Emergenza Yemen: dimezzati gli aiuti umanitari in piena crisi

6 Ottobre 2020

Dimezzati gli aiuti umanitari da cui dipendono oltre 24 milioni di yemeniti, mentre la pandemia infuria e le bombe continuano a cadere

In piena pandemia, nel momento forse più difficile dall’inizio del conflitto in Yemen per gran parte della popolazione, sono stati dimezzati gli aiuti umanitari al paese, con gravissime ripercussioni su milioni di uomini, donne e bambini. Il risultato è una media di circa 25 centesimi di dollaro al giorno per i 24,3 milioni di yemeniti, che attualmente dipendono dagli aiuti umanitari per sopravvivere. Oltre 2 milioni in più rispetto al 2018.

Questa drastica contrazione ha implicato il ridimensionamento di un terzo degli interventi umanitari delle Nazioni Unite, con la conseguenza che nel paese non si distribuisce più cibo e l’attività di 300 strutture sanitarie si è interrotto. Tanto più assurdo e grave in un paese dove gli ospedali sono al collasso,  dove si contano almeno 150 mila nuovi casi di colera dall’inizio dell’anno e dove sono stati registrati oltre 2 mila contagi da Covid 19 in 11 governatorati; un numero sottostimato, data la quasi totale mancanza di test e tamponi nel Paese.

Cinque anni di conflitto hanno generato la più grave emergenza umanitaria al mondo: l’aumento esponenziale dei prezzi dei beni alimentari e la mancanza di lavoro hanno portato oltre l’80% la popolazione a dover dipendere dagli aiuti. Mentre, in questo momento, oltre 20 milioni di persone non hanno accesso ad acqua pulita e servizi igienico-sanitari, ed oltre 7 milioni di persone sono sull’orlo della carestia, compresi 2,1 milioni di bambini e 1,2 milioni di donne in gravidanza.

In Yemen gli aiuti umanitari sono appena sufficienti a comprare un piatto di fagioli al giorno

Dimezzati gli aiuti umanitari per lo Yemen: i bambini sono i primi a pagarne le conseguenzeI 25 centesimi al giorno frutto dei dimezzati aiuti umanitari allo Yemen, stando agli attuali prezzi dei beni alimentari, basterebbero ad una famiglia yemenita comprare solo 2 etti di fagioli o tre uova oppure 2 bicchieri di olio. Con la progressiva ed esponenziale svalutazione del Real yemenita, inoltre, le cose potrebbero peggiorare ancora, con un ulteriore aumento dei prezzi dei beni essenziali che porterebbe alla fame estrema altri milioni di persone.

Al momento, l’appello delle Nazioni Unite per rispondere all’emergenza è finanziato per meno del 40%, ossia 1.6 miliardi di dollari, contro gli oltre 4 miliardi stanziati l’anno scorso e gli oltre 5 del 2018. Tutti i paesi donatori, inclusi i quattro maggiori, ossia USA, Gran Bretagna, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, hanno stanziato meno aiuti, nonostante dal 2018 il numero di persone che devono alla solidarietà internazionale la propria sopravvivenza non sia calato, bensì aumentato. Dal canto suo, l’Italia, che nella conferenza dei Paesi donatori di giugno aveva promesso un aumento degli aiuti di appena 160 mila euro in aggiunta ai 5 milioni giù stanziati nel 2019, può e deve fare molto di più. Si tratta di una  cifra estremamente bassa, in grado di consentire appena 2 mesi di interventi umanitari ad un’organizzazione come Oxfam nel Paese.

Nel 2020 dall’Italia stanziati appena 5,1 milioni di euro in aiuti, ma autorizzati oltre 1,5 miliardi in export di armi verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi, coinvolti nel conflitto, tra il 2015 e il 2019

Molti dei Paesi donatori dall’inizio del conflitto hanno incassato miliardi dalla vendita di armi dirette alle parti coinvolte nel conflitto in Yemen. Basti considerare, che l’Arabia Saudita, a guida della coalizione di Paesi direttamente coinvolti nel conflitto, è stata il maggiore importatore al mondo di armi tra il 2015 e il 2019, con un aumento del 130% rispetto ai 4 anni precedenti. Armamenti forniti per il 73% dagli Stati Uniti e per il 13% dalla Gran Bretagna.

L’Italia, nello stesso periodo, ha avuto proprio l’Arabia Saudita tra i principali acquirenti dei propri armamenti, autorizzando un export per un valore di circa 845 milioni di euro  verso l’Arabia Saudita, che si aggiungono agli oltre 704 verso gli Emirati Arabi, entrambi coinvolti in un conflitto che ha già causato oltre 100 mila vittime.

Oxfam: “La comunità internazionale deve fare il possibile per salvare lo Yemen, la logica fondata sul “profitto di guerra” deve finire”.

Dimezzati gli aiuti umanitari in Yemen, dove portiamo acqua pulita, servizi igienici e cibo alla popolazione.Il disastro economico scatenato dalla pandemia COVID-19 in Yemen potrebbe significare fame per milioni di persone. C’è un’unica strada per scongiurare questa catastrofe: la comunità internazionale deve stanziare tutti gli aiuti necessari a rispondere all’emergenza, ponendo inoltre fine alla vendita diretta e indiretta di armi verso le parti in conflitto, lavorando affinché la risoluzione delle Nazioni Unite per un cessate il fuoco globale sia rispettata anche in Yemen, e favorendo quindi l’avvio di colloqui di pace inclusivi, che portino ad una pace duratura. Un dovere umanitario che questa pandemia dovrebbe aver reso più evidente in tutto il mondo.

Oxfam ha portato dal 2015 acqua e servizi igienico-sanitari a oltre 3 milioni di yemeniti nei campi profughi e nelle aree più colpite dal conflitto. Dallo scoppio dei primi focolai di coronavirus nel Paese è subito intervenuta per fronteggiare la pandemia a fianco delle comunità più vulnerabili. Al momento, Oxfam è al lavoro per riabilitare la fornitura idrica in uno dei principali ospedali di Aden e sta formando volontari e personale sanitario per sensibilizzare la popolazione sulle corrette norme di prevenzione del contagio. Per rispondere all’emergenza alimentare in corso, Oxfam sta soccorrendo circa 280 mila yemeniti nelle comunità più vulnerabili di 9 governatorati, fornendo aiuti per l’acquisto di cibo, e offrendo lavoro per la riabilitazione di infrastrutture idriche e stradali, rimaste distrutte nel conflitto.