La Repubblica Democratica del Congo, un Paese già devastato da anni di conflitto, fame e aiuti umanitari sempre più ridotti, sta affrontando in questi giorni la diciassettesima epidemia di Ebola. Con strutture sanitarie, acqua sicura e servizi essenziali sempre più ridotti, il virus rischia di diffondersi molto rapidamente. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’emergenza sanitaria internazionale e lanciato l’allerta nei Paesi confinanti. Sul campo, Oxfam è già al lavoro per contenere il contagio e proteggere le comunità più vulnerabili.

I numeri dell’epidemia
Il 17 maggio 2026, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo una “Emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale”. L’epidemia è causata da un raro ceppo di Ebola, il ceppo Bundibugyo, per il quale non esistono vaccini o trattamenti disponibili e che presenta un tasso di mortalità molto elevato che si aggira tra il 30 e il 50%.
All‘8 giugno, secondo l’Istituto Nazionale di Salute Pubblica della Repubblica Democratica del Congo, si contano circa 90 decessi e oltre 540 casi confermati, mentre più di 5 mila persone sono sotto osservazione per contatti a rischio.
Le stime sono ancora preliminari, ma prevediamo che possano essere colpite 2 milioni di persone.
Un Paese già al collasso
L’Ebola si inserisce in un contesto già estremamente fragile nell’est della Repubblica Democratica del Congo, dove anni di conflitto con il gruppo ribelle M23 nelle province del Nord e Sud Kivu hanno alimentato una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. La violenza del conflitto ha lasciato oltre 70 strutture sanitarie distrutte solo nel Nord Kivu, una situazione critica in termini di protezione e sicurezza e un disperato bisogno di acqua pulita e servizi igienico-sanitari.

I tagli aiuti umanitari hanno lasciato il Paese indifeso
Oltre al conflitto in corso c’è un altro elemento che aggrava gli effetti dell’epidemia: il drammatico taglio dei fondi destinati agli aiuti umanitari. La perdita di quasi il 70% dei finanziamenti umanitari nell’est della RDC nel 2025, a seguito della chiusura di USAID, hanno portato alla chiusura di strutture mediche, alla riduzione dell’accesso ai servizi WASH, alla carenza di medicinali salvavita e a un forte declino dei servizi essenziali di salute e sorveglianza epidemiologica: fattori che hanno contribuito al ritardo nell’individuazione dell’epidemia e alla necessità di una risposta rapida.
“Questa epidemia sta colpendo un Paese già al limite delle proprie forze – ha dichiarato Il dott. Manenji Mangudu, direttore nazionale di Oxfam nella Repubblica Democratica del Congo. Il conflitto in corso e anni di tagli agli aiuti hanno aggravato una crisi umanitaria di proporzioni sconcertanti: una persona su quattro soffre la fame. Quegli stessi tagli agli aiuti hanno lasciato la Repubblica Democratica del Congo praticamente indifesa di fronte all’Ebola, indebolendo i sistemi di sorveglianza che avrebbero dovuto individuare questa epidemia già settimane fa”.

L’epidemia si sta già allargando
La scarsità di risorse disponibili per contenere questa epidemia di Ebola aumenta di fatto anche il rischio di ulteriore diffusione, non solo all’interno del Paese, ma anche a livello regionale e internazionale, soprattutto considerando l’elevato livello di movimenti di popolazione nell’est del Paese e oltre confine.
Un caso sospetto è già stato identificato nel Sud Kivu, mentre in Uganda sono stati confermati 15 casi e un decesso.
L’OMS ha lanciato un’allerta in 10 Paesi confinanti.

La nostra risposta in Congo, Uganda e Sud Sudan
L’obiettivo primario ora è contenere l’epidemia, proteggere le comunità vulnerabili e prevenire un’ulteriore diffusione incontrollata.
Poiché non esistono vaccini o cure disponibili per la malattia il contenimento dipende in gran parte dalla sorveglianza sanitaria e dall’applicazione di corrette misure di prevenzione.
Per questo, dopo una prima valutazione nelle aree e nelle strutture sanitarie colpite, ci siamo subito attivati per rispondere ai bisogni urgenti di 200.000 persone nella provincia di Ituri, con interventi igienico-sanitari e di prevenzione e controllo delle infezioni.
Nei prossimi sei mesi:
- Installeremo stazioni per il lavaggio delle mani nelle strutture sanitarie e negli spazi pubblici ad alta frequentazione come mercati, scuole, luoghi di culto
- Forniremo materiali per la disinfezione e l’igiene alle strutture sanitarie e alle comunità
- Creeremo posti di controllo sanitari
- Svolgeremo campagne mirate di sensibilizzazione nelle strutture sanitarie, nelle scuole, nei luoghi di culto e negli spazi comunitari sulle migliori pratiche per prevenire il contagio
- Garantiremo accesso continuo all’acqua potabile sicura nelle strutture ad alto rischio, trasportando acqua, costruendo pozzi e ottimizzando i sistemi di pompaggio esistenti
- Installeremo e ci occuperemo della manutenzione di latrine e docce nelle strutture sanitarie
- Supporteremo la gestione sicura dei rifiuti medici
Il TUO aiuto è URGENTE
Nelle epidemie di Ebola, la finestra per contenere il contagio è stretta. Ogni settimana senza una risposta adeguata rende la successiva più difficile da gestire. TU puoi aiutarci a rispondere rapidamente e salvare vite.







