OXFAM: LA TERRA DELLE DISUGUAGLIANZE – WEF DAVOS 2020

Roma, 20 gennaio 2020_. La ricchezza globale, in crescita tra giugno 2018 e giugno 2019, resta fortemente concentrata al vertice della piramide distributiva: l’1% più ricco, sotto il profilo patrimoniale, deteneva a metà 2019 più del doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi di persone. Ribaltando la prospettiva, la quota di ricchezza della metà più povera dell’umanità – circa 3,8 miliardi di persone – non sfiorava nemmeno l’1%. Nel mondo 2.153 miliardari detenevano più ricchezza di 4,6 miliardi di persone, circa il 60% della popolazione globale. Il patrimonio delle 22 persone più facoltose era superiore alla ricchezza di tutte le donne africane. Se le distanze tra i livelli medi di ricchezza dei Paesi si assottigliano, la disuguaglianza di ricchezza cresce in molti Paesi.

In Italia, il 10% più ricco possedeva oltre 6 volte la ricchezza del 50% più povero dei nostri connazionali. Una quota cresciuta in 20 anni del 7,6% a fronte di una riduzione del 36,6% di quella della metà più povera degli italiani. L’anno scorso inoltre, la quota di ricchezza in possesso dell’1% più ricco degli italiani superava quanto detenuto dal 70% più povero, sotto il profilo patrimoniale.

In un mondo in cui il 46% di persone vive con meno di 5.50$ al giorno, restano forti le disparità nella distribuzione dei redditi, soprattutto per chi svolge un lavoro. Con un reddito medio da lavoro pari a 22$ al mese nel 2017, un lavoratore collocato nel 10% con retribuzioni più basse, avrebbe dovuto lavorare quasi tre secoli e mezzo per raggiungere la retribuzione annuale media di un lavoratore del top-10% globale. In Italia, la quota del reddito da lavoro del 10% dei lavoratori con retribuzioni più elevate (pari a quasi il 30% del reddito da lavoro totale) superava complessivamente quella della metà dei lavoratori italiani con retribuzioni più basse (25,82%).

 

È l’allarme lanciato oggi da Oxfam, organizzazione impegnata nella lotta alle disuguaglianze, in Time to care – Avere cura di noi, pubblicato alla vigilia del meeting annuale del World Economic Forum di Davos. Un dossier che getta nuova luce su un fenomeno che mette a repentaglio i progressi nella lotta alla povertà, mina la coesione e la mobilità sociale, alimenta un profondo senso di ingiustizia e insicurezza, genera rancore e aumenta in molti contesti nazionali l’appeal di proposte politiche populiste o estremiste.

BASTA ACCORDI CON LA LIBIA DEI LAGER

A pochi giorni dall’ultima data utile per la revoca – il prossimo 3 novembre – Oxfam chiede al Governo di non rinnovare l’accordo Italia-Libia, mettendo la parola fine a una delle pagine più tristi e vergognose della nostra storia recente. L’accordo peraltro non è mai stato ratificato dal Parlamento italiano contrariamente a quanto previsto in Costituzione (ex.art.80).

Quasi 5 mila migranti nei “lager” ufficiali, decine di migliaia in mano alle organizzazioni criminali sotto le bombe

MENTRE IL CLIMA UCCIDE, SI CONTINUA AD INVESTIRE NELLE FONTI FOSSILI. OLTRE 933 MILIARDI DI DOLLARI NEL 2018

A livello globale, solo nel 2018, gli investimenti in energia da fonti fossili come petrolio, gas e carbone hanno superato i 933 miliardi di dollari, ossia circa 100 volte la quota che i paesi più ricchi dovrebbero destinare per supportare i processi di gestione del rischio e adattamento ai cambiamenti climatici che si abbattono sempre più devastanti, sulle comunità nei paesi più poveri.

YEMEN SENZ’ACQUA

Oltre 15 milioni di persone in Yemen stanno letteralmente restando senz’acqua per bere, cucinare, lavarsi a causa della gravissima carenza di carburante che colpisce un Paese già messo in ginocchio da oltre 4 anni e mezzo di conflitto.

E’ l’allarme lanciato oggi da Oxfam, di fronte a una situazione che si fa sempre più drammatica. Nelle ultime settimane, 11 milioni di persone, che sino ad oggi sopravvivevano grazie all’acqua erogata dalle poche reti idriche ancora in funzione, e altri 4 milioni già costretti a rifornirsi da autocisterne private, hanno dovuto ridurre al minino il consumo di acqua.

“LESBO, CAMPO DI MORIA, DISUMANITÀ NEL CUORE DELL’EUROPA”

Tra agosto e settembre oltre 18 mila persone, soprattutto famiglie siriane e afghane, sono arrivate nelle isole greche, più del doppio di quelle arrivate nello stesso periodo un anno fa. Un numero record dal 2016, che va ad aggiungersi agli oltre 35 mila migranti respinti nello stesso periodo alla autorità greche e turche lungo la rotta del Mar Egeo

“LA TRAGEDIA DELLO YEMEN TRA BOMBE E COLERA”

Cresce l’emergenza colera. Superati i 2 milioni di casi sospetti in meno di 3 anni: in media quasi 80 persone ogni ora. Nel 2019 in 1 caso su 4 colpiti bambini sotto i 5 anni. 18 milioni di yemeniti sono esposti al contagio per mancanza di acqua pulita e servizi igienico-sanitari, 2 su 3 sono senza assistenza sanitaria di base, 14 milioni sull’orlo della carestia. 

 

Da giugno ad agosto l’intensificarsi di un conflitto atroce, anche nel sud del Paese, ha causato il 54% di vittime civili e il 79% di abitazioni civili colpite. Sono oltre 700 i civili uccisi e 1.600 quelli feriti dall’inizio dell’anno. Dall’Italia solo 5 milioni all’anno in aiuti.  

 

Oxfam lancia la campagna #SOSYEMEN per chiedere al Governo un cambio di rotta.

DISUGUAGLIANZE, GIOVENTÙ BLOCCATA

L’ascensore sociale in Italia è bloccato e le aspirazioni dei giovani a un futuro più equo appaiono oggi fortemente compromesse.Gli sforzi individuali, la dedizione, il talento sono sempre meno determinanti per il miglioramento delle condizioni di vita rispetto alle condizioni socio-economiche della famiglia d’origine. Condizioni che persistono nel passaggio generazionale a tal punto che i figlidelle persone collocate nel 10% più povero della popolazione italiana, sotto il profilo retributivo, ad oggi avrebbero bisogno di 5 generazioni per arrivare a percepire il reddito medio nazionale.

LE PERSONE PIU’ POVERE DEL MONDO HANNO MENO DI UN CENTESIMO AL GIORNO PER RESISTERE AGLI EFFETTI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

La sopravvivenza di decine di milioni di persone in tutto il mondo – soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, e in particolare in Africadipende già oggi e dipenderà sempre di più nel prossimo futuro dalla capacità di adattarsi e resistere all’impatto del cambiamento climatico e di eventi sempre più estremi, come siccità prolungate e durissime, alluvioni, cicloni e uragani. Tuttavia nei paesi più poveri del pianeta ogni persona, esposta ad un rischio continuo, riceve in media circa 3 dollari l’anno in aiuti utili a mettere in sicurezza sé stessi e le proprie famiglie dalla perdita di raccolti, allevamenti e tutte quelle risorse essenziali da cui ne dipende la sopravvivenza. I 48 Paesi più poveri del pianeta ricevono da 2,4 a 3,4 miliardi di dollari  l’anno in aiuti e finanziamenti diretti a ridurre l’impatto della crisi climatica. Una cifra irrisoria che equivale a meno di 1 centesimo di dollaro al giorno.

OXFAM: “I BAMBINI POVERI HANNO 7 VOLTE MENO PROBABILITA’ DI FINIRE LA SCUOLA RISPETTO AI BAMBINI RICCHI”

In un mondo sempre più disuguale sono le nuove generazioni a pagare il prezzo più alto in termini di opportunità, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. In media i bambini nati in famiglie povere hanno infatti 7 volte meno probabilità di terminare la scuola rispetto ai loro coetanei nati in famiglie ricche o benestanti. È l’allarme lanciato oggi da Oxfam attraverso un nuovo rapporto pubblicato oggi.

 

Il dossier mette in luce un quadro preoccupante in tema di disparità nell’accesso alle opportunità formative. Una situazione scioccante di cui sono vittime ancora oggi milioni di bambini e bambine in tutto il mondo, a seconda del reddito e della ricchezza della famiglia di appartenenza.