, ma dopo il 7 ottobre proseguire le cure non è stato più possibile a causa del rifiuto delle autorità israeliane di concedere i permessi. Il trattamento di cui la bambina aveva bisogno non era disponibile a Gaza, né in altre parti del Territorio Palestinese Occupato (TPO), né nei Paesi confinanti.
Siamo rimasti tre mesi senza assistenza medica. Le sue condizioni fisiche e psicologiche peggioravano ogni giorno. La priorità assoluta era salvarle la vita, anche se questo significava separarmi temporaneamente dalla mia famiglia.
Il 7 febbraio 2024, dopo un primo trasferimento in Egitto, Suha e Rahaf sono arrivate in Italia affinché la bambina potesse ricevere cure specialistiche presso l’Ospedale Meyer di Firenze.

Un’accoglienza calorosa in Italia
Quando siamo arrivate in Italia siamo andate subito in ospedale. L’accoglienza che abbiamo ricevuto è stata straordinaria: medici, infermieri e personale erano gentili, disponibili e rispettosi. Mia figlia sta ancora ricevendo cure lì.
Per Suha, che non aveva mai lasciato Gaza prima, l’arrivo in Italia è stato “come un sogno a occhi aperti”. Ma a questa nuova sicurezza si è accompagnata una sofferenza profonda: la separazione dal marito e dagli altri tre figli, rimasti a Gaza sotto i bombardamenti israeliani.
I miei figli avevano tre, sei e dodici anni quando siamo partite, e separarmi da loro è stato devastante. Anche se qui ci sentivamo al sicuro, il mio cuore era costantemente in ansia per loro.
Durante questo periodo, Suha ha perso cinque parenti. Una delle figlie rimaste a Gaza è stata ferita alla testa e ha subito un intervento chirurgico senza anestesia.
Affrontare tutto questo è stato estremamente difficile, ma la comunità italiana e le organizzazioni che ci hanno sostenuto, come Oxfam, non mi hanno mai lasciata sola, offrendomi aiuto, conforto e solidarietà in ogni momento.

Ricongiungimento familiare
Dopo oltre un anno di attesa, paura e angoscia, nel maggio 2025 il marito e i figli di Suha sono riusciti a raggiungerla in Italia. È stato un viaggio estremamente pericoloso, affrontato tra bombardamenti e incertezze.
Quando sono arrivati, Hana, la mia figlia più piccola, non mi riconosceva. Diceva che non ero sua madre. È stato doloroso, ma con il tempo abbiamo iniziato a guarire insieme.

Ricostruire il domani
Oggi la vita quotidiana di Suha è fatta di piccole routine: accompagnare i figli a scuola, frequentare corsi di lingua italiana, incontrare amici, cucinare piatti palestinesi e cercare di costruire una nuova vita, mentre continua ad affrontare le ferite e le difficoltà che la guerra ha inflitto a lei e ai suoi figli.
Mio figlio Amir ha perso due anni fondamentali. Ancora oggi torna a casa piangendo perché fa fatica a capire le lezioni. Questa guerra ha rubato il futuro a un’intera generazione.
In Italia, la famiglia di Suha è accolta e sostenuta all’interno del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI), con il supporto di Oxfam, che opera in Toscana da oltre vent’anni per promuovere percorsi di accoglienza, inclusione e autonomia per le persone in situazione di vulnerabilità.

L’appello di Suha
Ringrazio il popolo italiano per averci accolto come una famiglia, non come stranieri. Continuiamo a sperare in un futuro di giustizia e pace: che Gaza possa essere ricostruita, che finisca l’occupazione illegale e il blocco israeliano di Gaza e che i bambini possano tornare a scuola, a vivere l’infanzia come tutti gli altri bambini del mondo.
Oggi, oltre 2 milioni di persone a Gaza continuano a vivere senza un accesso sicuro a cibo, acqua, cure mediche e protezione. Oxfam è presente a Gaza, fornendo assistenza umanitaria essenziale, sostenendo le comunità più colpite e difendendo i diritti dei civili.
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