Questa famiglia di sfollati divide un riparo con altre 3 famiglie. Credits: Pierre Peron/Oxfam

Nord Kivu, alcuni dei 90.000 profughi in fuga dalla guerra

L’appello di Oxfam perchè l’ONU non abbandoni 1,7 milioni di sfollati. Nella Repubblica Democratica del Congo Oxfam assiste 800mila persone con acqua potabile e servizi sanitari e con interventi per garantire la sicurezza alimentare, l’istruzione e la sicurezza.

Decine di migliaia di persone sono prive di aiuti e in condizioni di insicurezza nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo. In occasione della visita del direttore del Dipartimento per le emergenze delle Nazioni Unite Valerie Amos nel paese, Oxfam chiede alla massima organizzazione internazionale per la pace e la sicurezza un intervento finanziario per assistere e proteggere della comunità. “E’ sempre piu’ rischioso portare aiuto alle persone fuggite dalle loro case e vittime di violenze”, ha detto Marcel Stoessel, capo di Oxfam nella RDC, che fa notare come sia “inaccettabile lasciare queste persone senza aiuti vitali perchè mancano i fondi e non c’è sicurezza”.

Le regioni più insicure sono quelle nel nord-est del Congo, dove gli attacchi del gruppo di ribelli armati dell’Esercito della resistenza del Signore (Lra) rendono impossibile consegnare aiuti alla popolazione. Altre zone della RDC orientale dall’anno scorso risentono della mancanza di fondi. Le agenzie internazionali temono perciò che la riduzione degli aiuti ONU per il 2011 (pari al 13% rispetto al 2010 e del 24% rispetto al 2009) possa peggiorare ancor di più la situazione.

Dall’inizio di quest’anno la violenza del Lra ha toccato il picco massimo. Secondo dati diffusi dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur), tra gennaio e febbraio 2011, ci sono stati 35 uccisioni, 104 sequestri e 17mila sfollati. A Dakwa, Bas-Uélé,13mila persone scampate agli attacchi dell’Lra attendono ancora, dopo un anno, che le agenzie umanitarie portino aiuti. Sebbene da oltre sei mesi si chieda all’ONU di dispiegare truppe di peacekeeping per garantire l’accesso alla zona, queste persone si trovano sempre senza protezione né assistenza. I tagli previsti al bilancio e all’attrezzatura in dotazione alla missione ONU, soprattutto elicotteri da trasporto, rischiano di aggravare ulteriormente questi problemi. Tra gennaio e febbraio nel Kivu meridionale sono state 200 le vittime di abusi sessuali bisognose di cure mediche. Ma l’insicurezza continua a ostacolare in modo grave la consegnar degli aiuti: secondo l’Ufficio ONU per gli aiuti umanitari (Ocha), dal 2009 gli attacchi contro personale umanitario sono cresciuti del 10%, con punte di oltre 100% nel Kivu meridionale.