11 Aprile 2022

Fame: l’impatto della crisi ucraina in Africa

 

fame in Africa

di Francesco Petrelli, policy advisor su sicurezza alimentare di Oxfam Italia

L’impatto del conflitto in Ucraina sull’aumento della fame globale, potrebbe essere devastante, soprattutto in aree dell’Africa già attraversate dalla crisi climatica e da guerre dimenticate.

Le previsioni della Fao danno il quadro dell’emergenza: già nei prossimi mesi si potrebbe assistere ad un aumento di oltre il 20% dei prezzi dei beni alimentari a livello globale. 

Un peso che diviene insostenibile per popolazioni che già da anni fanno i conti con la fame.

È il caso dell’Africa occidentale che sta già affrontando la più grave emergenza degli ultimi 10 anni, con 27 milioni di persone colpite da insicurezza alimentare, che potrebbero arrivare a 38 milioni solo nei prossimi 3 mesi, con oltre 6,3 milioni di bambini sotto i 5 anni colpiti da malnutrizione acuta.

Nei paesi dell’area del Sahel – tra Burkina Faso, Niger, Ciad, Mali e Nigeria – la popolazione e già stata colpita da un aumento esponenziale dei prezzi negli ultimi 5 anni, grazie al mix letale di siccità sempre più lunghe e inondazioni che hanno ridotto di un terzo i raccolti dall’anno scorso.

In quest’area del mondo i conflitti in corso, il COVID-19, migrazioni forzate per sopravvivere, si aggiunge oggi un significativo calo della disponibilità di grano in ben sei paesi dell’Africa occidentale, che fino ad ora ne importavano il 30%, e in alcuni casi più del 50% dalla Russia e dall’Ucraina.

Il rischio del taglio degli aiuti internazionali, per l’emergenza Ucraina servono risorse aggiuntive

Un’ altra probabile conseguenza della crisi ucraina è il taglio degli aiuti internazionali all’Africa. Molti donatori hanno infatti già annunciato che potrebbero tagliare i finanziamenti, per far fronte all’accoglienza dei rifugiati ucraini entro i propri territori. Un paese come la Danimarca, ad esempio, potrebbe tagliare del 50% gli aiuti destinati al Burkina Faso e al Mali per il 2022.

Sarà dunque fondamentale che i Governi decidano di predisporre risorse aggiuntive per l’emergenza dei rifugiati ucraini, rispetto a quelle già nei budget nazionali destinati alla cooperazione internazionale e all’aiuto allo sviluppo.

Proprio l’Italia di recente ha destinato 110 milioni attraverso l’Agenzia Italiana della Cooperazione (AICS) all’Ucraina, sostenendo direttamente il governo ucraino. Risorse nella disponibilità della cooperazione e l’aiuto pubblico allo sviluppo, che al contrario dovrebbero essere reintegrate, anche per contribuire a far fronte al peggioramento della crisi alimentare che si sta profilando all’orizzonte in molti paesi poveri.

Ci rifiutiamo di scegliere tra le famiglie ucraine in fuga o le quelle del Ciad o del Mali a rischio di fame permanente. Per questo sulla crisi ucraina è necessario stanziare nuove risorse aggiuntive.

Da qui l’appello rilanciato da Oxfam, in occasione della conferenza euro-africano sulla crisi in Sahel, per lo stanziamento di altri 4 miliardi di dollari per far fronte all’emergenza nel 2022, come richiesto dalle Nazioni Unite.

Senza un intervento immediato, in questa parte dimenticata dell’Africa tante vite andranno perse nei prossimi mesi.

 

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