Ero Straniero: proposte per l’inclusione sociale e lavorativa dei cittadini stranieri

La proposta di legge di iniziativa popolare

Serve una visione strategica per gestire il fenomeno migratorioIl 27 ottobre 2017 è stata depositata alla Camera dei deputati, con oltre 90.000 firme, la proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari, frutto del lavoro e dell’esperienza di tante realtà, anche molto diverse tra loro, che operano in questo campo, a tutti i livelli, all’interno della campagna #EroStraniero.

Gli ambiti fondamentali nella gestione delle migrazioni sono due:

  • la programmazione di canali di ingresso per lavoro,
  • l’inserimento attivo nella società della popolazione straniera residente nel nostro Paese.

Al dovere prioritario di accogliere le persone bisognose di protezione, va affiancato l’obiettivo, altrettanto necessario, di promuovere processi di inclusione sociale nei territori dei cittadini stranieri presenti in Italia.

I lavoratori stranieri garantiscono crescita economica e sostenibilità del sistema previdenziale in Italia

5 milioni di cittadini stranieri regolarmente residenti rappresentano l’8,3% del totale della popolazione e producono il 9% del Pil italiano. L’impatto fiscale e contributivo dei lavoratori stranieri è sempre più necessario per la sostenibilità del nostro sistema di welfare, a fronte dell’invecchiamento sempre maggiore della popolazione italiana.

Gli ingressi per lavoro oggi sono inutilizzati

L’ingresso in Italia per motivi di lavoro avviene nell’ambito delle quote di ingresso stabilite annualmente, i  cosiddetti ‘decreti-flussi’, che regolano il numero di lavoratori stranieri ammessi, in base al paese di provenienza e al settore di impiego. I canali d’ingresso attuali sono inutilizzati e criteri rigidi impediscono a chi è in Italia, di emergere dal nero e a chi vuole emigrare, di farlo legalmente.

Servono canali diversificati di ingresso per lavoro e strumenti per facilitare l’incontro con i datori di lavoro italiani.

Chi sono gli irregolari e perché sono in aumento?

Irregolari sono diventati quei cittadini stranieri entrati regolarmente anni fa, i quali hanno perso il lavoro per la crisi economica e, non avendo più il reddito previsto per il rinnovo del permesso di soggiorno, sono rimasti senza documenti: spesso hanno una famiglia da mantenere e lavorano in nero, sfruttati e costretti a condizioni di vita e di lavoro inaccettabili. Il caporalato ne è forse l’esempio più tragico, ma certamente non l’unico.

E irregolari sono diventate le persone arrivate da poco in Italia a cui non è stata riconosciuta una protezione.

Prevedere la possibilità di regolarizzare la propria posizione a fronte della disponibilità di un lavoro, e quindi di un titolo di soggiorno, permetterebbe a decine di migliaia di persone di emergere dall’illegalità e vivere dignitosamente, con un apporto positivo per l’intera collettività.

Cosa chiediamo

Vogliamo introdurre due nuovi canali di ingresso:

    1. Attraverso attività di intermediazione svolta da una serie di soggetti istituzionali autorizzati (centri per l’impiego, camere di commercio, etc) finalizzata a promuovere incontro tra domanda ed offerta di lavoro per cittadini stranieri. (12 mesi di permesso, colloquio che si svolge in Italia).
    2. Attraverso la reintroduzione del sistema dello sponsor (a chiamata diretta) ovvero della prestazione di garanzia per l’accesso al lavoro.

Per tali canali si prevede il rilascio di un permesso di soggiorno per ricerca lavoro.

Vogliamo promuovere la regolarizzazione e l’inclusione sociale e lavorativa:

    1. Per le persone presenti a qualunque titolo che riescano a dimostrare l’effettivo radicamento nel territorio e integrazione nel paese.
    2. Possibilità di convertire permesso di soggiorno per Richiesta asilo.

Per tali persone sarà previsto il rilascio di un permesso di soggiorno per comprovata integrazione (2 anni, rinnovabile).

L’idea è quindi superare da una parte il sistema del “decreto flussi” che ha dimostrato di non funzionare e dall’altra recuperare persone che già invece hanno contribuito allo sviluppo del nostro sistema economico, regolarizzarli, facendoli uscire da situazioni di sfruttamento e vulnerabilità nei confronti o della malavita/crimine organizzato o di datori di lavoro che si approfittano del loro stato di bisogno.

Approfondimenti

Dossier “Proposte ragionevoli per l’inclusione sociale e lavorativa dei cittadini stranieri”

 

Libia, inferno senza fine

Niger, Agadez, migrante fuggito dal Gambia

Pablo Tosco/Oxfam

Stop a torture e soprusi in Libia

A un anno dall’accordo Italia – Libia sulle migrazioni, il nostro nuovo rapporto con Borderline Sicilia raccoglie testimonianze di morte e torture.

Chiediamo all’Unione Europea e governo italiano la revoca immediata dell’accordo, che genera sofferenza e non rispetta la legge internazionale.

 

Cosa succede in Libia

Centinaia di migliaia di persone sono ancora intrappolate in Libia, in centri di detenzione e sottoposte ad abusi di ogni genere. Nel nuovo rapporto, Libia, inferno senza finetestimonianze drammatiche di uomini, donne e minori, riusciti a scappare e arrivare in Italia, che confermano rapimenti, omicidi, stupri, lavori forzati. 

L’accordo con la Libia

Il 2 febbraio 2017, l’Italia ha firmato un Memorandum d’intesa con il governo di unità nazionale di Tripoli, approvato il giorno successivo dai capi di stato e di governo nell’incontro informale di Malta. Tale accordo non rispetta i diritti umani né è conforme al diritto internazionale, perché la Libia si è rifiutata di firmare la convenzione sui rifugiati del 1951 che protegge le persone in fuga da guerra e persecuzioni.

L’accordo prevede che Ue e Italia fornissero supporto finanziario e logistico alla guardia costiera libica con l’obiettivo di impedire partenze dalla Libia e riportare indietro coloro che ci avessero provato.

Le conseguenze sugli sbarchi

Il tasso di mortalità nella rotta del Mediterraneo centrale non è variato significativamente. Oggi la rotta si conferma la più pericolosa al mondo con il 2,38% a fronte del 2,52% del 2016. E anche il 2018 non è iniziato bene con 185 morti, pari al 5,1%. Neanche sul fronte del contrasto ai trafficanti sembra si siano compiuti passi decisivi: in molte zone costiere della Libia le partenze continuano come se nulla fosse successo.

Cosa chiediamo

Oxfam e Borderline chiedono l’immediata revoca dell’accordo, della collaborazione con la guardia costiera libica e di tutte le attività volte a riportare in Libia le persone che sono riuscite a fuggire dai campi di detenzione e condizioni di vita disumane.

Serve un nuovo accordo da siglare solo quando il quadro normativo libico sia in grado di garantire la protezione dei rifugiati e dei migranti vulnerabili. Invece di impedire le partenze dalla Libia, l’Ue deve trovare una strada per liberare tutti coloro che sono detenuti, a prescindere dalla nazionalità.

L’Europa non risolverà il problema della migrazione spingendo il confine più in là, verso la Libia, e neanche riportando gente disperata indietro, verso l’inferno da cui è fuggita.  Dovrebbe invece assicurare rotte sicure per tutti quelli che fuggono da aree del mondo dove è impossibile la vita e garantire processi di richiesta d’asilo giusti e trasparenti.

Dona adesso

Solo con il tuo aiuto potremo raggiungere più persone in emergenza, dando una speranza a chi ha perso tutto.

Crisi migratoria, serve un cambio di rotta

La condizione delle persone migranti che arrivano in Europa non sono migliorate

Crisi migratoria: serve un cambio di rotta

Alla vigilia del Consiglio Ue del 22 e 23 giugno, all’interno delle reti delle organizzazioni della società civile italiana di cui facciamo parte – al lavoro ogni giorno al fianco delle decine di migliaia di migranti arrivati nel nostro paese – lanciamo un appello congiunto alle istituzioni italiane ed europee indicando in una road map,  le misure indispensabili e urgenti per un cambio di rotta nella gestione dei flussi migratori in Italia e una nuova e più efficace Agenda Europea.

La gestione della crisi migratoria fino a oggi

L’impegno europeo nell’accoglienza è insufficiente: a fine 2016, secondo i dati dell’UNHCR in Europa erano presenti 3,5 milioni tra richiedenti asilo e rifugiati, ossia lo 0,68% della popolazione europea. I paesi dell’Unione Europea hanno accolto solo circa 5% dei rifugiati del mondo.

Le caratteristiche salienti della politica europea in questo senso sono:

  • La tendenza è quella di delegare la gestione dei migranti a paesi terzi, già sovraccaricati di responsabilità.
    L’accordo tra Ue e Turchia inoltre, ad oltre un anno dalla sua adozione, non solo non è riuscito a fermare davvero i flussi verso la Grecia, ma ha intrappolato nel paese decine di migliaia di persone costrette a sopravvivere in condizioni disumane, costringendone molte altre ad intraprendere rotte sempre più pericolose – ad esempio attraverso la Bulgaria – ed esponendole quindi a trattamenti inumani e degradanti. Sorte uguale toccherebbe ai migranti nei paesi di transito e origine africani, se l’accordo tra Italia e Libia – avvallato dall’Unione europea –  trovasse piena applicazione.
  • L’applicazione in modo illegittimo del sistema hot spot in Italia, che non è supportato da alcuna norma ed è affiancato dal mancato rispetto degli impegni sulla ricollocazione dei migranti a livello europeo: su 160.000 richiedenti asilo da ricollocare da Grecia e Italia verso altri stati membri, ne sono stati ricollocati solo 21.313 al 15 giugno 2017.

I numeri della crisi migratoria in Italia

Nel 2016 abbiamo avuto circa 180 mila arrivi via mare e circa 174.000 persone sono state inserite nel sistema di accoglienza, pari allo 0,2% della popolazione italiana.  Allo stesso tempo i minori stranieri non accompagnati censiti ad aprile di quest’anno erano 15.939 mentre quelli semplicemente scomparsi dal sistema di accoglienza nel 2016 sono stati 27.995 (un +27,94% rispetto al 2015).

Cosa chiediamo per gestire l’accoglienza

Per correggere l’attuale approccio definito dall’Agenda Europea per le Migrazioni e i provvedimenti assunti dal Governo italiano, le organizzazioni firmatarie chiedono quindi che:

  • Si favoriscano politiche di sviluppo umano sostenibile nei paesi di origine e di transito dei flussi migratori
  • L’Unione Europea e gli Stati membri effettuino operazioni di ricerca e salvataggio con il solo scopo di salvare vite umane
  • L’Unione Europea e i suoi Stati membri garantiscano alle persone che si trovano ai loro confini l’accesso ad un equo ed effettivo diritto di richiedere asilo
  • I richiedenti protezione internazionale in Europa abbiano il diritto a una procedura giusta ed efficace
  • Chiunque richieda la protezione internazionale in Europa, inclusi tutti quelli in attesa di pronunciamento o già respinti e in attesa di rimpatrio, abbia diritto ad un’accoglienza dignitosa e ad accedere a servizi adeguati
  • Gli stati membri rivolgano particolare attenzione alle esigenze specifiche delle donne, dei bambini e delle persone vulnerabili, indipendentemente dalla nazionalità o dalla concessione del diritto asilo
  • I migranti non vengano considerati come detenuti in centri di accoglienza al solo fine di essere identificati
  • Gli Stati Membri contribuiscano per la loro parte alla risposta globale sul forced displacement
  • Gli Stati membri sviluppino canali sicuri e regolari per rifugiati e migranti
  • Il reinsediamento, i visti umanitari e altri programmi di condivisione delle responsabilità, tra gli Stati membri dell’Unione Europea, vengano gestiti in modo trasparente dando priorità alle persone più vulnerabili e non discriminando sulla base della nazionalità, della religione, del genere o dell’etnia
  • L’Unione Europea e gli stati membri facciano ritornare le persone nei loro paesi di origine solo attraverso procedure fondate sul rispetto dei diritti umani, e mai a condizioni che li possano mettere in pericolo
  • Gli schemi e le procedure di ricongiungimento familiare per rifugiati e richiedenti asilo siano facili da praticare e garantiscano che le famiglie siano in grado di riunirsi nel minor tempo possibile.

FIRMATARI DELL’APPELLO

Tavolo Asilo*
AOI
CINI
Concord Italia
Coonger
COP
Focsiv
Link 2007
Marche solidali

*Per il Tavolo Asilo: A BUON DIRITTO, ACLI, ARCI, ASGI, CENTRO ASTALLI, CNCA, FCEI, FOCUS-CASA DEI DIRITTI SOCIALI, MEDU, OXFAM

In attesa del G7 di Taormina

La vita di milioni di persone è a rischio dove la carestia è già realtà

G7 di Taormina: un posto a tavola per 30 milioni di affamati

Il 26 e 27 maggio i leader del G7 si incontreranno a Taormina: emergenza fame in Africa, cambiamenti climatici, migrazioni e disuguaglianza saranno i temi trattati.

Emergenza carestia in Africa

Nel 2015, il G7 si è impegnato a far uscire dalla fame 500 milioni di persone. Ma oggi solo in Sud Sudan, Somalia, Yemen e Nigeria, circa 30 milioni di persone sono in una condizione di grave insicurezza alimentare, di cui 10 milioni colpiti da carestia.

Cosa chiediamo ai leader del G7

  • Il primo passo che chiediamo alla comunità internazionale è stanziare circa la metà – 2,9 miliardi di dollari – dei fondi richiesti dall’ONU per far fronte alle più gravi emergenze umanitarie che il mondo stia vivendo oggi. A oggi la comunità internazionale ha destinato solo il 30% dei 6,3 miliardi di dollari richiesti dalle Nazioni Unite per le carestie: ma se ogni governo del G7 facesse la sua parte, si potrebbe arrivare a coprire quasi la metà dei fondi necessari per portare cibo e aiuti fondamentali alla popolazione.
  • Accanto a una risposta umanitaria necessaria nel breve periodo, i leader del G7 devoo lavorare sin da ora per prevenire nuove crisi e investendo risorse volte a migliorare nel medio periodo la sicurezza alimentare e la capacità di resilienza dei piccoli agricoltori nei paesi poveri.
  • I leader del G7 dovrebbero inoltre adoperarsi per raggiungere immediatamente dei cessate il fuoco nei paesi in conflitto e avviare processi di pace inclusivi, garantendo alle organizzazioni umanitarie di raggiungere tutte quelle persone che, in grave stato di bisogno, vivono in aree del tutto inaccessibili.

I leader del G7 non possono lasciare Taormina, senza aver prima definito soluzioni politiche chiare e stanziato gli aiuti necessari per evitare una catastrofe umanitaria senza precedenti. La vita di milioni persone è a rischio dove la carestia è già realtà: se i leader G7 visitassero questi paesi potrebbero rendersi conto da soli di quante persone oggi muoiano per fame, guerra, malattie. Un fatto inaccettabile in un mondo di abbondanza come il nostro.” ha detto Winnie Byanyima, direttrice generale di Oxfam International

Cambiamenti climatici, migrazioni e disuguaglianze

  • Chiediamo ai Governi G7 di sviluppare, congiuntamente, politiche per proteggere e tutelare la dignità e il rispetto dei diritti umani delle persone migranti, e non solo la sicurezza dei propri confini”.
  • Chiediamo di ribadire, in maniera chiara e forte, l’impegno di rendere operativo l’Accordo di Parigi sul clima.
  • Invitiamo i leader del G7 a compiere un passo in avanti nella definizione di un vero e proprio piano d’azione che dettagli misure di politica domestica e internazionale volte a contrastare la disuguaglianza nei propri contesti nazionali. Un piano inclusivo e dotato di un sistema di monitoraggio sulla base del quale rendere conto ai propri cittadini, in linea con l’impegno di ridurre le disparità socio-economiche e di sradicare la povertà estrema entro il 2030, come definito dall’Agenda degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Dal G7 di Taormina

Ciao Nadia

Ricorderemo sempre Nadia, straordinaria e insostituibile compagna di viaggio, per l’entusiasmo e la professionalità con cui ci ha sempre sostenuto.

Giornata Internazionale della Gioventù

4 persone su 10 oggi (il 42% della popolazione mondiale) hanno meno di 25 anni. Per la Giornata internazionale della…

Provide: gli operatori raccontano

Gli operatori legali raccolgono le memorie delle donne, dei minori e degli uomini che chiedono asilo al fine di supportarli nella loro richiesta di asilo.