Dona acqua, salva una vita

16 Novembre 2020

Oltre 1 persona su 3 nel mondo è priva di acqua pulita, più di 1 su 2 non ha accesso a servizi igienico-sanitari sicuri. 3 miliardi non hanno la possibilità di lavarsi le mani in casa.

Oltre 1 persona su 3 nel mondo è priva di acqua pulita, più di 1 su 2 non ha accesso a servizi igienico-sanitari sicuri. 3 miliardi non hanno la possibilità di lavarsi le mani in casa.

Nel bel mezzo della più grave pandemia dal secondo dopoguerra, oltre 1 persona su 3 (circa 2,2 miliardi di persone) non ha accesso ad acqua pulita, mentre 1 su 2 (circa 4,2 miliardi) è costretta a vivere senza poter contare su servizi igienico-sanitari adeguati. Ben 3 miliardi di persone non hanno acqua corrente e sapone anche solo per lavarsi le mani nella propria abitazione, prevenendo così il contagio da coronavirus o altre malattie.
Una crescente emergenza globale – fotografata in un nuovo rapporto – che già prima dell’emergenza Covid, causava ogni anno la morte di circa 780 mila persone, costrette a bere e lavarsi con acqua sporca o contaminata, con 297.000 bambini sotto i 5 anni – oltre 800 al giorno – colpiti da malattie ed epidemie. Tra le prime vittime quelli che vivono in paesi messi in ginocchio da conflitti, che hanno distrutto ospedali e infrastrutture, oppure sottoposti al perdurare di malattie preesistenti allo scoppio della pandemia, come a crisi economiche che impediscono l’accesso a beni e servizi essenziali. In media in paesi come Yemen o Siria, e in molti paesi dell’Africa, un bambino sotto i 5 anni ha una probabilità 20 volte maggiore di morire per l’uso di acqua contaminata, che a causa di conflitti e violenza.  A livello globale si tratta di circa 2 miliardi di persone, che allo scoppio della pandemia, si trovavano intrappolate in zone di conflitto: uomini, donne e bambini al momento costretti a sopravvivere, nella migliore delle ipotesi, in contesti dove fragili cessate il fuoco raggiunti negli ultimi mesi dopo l’appello delle Nazioni Unite, possono essere infranti da un momento all’altro.

Fino al 5 dicembre, è possibile sostenere i progetti di Oxfam, per contribuire a cambiare le cose, donando acqua e salvando migliaia di vite.

Per assicurare acqua pulita e servizi igienico-sanitari adeguati a quante più persone possibile, prevenendo un’ulteriore diffusione della pandemia in paesi del tutto impreparati, Oxfam Italia – organizzazione che si batte contro l’ingiustizia di povertà e disuguaglianza – lancia la campagna di raccolta fondi DONA ACQUA, SALVA UNA VITA.
Dallo scoppio della pandemia lo scorso marzo Oxfam ha agito per prevenire il contagio nelle più gravi emergenze umanitarie del mondo, con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno. Se in Europa, in paesi come l’Italia, la seconda ondata di contagi da Covid rischia di mandare in tilt il nostro sistema sanitario, immaginate l’impatto che può avere in paesi in conflitto, dove le poche strutture sanitarie funzionanti, già prima della pandemia, non riuscivano a rispondere ai bisogni della popolazione. In contesti dove mancano strumenti di protezione e possibilità di distanziamento, posti negli ospedali e capacità di tracciare i contagi, l’unico strumento per difendersi dal coronavirus, oltre che da malattie come il colera, è aver accesso ad acqua pulita e servizi igienico-sanitari essenziali. La nostra Campagna vuole raggiungere quante più persone possibile, a partire dai bambini, che soffrono più di tutti gli altri, e dalle donne, le prime a provvedere al fabbisogno della famiglia, spesso costrette a lunghi tragitti quotidiani per procurare quel minimo di acqua pulita necessaria.

Tra i più colpiti quelli che vivono in aree devastate da anni di guerra. In paesi come Yemen e Siria oltre 35 milioni di persone non hanno accesso a fonti d’acqua pulita, risultando ancora più esposti al Covid-19.

Mentre gli scontri non si fermano, l’impatto della pandemia sta portando lo Yemen al collasso. Cinque anni e mezzo di conflitto hanno causato oltre 100 mila vittime, di cui almeno 12 mila civili, distrutto metà delle strutture sanitarie e le infrastrutture idriche essenziali. Allo stesso tempo, la chiusura a intermittenza dei principali porti e punti di rifornimento di beni di prima necessità ha portato oltre 24 milioni di persone (l’80% della popolazione) a dover dipendere dagli aiuti umanitari per sopravvivere, con oltre 20 milioni di yemeniti che non hanno accesso ad acqua pulita e servizi igienico-sanitari e 18 milioni a cure di base.
La popolazione è stremata, e oggi deve affrontare senza mezzi il contagio da Covid19, oltre che la più grave epidemia di colera di sempre, con più di 2,3 milioni di casi, di cui 150 mila solo nei primi 6 mesi del 2020. I pochi ospedali in funzione presi d’assalto non riescono a gestire i bisogni, mentre il virus si diffonde in gran parte del Paese, con gli oltre 2 mila casi registrati ufficialmente, che rappresentano solo una piccola parte della reale estensione della pandemia, nella quasi totale carenza di test e tamponi. Mentre nell’area densamente popolata di Aden si va registrando un aumento esponenziale dei tassi di mortalità, con ogni probabilità dovuto proprio al coronavirus.

Come fare la differenza al fianco di Oxfam

Con la Campagna di raccolta fondi DONA ACQUA, SALVA UNA VITA, Oxfam intende raggiungere oltre 60 mila persone, portando acqua potabile e servizi igienico-sanitari alle comunità più vulnerabili, con l’obiettivo di salvare vite e impedire il diffondersi del Covid-19 e altre malattie infettive.
Grazie ai fondi raccolti con la Campagna, potremo continuare a portare acqua pulita in Siria, nei Governatorati di Aleppo e Deir-ez-Zor; in Sudan, nel campo profughi di Sortony, nel Nord Darfur, e nei campi nell’Est Darfur, dove decine di migliaia di sfollati hanno trovato scampo dalla violenza. In Yemen, nei Territori Occupati Palestinesi, e in Iraq, dove affiancheremo i nostri interventi per garantire acqua e servizi igienico-sanitari alle comunità più vulnerabili, con progetti in sostegno dei diritti delle donne. In Libano, infine, interverremo per offrire un reddito dignitoso ai rifugiati siriani e alle comunità ospitanti – attraverso lavori socialmente utili – in un’area come quella della città di Tripoli, dove la maggioranza dei rifugiati siriani lavora in via informale e percepisce un salario che è il 38% inferiore al minimo previsto dalla legge, quando non è disoccupata e quindi totalmente dipendente dagli aiuti umanitari.

Fino al 5 dicembre sarà quindi possibile donare 2 euro con sms al 45584, 5 e 10 euro con una chiamata dal telefono fisso, sempre allo stesso numero.

Con un contributo di:
• 2 euro sarà possibile purificare 200 litri di acqua, sufficienti al fabbisogno settimanale di una famiglia “in emergenza”, per bere, lavarsi e cucinare.
• 5 euro sarà possibile fornire un recipiente (bucket) per trasportare e conservare in modo pratico e sicuro l’acqua purificata, a riparo da germi e batteri;
• 10 euro sarà possibile fornire un kit di emergenza completo ad una famiglia, che oltre a bustine purificanti e ad un recipiente sterile, contiene sapone disinfettante e detergenti, asciugamani e oggetti per la pulizia personale.