Gli aiuti europei per lo sviluppo dei Paesi africani a tre anni dall’Accordo Italia-Libia

30 Gennaio 2020

Come vengono spesi gli aiuti europei per lo sviluppo dei Paesi africani?

Violenze di ogni genere, detenzioni illegali, stupri e torture in Libia

A tre anni dall’Accordo Italia-Libia sul contenimento dei flussi migratori e dal summit Ue della Valletta – che ne avvallò totalmente la linea politica – gli aiuti europei per lo sviluppo dei Paesi africani vengono spesi sempre più per:

  • chiudere le frontiere,
  • soffocare la migrazione
  • favorire i rimpatri dei migranti in Africa.

Nel caso della Libia, in particolare, si è trattato di risorse usate per la Guardia costiera, che si è rivelata complice dei trafficanti di esseri umani lungo la rotta del Mediterraneo centrale e ha operato in mare per riportare, in tre anni, circa 40 mila uomini, donne e bambini innocenti verso i “lager libici”, dove sono quotidianamente esposti a torture e abusi indicibili.

Nel nostro nuovo rapporto “Il Trust Fund Ue per l’Africa intrappolato tra difesa delle frontiere e politiche di aiuto“, riveliamo come negli ultimi 4 anni oltre 1 miliardo di euro, il 26% degli aiuti totali del Trust Fund, siano stati deviati dal loro scopo umanitario per finanziare politiche nazionali di brutale contenimento dei flussi migratori.

Nessuna priorità per la creazione di canali regolari per i migranti

Nello stesso periodo, solo 56 milioni di euro – meno dell’1,5% del valore totale del Trust Fund – sono invece serviti a finanziare canali migratori regolari. 

Degli oltre 4,5 miliardi di euro stanziati per i 26 paesi africani beneficiari, 328 milioni sono stati destinati alla Libia che risulta essere quindi il principale paese destinatario delle risorse, prima di Somalia e Niger. Di questi 328, 160,13 milioni sono esplicitamente stati usati per la gestione dei flussi migratori e il rafforzamento delle frontiere. Un impegno di risorse, sul punto, doppio rispetto agli stanziamenti verso gli altri Paesi destinatari.

Una gestione dunque tesa molto più a impedire gli arrivi che a creare le condizioni per evitare morti in mare e violazioni di diritti umani in Libia.

L’Italia ha avuto gestione diretta delle risorse del Trust Fund, in particolare:

  • 77,3 milioni dal Ministero degli Interni per programmi di gestione dei flussi migratori e controllo dei confini;
  • solo 22 milioni dal Ministero degli Esteri (attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo) per programmi di sviluppo socio economico dei paesi africani.

Politiche di corto respiro che fanno male a chi ha più bisogno

Volendo bloccare le migrazioni ad ogni costo, i governi europei adottano politiche di corto respiro che fanno male a chi ha più bisogno. Ai paesi africani sono di fatto negati gli aiuti che dovrebbero ridurre la povertà, prevenire i conflitti e migliorare le loro condizioni di vita. Il risultato è che finiscono in secondo piano gli obiettivi di miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni africane, di sviluppo e crescita economica, che possono alla radice prevenirne la necessità di migrare.

Quando la strategia di sviluppo è legata a obiettivi di politica interna europea, si perde di vista la centralità che devono avere la resilienza, lo sviluppo economico e la mobilità umana, fattori chiave per contribuire a migliorare la vita delle persone in Africa.

Chiediamo quindi alle istituzioni dell’Unione Europea e ai suoi stati membri un’inversione di rotta nei metodi di implementazione del Trust Fund per l’Africa, adeguandosi agli obiettivi umanitari e di sviluppo dell’Unione Europea.

Urgente un piano di evacuazione europeo, l’Italia non rifinanzi l’accordo

Dalla firma dell’accordo Italia-Libia, inoltre abbiamo speso la cifra record di 570 milioni euro per esternalizzare la gestione dei flussi migratori e per finanziare le missioni navali italiane ed europee.

Un considerevole flusso di denaro, speso in parte direttamente nel paese, che purtroppo non ha fatto altro che contribuire a destabilizzare ulteriormente la Libia e spinto i trafficanti di persone a convertire “l’industria del contrabbando e tratta” in “industria della detenzione” con abusi e violenze oramai note a tutti. Come ricordato anche dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, in un rapporto caratterizzato da toni e contenuti gravi consegnato al Consiglio di Sicurezza il 15 gennaio scorso dove si cita anche l’Accordo Italia Libia.

In Libia i migranti sono usati come scudi umani e in alcuni casi sono stati anche arruolati in milizie legate alle parti in conflitto. È urgente un piano di evacuazione dal paese per i migranti detenuti nei centri ufficiali e non ufficiali.

Chiediamo che l’Europa trovi subito un accordo per portare fuori dal paese tutte le persone che a vario titolo si trovano lì e mostrino la volontà di richiedere protezione.

A febbraio il Parlamento italiano è chiamato a rinnovare le missioni militari in Libia. Chiediamo di non rinnovarle e di indirizzare il Governo nel revocare l’accordo, dal momento che nessun significativo passo è stato fatto dal primo novembre 2019 e che ancora non si ha nessuna notizia delle modifiche che avrebbero dovuto essere concordate bilateralmente prima del 2 febbraio 2020.

Documentazione

Dall’entrata in vigore dell’accordo tra Italia e Libia, Oxfam ha prodotto 3 rapporti che documentano la continua violazione dei diritti umani in Libia e le enormi responsabilità italiane: