22 Gennaio 2026

Carestia: che cos’è davvero e perché non è solo mancanza di cibo

 

Quando si parla di carestia, l’immaginario collettivo corre subito a immagini di fame estrema e scarsità di cibo. Ma nel linguaggio umanitario e internazionale la carestia non è un modo di dire né una metafora drammatica: è un termine tecnico, con criteri precisi e condivisi.

Cosa si intende per carestia oggi

Oggi la carestia indica una crisi alimentare estrema che colpisce intere popolazioni, causando un aumento rapido della mortalità, livelli gravissimi di malnutrizione e il collasso dei mezzi di sussistenza. Non riguarda singole persone o famiglie, ma comunità intere che non riescono più a sopravvivere senza assistenza esterna.

Per questo motivo, la carestia viene valutata attraverso il sistema IPC (Integrated Food Security Phase Classification), uno strumento internazionale utilizzato anche da Oxfam e dalle principali agenzie umanitarie per analizzare la gravità dell’insicurezza alimentare.

I livelli IPC: come si misura una carestia

Il sistema IPC classifica l’insicurezza alimentare in cinque livelli progressivi, dal più lieve al più grave. Nei livelli iniziali le persone riescono ancora, con difficoltà, ad accedere al cibo. Nei livelli più alti, la sopravvivenza stessa è a rischio.

La differenza cruciale è tra IPC 4 – Emergency e IPC 5 – Famine. Nel livello 4 le famiglie esauriscono i mezzi di sussistenza e la malnutrizione è già molto alta. Nel livello 5, invece, si verificano contemporaneamente tre condizioni: fame diffusa, malnutrizione acuta estrema e aumento significativo dei decessi legati alla mancanza di cibo.

Un aspetto spesso frainteso è che la dichiarazione ufficiale di carestia arriva quasi sempre in ritardo. Le evidenze possono esserci, ma servono dati completi, accesso alle aree colpite e consenso internazionale. Nel frattempo, le persone muoiono.

Fame, insicurezza alimentare e carestia: non sono la stessa cosa

Uno dei problemi più comuni nel dibattito pubblico è la confusione tra termini che indicano situazioni molto diverse.

  • La fame è una condizione individuale, anche temporanea.
  • L’insicurezza alimentare indica il rischio concreto e continuativo di non avere accesso a cibo sufficiente, sicuro e nutriente.
  • La carestia, invece, è una crisi collettiva che distrugge i sistemi alimentari locali e mette in pericolo la vita di una popolazione intera.

Capire questa distinzione è fondamentale per leggere correttamente i dati e le emergenze umanitarie.

Faraj, 56 anni, un contadino della campagna di Aleppo, si trova in una fattoria che possedeva e che ha dovuto vendere a causa della siccità. Ha dovuto ricorrere ad altri lavori per assicurarsi un reddito, come lavorare come bracciante giornaliero per altri proprietari terrieri. CreditIslam Mardini/ Oxfam
Faraj, 56 anni, un contadino della campagna di Aleppo, si trova in una fattoria che possedeva e che ha dovuto vendere a causa della siccità. Ha dovuto ricorrere ad altri lavori per assicurarsi un reddito, come lavorare come bracciante giornaliero per altri proprietari terrieri. Credit Islam Mardini/ Oxfam

Le cause principali delle carestie

Le carestie moderne raramente hanno una sola causa; piuttosto emergono quasi sempre dalla combinazione di fattori strutturali e crisi improvvise: conflitti armati che bloccano produzione e mercati, crisi climatica che altera piogge e raccolti, collasso dei servizi essenziali, mancanza di acqua sicura, sfollamenti forzati e perdita dei mezzi di sostentamento.

Il cibo può anche esistere, ma non essere accessibile: perché troppo caro, perché le strade sono distrutte, perché i mercati non funzionano o perché l’assistenza umanitaria non riesce a entrare.

Perché le carestie non sono eventi naturali

Definire una carestia come “inevitabile” è fuorviante. Le crisi alimentari estreme non sono calamità naturali in senso stretto. Sono il risultato di scelte politiche, conflitti prolungati, esclusione sistematica di alcune popolazioni dall’accesso alle risorse e agli aiuti.

Oxfam sottolinea da anni che la fame è spesso usata come arma, o comunque come conseguenza prevedibile di decisioni che ostacolano l’accesso al cibo, all’acqua e ai servizi essenziali. Parlare di fatalità rischia di nascondere responsabilità precise.

Come si previene una carestia

La prevenzione è possibile, ma richiede interventi tempestivi e coordinati. Agire prima che una crisi raggiunga i livelli più estremi significa:

  • rafforzare l’accesso all’acqua sicura
  • sostenere i piccoli produttori
  • garantire trasferimenti di denaro alle famiglie vulnerabili
  • proteggere i civili durante i conflitti.

Quando questi interventi arrivano tardi o non arrivano affatto, la situazione precipita rapidamente.

Ibado durante il suo giro quotidiano per visitare gli sfollati interni in un campo vicino a Oog. Ibado (vestito viola, occhiali) vive nel villaggio di Oog, vicino a Burao, in Somaliland. Assiste gli sfollati interni vittime della siccità in corso nel Corno d'Africa. Credit: Petterik Wiggers/Oxfam Novib
Ibado durante il suo giro quotidiano per visitare gli sfollati interni in un campo vicino a Oog. Ibado (vestito viola, occhiali) vive nel villaggio di Oog, vicino a Burao, in Somaliland. Assiste gli sfollati interni vittime della siccità in corso nel Corno d’Africa. Credit: Petterik Wiggers/Oxfam Novib

Cosa fa Oxfam e cosa puoi fare tu

Nelle crisi alimentari, Oxfam interviene su più livelli: accesso all’acqua e ai servizi igienici, sicurezza alimentare, sostegno ai mercati locali, protezione delle persone più vulnerabili e tutela della dignità umana. Questi interventi sono attivi in contesti come il Corno d’Africa, lo Yemen, il Sahel e l’Afghanistan, dove l’insicurezza alimentare è aggravata da conflitti e crisi climatiche. L’obiettivo non è solo salvare vite nell’immediato, ma ridurre la vulnerabilità futura delle comunità colpite.

Capire cosa significa davvero “carestia” è il primo passo. Il secondo è sostenere chi lavora ogni giorno per prevenirla e contrastarla. Oxfam interviene nelle emergenze alimentari e lavora per costruire sistemi più giusti e resilienti.
Puoi sostenere questi interventi per ridurre il rischio di nuove carestie e contribuire a salvare molte vite.

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