Un momento dei negoziati di Durban sul clima. Credits: Ainhoa Goma/Oxfam

Summit ONU sul clima, Durban

I negoziatori alla 17° Conferenza ONU sui cambiamenti climatici hanno alla fine evitato il fallimento delle trattative, con 36 ore di lavori supplementari, e trovato un accordo striminzito e poco ambizioso. Il piano adottato dà il via al Fondo Verde per il Clima, ma in assenza di risorse, e segna un cammino incerto per evitare i 4 gradi di aumento delle temperature globali. Il Protocollo di Kyoto prosegue ma senza l’inclusione di stati membri chiave.

Alle nazioni più povere e più vulnerabili, Durban invia un messaggio di indifferenza. – ha dichiarato Elisa Bacciotti, portavoce di Oxfam Italia – “I Governi devono far tesoro dei pochi progressi ottenuti, rendere da subito più ambiziosi gli obiettivi di taglio alle emissioni e riempire il Fondo per il Clima. Se non si adottano urgentemente misure per ridurre le emissioni di gas serra, si rischia di non agire per i prossimi dieci anni, mancando l’obiettivo indicato dalla scienza di mantenere l’aumento delle temperature al di sotto dei 2°C”.

Una pagina importante si è aperta nel corso delle trattative sulla forma giuridica che dovrà assumere il futuro accordo, con UE, USA, Brasile, Sud Africa, Cina e India verso una comune intesa. Dopo giorni di ostruzionismo da parte degli USA, le diplomazie non sono state in grado di identificare risorse concrete per alimentare il fondo per il Clima o garantire tagli alle emissioni in un futuro prossimo.

Brasile, Sud Africa, India e Cina avrebbero potuto mostrare maggiore coraggio e unirsi alla ‘coalizione degli ambiziosi’ dell’UE e dei paesi più vulnerabili, chiedendo un accordo su riduzioni più rapide e significative. I negoziatori potrebbero dover rinunciare al coinvolgimento degli Stati uniti in futuro per assicurare al mondo l’accordo di cui c’è un disperato bisogno.

La piattaforma disegnata a Durban è deludente – prosegue Bacciotti – La responsabilità è tutta sulle spalle degli Stati uniti e di altri paesi come Canada, Giappone, Australia che per tutto il negoziato hanno mostrato riluttanza e sollevato obiezioni”

L’Unione europea ha compiuto un passo importante, firmando un Kyoto 2, base fondamentale per combattere i cambiamenti climatici a livello globale, ma anche questo secondo round del protocollo di Kyoto è al di sotto delle aspettative e mostra lacune che lo indeboliscono.

La mancata adozione di misure coraggiose avrà conseguenze disastrose per i più poveri; un aumento di 4°C sarà letteralmente devastante per i piccoli agricoltori che già vivono in condizioni di fame e povertà. Se non si agirà concretamente, i contadini in alcune aree dell’Africa vedranno dimezzati i loro raccolti nel giro di questa generazione o di quella dei loro figli. Nei prossimi due decenni si potrebbe registrare un raddoppio dei prezzi alimentari, il 50% del quale imputabile proprio ai cambiamenti climatici. In questo quadro diventa vitale mettere a punto concrete misure di assistenza per garantire ai più vulnerabili la possibilità di difendersi.

Non possiamo permettere che il fondo per il Clima rimanga un guscio vuoto – ha concluso Bacciotti – I governi devono individuare risorse concrete e tangibili che possono essere reperite da una piccola tassa sulle transazioni finanziarie o da quella sulle emissioni nel settore dei trasporti marittimi”.

I Governi a Durban non hanno saputo agire nell’interesse delle nazioni più povere. Rimane dunque un profondo senso di rabbia, che da sola non serve a risolvere la minaccia dei cambiamenti climatici. Rio offrirà l’opportunità per spingere nella direzione di un accordo più ambizioso. Quelli che non sono in grado di negoziare per raggiungere questo tipo di risultato, farebbero meglio a restare a casa”