23 Giugno 2026

EBOLA: LA PORTATA DELL’EPIDEMIA È GRAVEMENTE SOTTOSTIMATA

 

A oltre un mese dall’inizio dell’emergenza Ebola in Repubblica Democratica del Congo, la risposta umanitaria è in ritardo mentre i finanziamenti internazionali crollano. Il contagio rischia di allargarsi e mettere in pericolo la vita di migliaia di persone.

Repubblica Democratica del Congo. Consegniamo materiali per l’igiene delle mani e la prevenzione ai centri sanitari, collaborando con le autorità sanitarie e i partner locali. Foto: Azaria Muhongya / Oxfam
Repubblica Democratica del Congo. Consegniamo materiali per l’igiene delle mani e la prevenzione ai centri sanitari, collaborando con le autorità sanitarie e i partner locali. Foto: Azaria Muhongya / Oxfam

UN CONTESTO SANITARIO GIÀ FRAGILE

Il contesto in cui si è sviluppata l’epidemia di Ebola, nella Repubblica Democratica del Congo, più di un mese fa, è caratterizzato da una grave carenza di acqua pulita e servizi igienico sanitari.

Nella provincia di Ituri – uno degli epicentri dell’emergenza– al momento solo 1 struttura sanitaria su 5 può contare su una quantità sufficiente di acqua pulita. In un contesto dove questa è la prima linea di difesa contro la trasmissione del virus. A Mongbwalu, una città di quasi 140.000 abitanti tra le più colpite nell’area, solo il 20% della popolazione ha accesso all’acqua potabile e solo 1 abitante su 4 a servizi igienico-sanitari adeguati.

Tantissime famiglie ogni giorno sono costrette a utilizzare acqua contaminata proveniente dagli scarichi chimici delle attività minerarie della zona, mentre le strutture sanitarie faticano a smaltire in modo sicuro i rifiuti infetti e molti operatori sanitari non hanno a disposizione i dispositivi di protezione di base. Una situazione in cui è difficilissimo contenere la diffusione del virus.

“La disponibilità d’acqua pulita è la pre-condizione minima per affrontare e limitare qualsiasi emergenza sanitaria di questo tipo, ma i minatori che lavorano nelle zone colpite, ad esempio, non possono contare neppure su una fontanella per lavarsi le mani. – spiega Manel Rebordosa, coordinatore della nostra, al lavoro nell’epicentro dell’epidemia nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo – A questo si aggiunge il costo dell’acqua potabile che qui è di 2 dollari per 20 litri, una cifra assolutamente fuori portata per la maggioranza della popolazione”.

I Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno confermato che questa è attualmente la più grande epidemia di ceppo Bundibugyo del virus Ebola mai registrata.

Fino ad oggi, il Ministero della Salute della Repubblica Democratica del Congo ha segnalato 782 casi confermati e 181 decessi in 25 diverse zone sanitarie, ma il bilancio reale potrebbe essere molto più alto.

Inoltre, a differenza dell’epidemia del 2018, non esistono vaccini autorizzati né terapie approvate per il ceppo Bundibugyo, il che rende la disponibilità di acqua sicura e di servizi igienico-sanitari un fattore ancora più decisivo.

LE DIFFICOLTÀ NEL TRACCIAMENTO DEI CONTAGI

Il tracciamento dei contatti—uno dei pilastri nella gestione delle epidemie—si è fermato al 43%, ben lontano dal 79% registrato nel 2018 durante una precedente emergenza nella stessa regione.

Nel 2018 il tracciamento messo in campo consentiva agli operatori sanitari di poter conoscere e monitorare oltre 8 contatti su 10, tra quelli noti. – continua Rebordosa – Oggi, a causa della carenza generale di fondi e del taglio dei finanziamenti statunitensi per la sorveglianza delle malattie, il tracciamento dei contatti raggiunge meno della metà dei soggetti interessati. Questo gap non è solo una statistica, è una dolorosa realtà che permette al virus di diffondersi indisturbato”.

Le difficoltà nel tracciamento sono aggravate dalla presenza di appena 0,2 medici ogni 1.000 abitanti e dal conflitto in corso nel paese, che ha distrutto oltre 70 strutture sanitarie.

Nel Nord Kivu, i decessi vengono segnalati prima ancora che i pazienti siano identificati come casi di Ebola. Sempre più famiglie assistono i parenti malati in casa, esponendosi inconsapevolmente al virus.

IL TAGLIO DEGLI AIUTI INTERNAZIONALI

A rallentare la risposta è anche il drastico calo degli aiuti. Negli ultimi due anni, i finanziamenti internazionali sono diminuiti del 46%, passando da 2,58 miliardi di dollari nel 2024 a 1,4 miliardi nel 2026—il livello più basso dell’ultimo decennio. Le organizzazioni locali, spesso in prima linea nelle emergenze, hanno ricevuto appena il 6% dei fondi disponibili, mentre molte ONG sono state costrette a ridurre i programmi di prevenzione comunitaria, fondamentali per contenere il virus.

Senza un sistema efficace di prevenzione, le famiglie fanno affidamento a rimedi tradizionali, rischiando di ritardare le cure e favorire la diffusione del contagio”, conclude Rebordosa.

Le testimonianze delle persone con cui lavoriamo riportano una situazione molto critica:

Ho portato mia figlia in ospedale quando ho notato che aveva la febbre e ora è sotto esame, siamo molto preoccupati. – racconta Tibakanya Mireille, madre di cinque figli che vive nella provincia dell’IturiQui due case sono state messe in quarantena e una famiglia ha perso diversi membri dopo aver assistito un parente malato, causando ulteriori contagi. La malattia ha già ucciso diverse persone nella nostra comunità di Shari, a Bunia”.

Repubblica Democratica del Congo. Consegna di materiali e kit per l’igiene delle mani allo Shari Health Centre, parte della nostra risposta all’emergenza Ebola a Ituri (epicentro) e nella regione del Nird Kivu. Foto: Azaria Muhongya / Oxfam
Repubblica Democratica del Congo. Consegna di materiali e kit per l’igiene delle mani allo Shari Health Centre, parte della nostra risposta all’emergenza Ebola a Ituri (epicentro) e nella regione del Nird Kivu. Foto: Azaria Muhongya / Oxfam

LA NOSTRA RISPOSTA ALL’EMERGENZA

Insieme ai partner locali, abbiamo intensificato la risposta all’epidemia, avviando un intervento che in 6 mesi fornirà acqua pulita e kit igienici a 200mila persone nella provincia dell’Ituri e sosterrà attività di sensibilizzazione guidate dalle comunità. Tuttavia i bisogni sono enormi e continuano a crescere.

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