OXFAM: “COVID19, AIUTARE I PAESI POVERI AIUTA ANCHE NOI”

Roma, 25 maggio 2020_ In un mondo disuguale è cruciale un immediato ed efficace pacchetto di stimolo economico da parte dei Paesi ricchi, che metta in condizione le economie e i sistemi sanitari più fragili del Pianeta di resistere alla pandemia da coronavirus. Se contagiata, solo meno della metà della popolazione mondiale avrebbe accesso a cure di base, mentre 880 milioni di persone che vivono in baraccopoli nei Paesi poveri non potrebbero mantenere fisicamente norme di distanziamento. Senza questi aiuti, nei prossimi 12-18 mesi, sono perciò a rischio decine di milioni di vite, e sarà inevitabile il moltiplicarsi di nuove carestie e nuovi focolai in paesi del tutto impreparati ad affrontare la pandemia. La conseguenza, in un mondo interconnesso, potrebbe essere il rimbalzo del contagio da Sud a Nord, e quindi dai paesi poveri ai paesi ricchi.

È l’allarme lanciato oggi da Oxfam con il nuovo rapporto Tutto l’aiuto necessario, che fotografa le catastrofiche conseguenze sanitarie, umanitarie ed economiche della pandemia, inevitabili senza un’immediata serie di azioni efficaci. Una denuncia lanciata oggi, in coincidenza con l’Africa Day, proprio perché tra le aree più a rischio in questo momento ci sono molti dei Paesi più poveri e dilaniati da conflitti del continente africano. Basti pensare che in 42 Paesi concentrati per lo più in nell’area sub-sahariana, la maggioranza della popolazione non può nemmeno lavarsi le mani con acqua e sapone in casa propria. Un elemento cruciale per prevenire e ridurre il contagio.

“Il segretario Onu Guterres ha avvertito che tutti gli investimenti sulla ricerca di cure e vaccini saranno inutili, se il mondo ricco continuerà a pensare di potersi salvare da solo. – ha detto Francesco Petrelli, senior policy advisor di Oxfam Italia su finanza per lo sviluppo – Il virus, in assenza di adeguate misure di contenimento,  è una mina vagante, capace di produrre “epidemie” di ritorno, con ripercussioni economiche e sanitarie gravissime anche per quei paesi ricchi che iniziano ad uscire da una fase di prima emergenza. Questa crisi ci sta dimostrando sul piano dei principi, ma anche degli interessi socio-economici, che nessuno è al sicuro se non lo siamo tutti”.

 

OXFAM: “COVID19, LA PANDEMIA NON FERMA LA VIOLENZA DEI COLONI IN CISGIORDANIA”

Roma, 19 maggio 2020 –Dallo scoppio della pandemia, in Cisgiordania, si registra una inarrestabile escalation di violenza dei coloni sui civili palestinesi, con 127 attacchi solo dal 5 marzo. Mentre da un lato le autorità israeliane si sottraggono sistematicamente al compito di tutelare centinaia di famiglie dagli abusi (a cui sarebbero obbligate dal diritto internazionale, come nazione occupante), dall’altro intensificano le azioni di demolizione di immobili ritenuti abusivi, gli sfollamenti forzati e si impedisce l’accesso della popolazione palestinese ai terreni agricoli.

In Cisgiordania, tra l’altro, si sono già verificati oltre 530 contagi da Coronavirus (1) e il sistema sanitario è del tutto impreparato ad affrontare l’impatto della pandemia, con appena 255 posti di terapia intensiva e 175 ventilatori polmonari per oltre 3 milioni di abitanti (2).

È la denuncia diffusa oggi da Oxfam con il nuovo rapporto “Violenza e impunità in Cisgiordania al tempo del Coronavirus”, pubblicato all’indomani del voto di fiducia al nuovo governo di “unità nazionale” guidato da Benjamin Netanyahu.

“Ci si dovrebbe chiedere dove sia finito il nostro senso di umanità se, nel bel mezzo di una pandemia globale, intere famiglie innocenti vengono lasciate senza una casa, mezzi di sostentamento, espropriate di ciò per cui hanno lavorato un’intera vita, ed esposte ancor di più al rischio del contagio, nella quasi assoluta indifferenza dell’opinione pubblica internazionale,ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam ItaliaAncora ieri prima del voto di fiducia davanti alla Knesset, il Premier israeliano ha ribadito la volontà di estendere la sovranità israeliana in Cisgiordania. Cosa che ci allontana dalla realizzazione di una vera “pace” israelo-palestinese, con la formazione di due Stati come sancito dagli accordi di Oslo”.

OXFAM: “VACCINARE LA METÀ PIU’ POVERA DEL PIANETA COSTEREBBE MENO DI QUANTO LE 10 BIG DEL FARMACO GUADAGNANO IN 4 MESI”

Roma, 14 maggio 2020 _Per vaccinare contro il coronavirus la metà più povera della popolazione mondiale – 3,7 miliardi di persone – servirebbe meno di quanto le 10 maggiori multinazionali del farmaco guadagnano in 4 mesi.  Per sconfiggere la pandemia, è perciò indispensabile che governi e aziende farmaceutiche si impegnino per garantire che vaccini, test diagnostici e terapie siano gratuiti ed equamente distribuiti a tutti, in tutti i paesi del mondo. Solo così sarà possibile vincere questa sfida, in cui nessuno è salvo se non lo saremo tutti.

E’ l’appello lanciato da Oxfam alla vigilia dell’Assemblea Mondiale della Sanità, in programma il 18 maggio con i ministri della salute dei 194 stati membri collegati a distanza.

La “battaglia” sui brevetti dei vaccini: prioritario anteporre la vita di decine milioni di persone al profitto delle case farmaceutiche

La Fondazione Gates ha calcolato che per produrre e distribuire un vaccino efficace e sicuro per le persone più povere del mondo serviranno 25 miliardi di dollari, meno dei circa 30 miliardi di dollari che le 10 big del farmaco hanno guadagnato in media in soli 4 mesi lo scorso anno. A fronte di profitti complessivi per 89 miliardi di dollari nel 2019. Eppure paesi ricchi e grandi aziende farmaceutiche – spinti da interessi nazionali e privati – potrebbero impedire o ritardare la distribuzione di vaccini nei paesi in via di sviluppo.

Sul tema, l’Unione Europea ha presentato una risoluzione all’Assemblea Mondiale della Sanità, che propone la creazione di un meccanismo volontario di negoziazione collettiva delle licenze dei brevetti tra gli stati e le case farmaceutiche e di condivisione di dati e conoscenze relative a   vaccini, terapie e test diagnostici COVID-19, che possa garantire prezzi accessibili per il maggior numero di paesi, inclusi quelli più poveri. Uniniziativa che rappresenta un primo passo nella giusta direzione, anche se ancora insufficiente. Se, infatti, questomeccanismo fosse reso obbligatorio e applicato a livello globale, potrebbe permettere a tutti i paesi di produrne versioni a basso costo, oppure importarle se non hanno le infrastrutture adeguate per la produzione.

Dai documenti trapelati risulta però purtroppo che l’amministrazione Trump, stia lavorando per eliminare dalla risoluzione qualsiasi riferimento a questo meccanismo, inserendo un forte richiamo al rispetto dei diritti sui brevetti delle case farmaceutiche, che vedrebbero quindi garantita l’esclusività nella produzione e la possibilità di fissare i prezzi di vaccini, terapie e test che svilupperanno. Ciò appare tanto più inaccettabile, per il fatto che per finanziare il loro lavoro di ricerca e sviluppo siano stati utilizzati fondi pubblici.

Sarebbe disumano e controproducente per la tutela della salute di ciascuno di noi, indipendentemente dal Paese in cui viviamo, non garantire a tutti la possibilità di essere vaccinati – ha detto Sara Albiani, policy advisor di Oxfam Italia per la salute globaleVaccini, test e cure efficaci e sicure dovrebbero essere prodotti su scala globale e distribuiti senza brevetti, a basso costo, in base ai bisogni nelle diverse aree del mondo, anziché essere messe all’asta al migliore offerente. Abbiamo bisogno di un Piano globale che stabilisca chiaramente come saranno prodotti e distribuiti, definendo tutte le garanzie del caso”.

Un Piano globale per scongiurare il rischio che solo i paesi più ricchi si aggiudichino vaccini e cure

Serve un Piano globale per scongiurare il rischio che i paesi ricchi si aggiudichino, una volta sviluppati, vaccini e terapie a scapito di quelli più fragili, così come successo sinora con i dispositivi di protezione e i respiratori polmonari per le terapie intensive. Occorre inoltre evitare che alcune aziende farmaceutiche possano trarre profitti enormi a scapito della salute globale, controllando la produzione e fissando i prezzi di farmaci utili per il trattamento del coronavirus.

Valga per tutti un esempio: lo scorso marzo, su pressione dell’opinione pubblica, la casa farmaceutica Gilead ha rinunciato alla inclusione del Redemsivir (già sviluppato per combattere l’Ebola e potenzialmente efficace anche contro il Covid-19) nella categoria dei farmaci per la cura delle malattie rare, che le avrebbe consentito di fissare prezzi altissimi e ingenti profitti come produttore esclusivo. Tuttavia, l’azienda – secondo le stime di autorevoli analisti economici –  avrebbe intenzione di realizzare ampi guadagni dalla vendita del farmaco, fissandone un prezzo comunque di 4.000 dollari a paziente, a fronte di un costo di produzione stimato di circa 9 dollari.

Molti paesi poveri non sono in grado di accedere a vaccini e cure essenziali, proprio a causa delle norme sui brevetti che conferiscono alle società farmaceutiche il diritto di monopolio e il potere di stabilire prezzi ben al di sopra di ciò che cittadini e Governi possono permettersi di pagare – aggiunge Albiani.- La polmonite da pneumococco, ad esempio, è la prima causa di mortalità per i bambini sotto i 5 anni, con 2 mila vittime ogni giorno. Ma per oltre un decennio, milioni di bambini non hanno avuto accesso ai vaccini contro lo pneumococco brevettati e prodotti da Pfizer e GlaxoSmithKline a causa del costo troppo alto. Solo nel 2016, dopo una campagna pubblica promossa da MSF, i prezzi sono stati abbassati, ma solo per i Paesi più poveri, lasciando comunque milioni di bambini senza in tutto il mondo”.

OXFAM: “COVID19, 2 MILIARDI DI PERSONE IN TRAPPOLA TRA BOMBE E PANDEMIA”

Roma, 12 maggio 2020_ La paralisi del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la vendita di armi proseguita senza sosta in tutto il mondo, anche verso le aree di conflitto, stanno facendo fallire la richiesta di un “cessate il fuoco globale”, avanzata nello scorso marzo dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres e sostenuta secondo gli ultimi dati ufficiali da 59 Paesi, tra cui l’Italia. Lo scorso venerdì, ad esempio, gli USA si sono rifiutati di firmare una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che andava proprio in questa direzione.

Il rapporto di Oxfam, Il Coronavirus nelle aree di conflitto, denuncia infatti una situazione drammatica, che sta compromettendo definitivamente la possibilità di contenere la pandemia da coronavirus in tutti quei Paesi attualmente in conflitto, nei quali è opportuno ricordare che sono intrappolate circa 2 miliardi di persone, stremate da violenza, persecuzioni e carestie.

Uomini, donne e bambini che devono fare i conti con sistemi sanitari fatiscenti e ospedali distrutti, mentre a milioni si trovano in campi profughi, dove contenere il contagio è ancora più difficile, per la mancanza di servizi igienico sanitari adeguati e lo spazio vitale necessario a mantenere le norme di distanziamento sociale.

La paralisi del Consiglio di Sicurezza dell’ONU

“Il Consiglio di sicurezza dell’Onu è paralizzato da settimane nei negoziati per l’adozione del cessate il fuoco, e appare in questo momento quanto mai lacerato e incapace di superare posizioni particolaristiche di alcuni dei suoi membri, in una fase della storia in cui la cooperazione per la pace sarebbe più che necessaria. – ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia – C’è un altissimo rischio che il cessate il fuoco possa arrivare tardi, a epidemia già iniziata, in tante aree già devastate da guerra e violenze. A quel punto, purtroppo, sarà stato il virus a fare le sue vittime, e il tanto auspicato cessate il fuoco quasi certamente non servirà più a niente e nessuno”.

L’IMPEGNO DEGLI STUDENTI TOSCANI PER UN MONDO PIU’ SOSTENIBILE NON SI FERMA

Firenze, 8 maggio 2020_ Circa 2000 studenti e docenti delle scuole primarie e secondarie da tutta la Toscana, avrebbero dovuto invadere oggi le strade di Firenze, per la seconda edizione della “Marcia globale per i diritti umani e per lo sviluppo sostenibile”, dedicata quest’anno alla lotta ai cambiamenti climatici. Un’iniziativa che, dopo il successo della prima edizione avrebbe dovuto svolgersi parallelamente in 10 Paesi collegati idealmente con il capoluogo toscano come parte del progetto “Walk the Global Walk” (finanziato dal programma DEAR della Commissione Europea); ma che adesso a causa dell’emergenza sanitaria in corso è stata rinviata in forma virtuale al prossimo autunno. A darne l’annuncio sono Regione Toscana e Oxfam promotori della Marcia.

“Nella speranza di condividere presto lo spazio pubblico con una marcia che coinvolga nuovamente le studentesse e gli studenti delle scuole toscane e i protagonisti del progetto Walk the Global Walk, stiamo studiando per l’autunno nuove forme alternative per far sentire la voce e le istanze delle nuove generazioni sull’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile promossi dal progetto ed oggi ancora più urgenti in questa emergenza sanitaria, sociale ed economica che vede necessario un ripensamento dell’attuale modello di sviluppo.- spiega Monica Barni, vicepresidente della Regione Toscana L’impegno della Regione per la tutela dei diritti umani è prioritario e ci fa piacere che iniziative formative e di sensibilizzazione come queste realizzate con Oxfam Italia registrino una adesione numerosa e partecipata degli studenti e dei loro insegnanti”.

Una partecipazione nelle scuole toscane, che nel frattempo, sta continuando on line attraverso tante iniziative e proposte realizzate da studenti e docenti in molti Comuni toscani, con l’obiettivo di dare un contributo concreto per migliorare la vivibilità e la sostenibilità ambientale nella propria comunità. Un lavoro che parte dall’ambizione che l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile numero 13 definito dalle Nazioni Unite, trovi una realizzazione concreta nella vita di ciascuno.

“La marcia virtuale che realizzeremo il prossimo autunno, arriverà come momento conclusivo del lavoro di progettazione e implementazione di azioni di sostenibilità che i ragazzi stanno realizzando in questi mesi, confrontandosi virtualmente tra loro e con le amministrazioni locali per migliorare le politiche ambientali del proprio territorioaggiunge Elisa Bacciotti, responsabile campagne Oxfam Italia – Idee e proposte che, solo per far qualche esempio, nei territori di Livorno, Firenze, Arezzo, Pontedera, Sinalunga, Montemurlo, Cecina, Piombino, Massa, Sesto Fiorentino e molti altri, guardano al miglioramento della raccolta differenziata e della gestione dei rifiuti, alla tutela delle spiagge, al miglioramento della mobilità sostenibile, alla realizzazione di mostre fotografiche di sensibilizzazione sulla sostenibilità ambientale. Anche per iniziare a immaginare sin da ora come potremo tutti insieme costruire un mondo più sostenibile, dopo che l’emergenza Covid19 sarà passata”.

 

Ufficio stampa Regione Toscana:

Barbara Cremoncini – barbara.cremoncini@regione.toscana.it

 

Ufficio stampa Oxfam Italia

David Mattesini – 349.4417723 – david.mattesini@oxfam.it

Elia Gelati – 334.7741778 – elia.gelati@oxfam.it

 

COVID19, PRIMA MARATONA SOLIDALE IN ITALIA SU INSTAGRAM PER NON LASCIARE INDIETRO GLI STUDENTI SENZA PC

Roma, 6 maggio 2020_ Nell’Italia colpita dall’emergenza Covid, bambini e ragazzi non hanno tutti la stessa chance di collegarsi a internet per seguire le lezioni a distanza organizzate dai propri istituti. Un terzo delle famiglie italiane infatti non ha pc o tablet in casa, una percentuale che supera il 41% nel sud Italia, secondo gli ultimi dati Istat.

Da qui l’idea di Stefano Guerrera, influencer e autore e del format Se i quadri potessero parlare, che domenica 3 maggio ha animato “Quattro ore contro il COVID, la prima maratona benefica in Italia su Instagram, in diretta dal suo profilo seguita da oltre 180.000 persone.   

L’iniziativa, realizzata in collaborazione con WILLY THE WHALE, ha consentito di raccogliere oltre 12.000 euro che Oxfam userà per acquistare tablet e PC da donare a bambini e ragazzi, che fino ad oggi non hanno potuto seguire le lezioni on line. I dispositivi saranno infatti destinati alle famiglie italiane e straniere in maggiore difficoltà, che saranno individuate assieme alle scuole primarie e secondarie con cui Oxfam è già al lavoro con progetti di didattica inclusiva per contrastare l’abbandono scolastico.

“Il Covid colpisce tutti ma non allo stesso modo. La scuola reagisce e prosegue con la didattica a distanza, ma i ragazzi che non hanno un pc in casa rischiano di abbandonare. Coinvolgere amici per colmare la disuguaglianza di istruzione e sociale mi è sembrato naturale e necessario.ha detto Stefano GuerreraDomenica con il make up artist  Manuele Mameli, la modella Paola Turani, gli nfluencer Giulia Valentina, Paolo Stella e Trash Italiano, l’imprenditrice Cristina Fogazzi meglio conosciuta come  Estetista Cinica, la giovane divulgatrice Imen Jane, e la cantante Francesca Michielin, abbiamo raccolto fondi che aiuteranno molti ragazzi per rimanere al passo con la didattica digitale. Durante la diretta Instagram abbiamo anche sottolineato le innumerevoli difficoltà di accesso ad internet per molte famiglie. Mi piacerebbe coinvolgere un provider telefonico a supporto di questo progetto”.

OXFAM: “COVID 19, VACCINI, TERAPIE E TEST DIVENTINO UN BENE PUBBLICO, PRIVI DI BREVETTI E ACCESSIBILI A TUTTI”

Roma, 5 maggio 2020_ È cruciale che i Governi mettano a disposizione di tutti in ogni parte del mondo i vaccini, le terapie e i test diagnostici indispensabili a sconfiggere la pandemia da coronavirus. Se non sarà così, la vita di decine di milioni di persone sarà messa a rischio.

È l’appello lanciato da Oxfam all’indomani della conferenza internazionale aperta ieri dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha impegnato oltre 8 miliardi di dollari per raggiungere un obiettivo che però appare ancora lontano.

“Gli stanziamenti decisi ieri, sono un primo passo positivo, ma non sono sufficienti a compensare l’enorme disuguaglianza di accesso ai servizi sanitari che attraversa il pianeta, che separa chi può curarsi, da chi non ne ha la possibilitàha detto Sara Albiani, policy advisor di Oxfam Italia sulla salute globale – Serviranno molti più fondi pubblici per sostenere la produzione e un’equa distribuzione a livello globale di vaccini, terapie e test diagnostici. Così come per reclutare milioni di nuovi operatori sanitari, senza i quali i paesi più poveri non potranno affrontare la pandemia”.

Uno scenario, potenzialmente devastante, di fronte a cui Oxfam chiede con forza ai leader di Governo – che interverranno all’assemblea generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in programma dal 17 al 21 maggio –  garanzie stringenti, affinché i vaccini, le terapie e i test diagnostici che saranno sviluppati con fondi pubblici, siano privi di brevetti e quindi resi disponibili gratuitamente in tutti i Paesi.

Dobbiamo scongiurare la possibilità che si ripetano gli errori fatali commessi nella lotta all’HIV e all’influenza suina, che sono costati innumerevoli vite, a causa degli interessi portati avanti da corporation e Governi che hanno reso per molto tempo vaccini e cure troppo costose per chi ne aveva più bisogno, ritardandone la distribuzione ai più vulnerabili, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo – continua Albiani –  Per fortuna in questo momento il rifiuto espresso dal Presidente Usa Trump, di avviare una collaborazione internazionale, rimane una posizione isolata, perché senza uno sforzo comune a livello globale, sarà sempre più difficile superare questa crisi”.

OXFAM: “COVID19, SENZA UNA PACE GLOBALE MILIONI DI PERSONE MORIRANNO PER L’IMPATTO DELLA PANDEMIA”

Roma, 23 aprile 2020_A un mese esatto dall’appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres per un “cessate il fuoco” globale – che renda possibile alle organizzazioni umanitarie di combattere la pandemia da Covid19 al fianco dei Governi – in tanti paesi dilaniati da guerre e violenze si continua a morire.

Dopo 5 anni di guerra che ha già fatto più di 100 mila vittime totali, in Yemen continuano gli scontri, nonostante la fragile tregua dichiarata di recente dalle parti in conflitto. Solo pochi giorni fa i combattimenti tra gli Houti e le forze governative hanno causato decine di morti, mentre si sono verificati bombardamenti anche durante il cessate il fuoco.

Nel paese 20 milioni di persone non hanno accesso a cure di base e con metà delle strutture sanitarie, carenza di medici e materiali, si deve far fronte ad un nuovo picco di colera che potrebbe provocare 1 milione di nuovi nel 2020, che andranno a sommarsi all’impatto del Covid che è già arrivato nel Paese.

A Gaza, in un clima di continua tensione e insicurezza, si contano già 15 casi di Covid19, con 70 posti in terapia intensiva per oltre 2 milioni di abitanti intrappolati nella Striscia.  In Africa occidentale, l’impatto del coronavirus, combinato con la stagione secca e il conflitto in corso nell’area, potrebbe causare la fame per 50 milioni di persone entro agosto.

Questi sono solo alcuni esempi, che evidenziano come la pace in tante regioni del mondo oggi più che mai, non sia rinviabile, nemmeno di un giorno. Mentre il mondo affronta una terribile pandemia, il commercio e la produzione di armi non si ferma e in molti paesi si continua a sparare e a lanciare bombe – ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia – Se l’appello delle Nazioni Unite, rilanciato anche da Papa Francesco, non verrà rispettato, milioni di persone moriranno con l’arrivo e l’espandersi del virus nelle zone di conflitto. Per molte organizzazioni come Oxfam, al lavoro in questi paesi, portare gli aiuti necessari a combattere la pandemia è vitale, ma per farlo è necessaria una tregua senza eccezioni, che coinvolga i diversi attori anche locali coinvolti. Un “cessate il fuoco globale” che può essere realizzato solo se restiamo uniti nell’intento di costruire un mondo di pace”.

Oxfam assieme ad oltre 70 organizzazioni in tutto il mondo sta lanciando una campagna per un cessate il fuoco globale a sostegno della richiesta delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di spingere tutte le parti a deporre le armi e costruire la pace.

OXFAM: “NON C’È CIBO AL GIUSTO PREZZO SENZA TUTELE AI LAVORATORI AGRICOLI”

Roma, 21 aprile 2020_ Grazie all’adesione di oltre 20 mila consumatori che hanno chiesto a Coop, Conad, Esselunga, Gruppo Selex e Eurospin di adottare misure a difesa dei diritti umani di chi coltiva il nostro cibo e maggiore trasparenza, quasi tutti i maggiori gruppi della GDO italiana hanno compiuto alcuni passi in avanti, dimostrando che la voce dei consumatori è importante per convincere le aziende a cambiare le proprie politiche.

Questo il bilancio a un anno dal lancio della campagna di Oxfam Al Giusto prezzo, in un nuovo rapporto e in una nuova pagella, rispetto al modo in cui la GDO tratta quattro temi chiave – trasparenza e accountability, diritti dei produttori di piccola scala, diritti dei lavoratori agricoli, diritti delle donne – all’interno della propria filiera di approvvigionamento agricolo.

Regolarizzare gli ‘invisibili’

Apprezzando i risultati conseguiti da parte di alcune aziende, Oxfam chiede oggi, in un contesto segnato dall’emergenza coronavirus, un maggiore sforzo della GDO per garantire condizioni di vita e di lavoro dignitose, per migliaia di braccianti e operai agricoli che operano per rifornire ogni giorno i loro scaffali, a partire dallo schierarsi in favore della regolarizzazione dei lavoratori stranieri senza documenti, presenti nel nostro territorio.

“A un anno dal lancio della campagna Al Giusto Prezzo, osserviamo con piacere che molti gruppi della GDO italiana hanno iniziato ad ascoltare le migliaia di consumatori che hanno chiesto loro maggiore impegno sulla tutela dei diritti umani. ha detto Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia –  In questi giorni, nei quali la GDO italiana sta svolgendo un lavoro enorme e prezioso per assicurare l’approvvigionamento di beni alimentari, sostenendo il sistema Italia e i cittadini maggiormente in difficoltà, chiediamo loro un ulteriore impegno per assicurare diritti e dignità a chi contribuisce a produrre cibo nel nostro paese. Questa crisi ci insegna che nessuno è al sicuro se non lo siamo tutti. E per tanti lavoratori agricoli, costretti a vivere in luoghi insalubri e fatiscenti e ad accettare condizioni di lavoro ai limiti dello sfruttamento, il rischio di veder peggiorate le proprie condizioni è molto alto”.