Controllo dei vivai di piantine di caffè. Credits: Oxfam Italia

Caffè messo a dimora

La testimonianza del nostro collaboratore, Francesco Torrigiani, appena tornato da Haiti.

“E’ trascorso quasi un anno dalla mia ultima visita ad Haiti.
A Port au Prince ci sono ancora 700.000 persone che vivono sotto le tende. Eppure dall’ultima volta la situazione è migliorata: una buona parte delle macerie è stata rimossa dalle strade, si vedono le prime case e strutture ricostruite, il commercio, soprattutto informale, ha ripreso con la solita vivacità e non ci sono più tende negli spartitraffico e nelle zone basse e inondabili.


I problemi ovviamente sono ancora tanti e complessi: prima di tutto la questione della proprietà  della  terra che non è stata risolta e condiziona la ricostruzione, che non può essere ancora pianificata. Il presidente eletto a marzo,  Martelly, un cantante di Compa (l’allegra e sensuale musica haitiana) non ha un partito che lo sostiene in parlamento, e sta quindi ancora cercando di mediare per poter nominare il primo ministro  e il governo. Questo impedisce l’espropriazione dei terreni della capitale per utilità  collettiva, atto che richiede la maggioranza parlamentare.


Il colera nel frattempo è tornato a mietere vittime soprattutto al Nord e nella capitale, dove si stimano diverse decine di nuovi casi al giorno. Il problema dell’acqua potabile e della gestione dei rifiuti aggrava ulteriormente la situazione sanitaria e ostacola la prevenzione.
Il paese però è in grandissimo fermento, in attesa di un cambiamento che l’elezione di Martelly  sembra poter portare. Martelly è stato eletto dopo una campagna elettorale tesa e vivace, basando la sua politica sulla promessa di una educazione gratuita per tutti: infatti a oggi, soprattutto nelle zone rurali, questa non è garantita.


Il paese deve affrontare problemi strutturali: la produzione nazionale, anche prima del terremoto,  è  bassa e le elite haitiane, sia quelle residenti all’estero che nel paese, si arricchiscono di attività di import-export, anche perché la liberalizzazione spinta dell’economia nazionale ha reso poco competitiva la produzione interna, sia nel settore primario che secondario. L’industria nazionale è poco sviluppata (anche se ci  sono eccezioni, come la produzione tessile e quella di macchinari edili),  l’agricoltura non garantisce occupazione: pur avendo una popolazione dedicata in maggior parte ad attività agricole, il deficit della produzione agricola e il paese importa prodotti agricoli dalla Dominicana e da altri paesi dell’area. Questo ovviamente porta ad alti prezzi per il consumatore medio e bassi redditi per gli agricoltori, che hanno difficoltà a competere con i prezzi dei prodotti importati.
Ma il popolo haitiano è orgoglioso e pieno di iniziativa ed inventiva, e riesce a mantenere l’allegria e la voglia di vivere: non si ha più l’impressione che si respirava dopo il terremoto, quella di un paese sotto shock e incapace di reagire. Mi ha colpito ad esempio vedere i bambini andare a scuola uscendo dagli accampamenti, ridendo allegramente, perfetti e in ordine come se uscissero di casa.



Le iniziative che Oxfam realizza nella capitale sono di fondamentale importanza per contribuire a garantire una vita degna agli abitanti di Haiti:
progetti di mense comunitarie (che danno reddito a decine e decine di famiglie e consentono di tenere più bassi i prezzi dei pasti), costruzione di latrine e dotazione di acqua potabile, demolizione dei detriti del terremoto, che possono poi essere usati per la ricostruzione: tutte iniziative di grande impatto, portate avanti da personale espatriato e locale con grandissima capacità e passione.
Oxfam Italia, oltre ad aver dato il suo contributo alle attività nei campi in Port au Prince, sta portando avanti un progetto agricolo nel Dipartimento Sud, zona di Les Cayes.
Il progetto punta alla riattivazione della cafficoltura, una delle attività a maggior potenziale  data l’alta qualità del caffè haitiano e perché rispetta la cultura della zona, tradizionalmente caffeicola. I prezzi del caffè sul mercato interno sono molto alti, e questo ha spinto i produttori delle cooperative nostre  partner, socie della rete RECOCAS, a chiedere la riattivazione dei vecchi “cafetales”: Oxfam Italia quindi porta materiali ed attrezzature, assistenza tecnica e formazione, in zone di difficile accesso.
Stiamo inoltre lavorando sulla trasformazione della frutta locale e sulla produzione di colture a ciclo corto, in modo che le organizzazioni internazionali che offrono aiuti alimentari possano acquistare la produzione locale invece di ricorrere ai prodotti importati.


Nell’area di Les Cayes, e in generale nelle campagne haitiane, non esistono molti casi di denutrizione o malnutrizione severa, ma esistono tantissimi casi di bambini e adulti malnutriti, a causa della carenza di vitamine e proteine di qualità. Oxfam Italia collabora con una ONG locale, Graphes, e con il Ministero della Salute, realizzando orti scolari e familiari, attività di sensibilizzazione sulla nutrizione in scuole e comunità, formazione al personale dei centri di salute sulla applicazione del protocollo nazionale contro la malnutrizione.
Sabali e Christian, i nostri cooperanti, lavorano instancabilmente in una situazione complessa, caratterizzata dalla debolezza delle istituzioni locali (ministeri decentrati, enti locali) dovuta al forte centralismo del paese, con grandi ma efficaci sforzi di coordinamento con le altre ONG e agenzie internazionali di sviluppo: mi ha emozionato vedere quanto siano benvoluti dal personale locale, dalle comunità in cui lavoriamo, e quanto sia rispettato e apprezzato il loro lavoro dalle istituzioni locali e internazionali. Lo staff locale è di grande livello, molto unito e fortemente motivato a lavorare per lo sviluppo del proprio paese.
I progetti di Oxfam Italia su sviluppo agricolo e sulla sicurezza alimentare sono finanziati dal Ministero degli Affari Esteri, da LegaCoop, dalla rete delle fondazioni bancarie ACRI, dalla grandissima solidarietà del territorio senese riunita nel Comitato Terre di Siena per Haiti oltre che dalla stessa Oxfam Italia.
C’è ancora molto da fare ad Haiti, per questo Oxfam Italia continua la raccolta fondi per combattere la malnutrizione a Les Cayes.”

Francesco Torrigiani, Oxfam Italia